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economia

Chi vive in famiglie svantaggiate ha voti più bassi. E sceglierà meno un liceo

Era un plebeo che, trovandosi aver quattro soldi, voleva competere coi cavalieri del suo paese; e, per rabbia di non poterla vincer con tutti, ne ammazzò uno; onde, per iscansar la forca, si fece frate.
Ha fatto parlare l’annuncio (poi mitigato) da parte del noto Liceo pubblico “Manzoni” di Milano, di dare la precedenza, per l’anno venturo, a quelli che hanno ottenuto la media del nove o del dieci in italiano, matematica e inglese in seconda media e risiedono nel centro di Milano. Gli spazi sono pochi: bisogna scegliere. Da subito i ragazzi stessi del collettivo del Manzoni non ci stanno: è discriminazione elitaria. Il nostro Abbondio, non nobile, non ricco, coraggioso ancor meno, s’era dunque accorto, prima quasi di toccar gli anni della discrezione, d’essere, in quella società , come un vaso di terra cotta, costretto a viaggiare in compagnia di molti vasi di ferro. Sebbene infatti ci siano sempre state le eccezioni di persone brillanti provenienti da famiglie operaie o con genitori con un basso livello di istruzione, non è questa la norma. La maggior parte di chi eccelle a scuola, non solo alle medie ma in tutto il percorso scolastico, proviene da famiglie di ceto sociale più elevato, con familiari laureati. E solitamente, lo sappiamo, non vive in periferia.

L’arbitrio non si deve intender libero e assoluto, ma legato dal diritto e dall’equità, e frequentare un buon liceo significa per molti avere una grande occasione. Con un criterio di questo tipo invece, chi parte svantaggiato è condannato a perdere sempre più terreno, anche perché sappiamo che ai licei nelle grandi città si iscrivono per la maggior parte persone provenienti da un ceto sociale benestante.

Chi vive in famiglie svantaggiate ha voti più bassi

Lo dicono i dati. Il rapporto INVALSI 2019 contiene un utile capitolo intitolato “Quanto conta la famiglia”, che mostra con chiarezza che Si dovrebbe pensare più a fare bene che a star bene: e così si finirebbe anche a star meglio.
I risultati INVALSI si leggono così: le classi vengono sottoposte ai test standardizzati, dove ogni studente ottiene un risultato: alto se risponde bene a tante domande e via via sempre più basso fino al livello 1, se non è in grado di raggiungere molti degli obiettivi richiesti. Le prove sono italiano, matematica e inglese. Per grado di istruzione 5 si intende la quinta elementare, per grado 8 la terza media, e per grado 13 la quinta superiore.
Confrontando la distribuzione degli studenti appartenenti ai quattro quartili socio-economici, dove il primo quartile è composto da chi proviene da contesti socio-economici più svantaggiati, mano a mano che si sale con i voti, diminuisce la percentuale degli studenti provenienti da famiglie meno abbienti e aumenta la percentuale di studenti provenienti da famiglie più benestanti. In altri termini, al salire dei punteggi, la quota di ragazzi da famiglie meno avvantaggiate che li raggiunge si assottiglia. Mala cosa nascer povero, il mio caro Renzo.
Ad esempio, fra gli studenti della terza media (grado 8 Invalsi), la quota di chi si ferma al livello più basso di abilità in Italiano, è composta per il 24,9% dai ragazzi più svantaggiati, mentre la quota di alunni benestanti che si ferma a livello 1 rappresenta solo il 3,7% del totale. Al contrario a raggiungere il livello 5 sono per il 3,4% gli alunni del quartile svantaggiato e il 21,4% degli alunni provenienti da famiglie più benestanti. In Matematica le cifre sono, rispettivamente, il 28,1% e il 6,3% al livello 1 di abilità, e il 7,2% e il 30,4% al livello 5 di abilità.

E sceglierà meno un liceo

Lo status socio economico influenza già la scelta della scuola superiore. Il rapporto INVALSI considera un indicatore denominato ESCS (Economic Social Cultural Status index), standardizzato in modo da far corrispondere il valore zero alla media italiana. Al grado 10 (il secondo anno di scuola superiore), il valore medio dell’indice, nei licei classici e scientifici è pari a 0,52, mentre negli Istituti tecnici e negli Istituti professionali è inferiore alla media nazionale registrando valori rispettivamente di -0,19 e di -0,57. Benedetta gente! siete tutti così: in vece di raccontar il fatto, volete interrogare, perché avete i vostri disegni in testa. A noi poverelli le matasse paion più imbrogliate, perché non sappiam trovarne il bandolo. Giusto, Agnese. In parole povere significa che uno studente con uno status sociale elevato (con ESCS più alto) ha scelto più facilmente una scuola di tipo liceale rispetto a uno studente di condizione famigliare più modesta (ESCS più basso). Anche l’ultimo rapporto di Almadiploma mostra che solo l’8,7% dei diplomati al liceo classico proviene da famiglie dell’esecutivo (una volta parlavamo di Operai, ma ora questa parola pare decisamente fuori moda). Mesi fa mostravamo i dati INVALSI 2018: il 60% dei ragazzi provenienti da famiglie a basso reddito oscilla fra il livello 1 e il livello 2 (su cinque totali) nella comprensione testuale, contro il 15% di chi proviene da famiglie ad alto reddito. Un ragazzo su quattro di quest’ultimo gruppo sociale si colloca al livello 5, il massimo, insieme al 3% di chi proviene da famiglie economicamente svantaggiate. Nel Meridione questa forbice è ancora più marcata.

L’inclusione sociale è questo: non lasciare indietro proprio chi ne ha più bisogno.
Questa conclusione, benché trovata da povera gente, c’è parsa così giusta, che abbiam pensato di metterla qui, come il sugo di tutta la storia.

Ultimi commenti
  • Gashi Azbije |

    Io tanto bisogna aiutarlo i bambini sono tre sempre voti bassi cerco aiuto grazie una 5 elementare una 2 media e una 1 superiore grazie

  • Lucia |

    Le differenze sociali determinate dalle condizioni economiche esistono e esisteranno sempre. Chi al liceo classico aveva il vocabolario di greco o latino dei genitori o meglio ancora del nonno, era considerato in modo diverso da chi aveva i vocabolari nuovi. L’inclusione è un ottimo vaccino per ridurre i comportamenti di discriminazione economica che sono contagiosi e distribuiscono sofferenze inutili in maniera copiosa. Ma i primi a praticare l’inclusione non dovrebbero essere gli insegnanti di ogni ordine e grado? Quale sguardo viene mostrato all’ennesimo alunno senza libri e che non dice una parola di italiano? Vorrei che piovessere stelle dorate e luminose su ogni allieva o allievo al primo sguardo poco amorevole!! Eppure accompagnare verso il riscatto sociale con lucida determinazione è un’esperienza umana che ti porta a toccare l’infinita fine del mondo.

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