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In medicina occorre distinguere fra efficacy ed effectiveness Come si misura l’efficienza di un vaccino?

 

Il nuovo piano vaccinale ha cambiato le carte in tavola. Anzi: le carte in tavola hanno cambiato il nuovo piano vaccinale. Da quanto si apprende dalle slides condivise  (il documento che spiega il piano lo trovate qui ed è stato pubblicato la sera del 9 febbraio 2021) ci sono sempre 4 fasi ma con una prima novità: la Fase 1 (i prioritari fra gli elegibili per vaccino e Moderna) e la Fase 3 (i prioritari per vaccino AstraZeneca) procederanno contemporaneamente. I vaccini però non sono tutti uguali. Quelli di Pfizer e Moderna hanno sulla carta un’efficacia intorno al 90%, mentre quello di AstraZeneca intorno al 60% (qui tutte le informazioni ).

 

Ma che cosa vuol dire?  Concludere che un vaccino ha dimostrato un’efficacia del 90% in uno studio clinico significa che si è osservata una riduzione del 90% dei casi di malattia nel gruppo vaccinato rispetto al gruppo non vaccinato (o placebo).

In medicina però bisogna sempre distinguere fra efficacy ed effectiveness, e non è solo un vezzo lessicale. I due termini vengono usati per descrivere l’efficacia di un farmaco o di un vaccino e sono spesso usati in modo intercambiabile, ma in realtà non sono la stessa cosa. Con efficacy di un vaccino si intende l’efficacia misurata negli studi clinici, come l’abbiamo definita sopra.

L’effectiveness invece misura quanto un vaccino è efficace nel mondo reale.

Spoiler: lo è sempre di meno.

L’efficacia in condizioni di laboratorio non si traduce sempre in efficacia, quindi una prova di efficacia può sovrastimare l’impatto di un vaccino nella pratica. Negli studi clinici, le condizioni in cui un partecipante sta assumendo un vaccino sono accuratamente progettate – le persone spesso non sono incluse negli studi se hanno problemi di salute o se stanno assumendo farmaci – e gli effetti collaterali sono attentamente monitorati. Inoltre, i partecipanti alla sperimentazione rappresentano una sottosezione dell’intera fascia di età di una popolazione.

Torniamo a questo 90% versus 60%. Per avere un ordine di grandezza, i vaccini trivalente e tetravalente contro morbillo-parotite e rosolia sono efficaci circa nel 97-99%. Il vaccino per il tetano è efficace intorno al 100%.

Chiaramente la domanda è con quale ratio ad alcune fasce di persone verrà offerto un vaccino efficace al 90% e ad altre un vaccino efficace al 60%? La risposta, nel documento è la seguente: in Fase 1 e Fase 2 con i vaccini di Pfizer e Moderna si punta ad abbassare la letalità, mentre con la Fase 3 (AstraZeneca) e Fase 4 (si vedrà) si mira a “limitare la diffusione del virus”. Quest’ultimo punto andrebbe approfondito. Certo, questa non basta come risposta a chi si chiede perché deve accettare di ricevere un vaccino molto meno efficace, sulla carta, rispetto al proprio vicino di casa. Ma al momento, date le forniture dei vari vaccini, difficilmente potremmo progettare una copertura vaccinale con i vaccini Pfizer e Moderna in tempi rapidi. E la celerità è importante per provare a ridurre la possibilità di nuove varianti ancora più pericolose del virus.

Quella nuova è pur sempre una strategia vaccinale, seppur basata, alla fine, sul fatto che la speranza che nutrivamo per il vaccino di AstraZeneca è stata ridimensionata, come si è detto , per mancanza di un campione sufficiente di persone testate.