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politica

Elezioni Usa, ora Biden è favorito. In attesa dei dibattiti in tv

Slightly è una parola inglese che significa “leggermente”. Pronunciarla o meno può fare tutta la differenza del mondo, soprattutto nel contesto di un’elezione presidenziale. Ebbene, se fino a qualche giorno fa il modello previsionale di FiveThirtyEight.com indicava Joe Biden come “slightly favored” rispetto alla vittoria finale, ora quell’avverbio è sparito.

Il che, bene ricordarlo, non significa che il democratico abbia la vittoria in tasca. Il fatto che un evento sia statisticamente poco probabile non lo rende affatto impossibile. E poi da qui al 3 novembre succederanno tante cose in grado di spostare l’opinione degli elettori americani, a cominciare dai tre dibattiti televisivi tra i due candidati alla Casa Bianca, il primo dei quali è in programma domani notte. Intanto, questo è l’andamento delle previsioni di Nate Silver:

Le chance dell’ex numero due di Barack Obama di diventare presidente hanno raggiunto il 77,56%. Quattro anni fa, a 36 giorni dalle elezioni, le possibilità di vittoria di Hillary Clinton erano al 66,7%. Ma, al di là dei numeri, è quello che succede nel Paese che orienta le scelte degli elettori e quindi, a cascata, i sondaggi e i modelli previsionali su questi ultimi costruiti. E di cose, in quest’ultima settimana, ne sono successe parecchie.

La più clamorosa è anche la più recente e riguarda la pubblicazione, da parte del New York Times, dei dati fiscali relativi al presidente Donald Trump. Che, stando alle rilevazioni della Grey Lady, in dieci degli ultimi quindici anni per cui ci sono informazioni disponibili non avrebbe versato un dollaro al fisco americano. E, nei primi due anni da presidente, ne avrebbe pagati appena 750 l’anno. «Assolute fake news», le ha definite il tycoon newyorchese. Le carte, però, il Nyt le ha in mano. L’effetto sulle elezioni, però, è ancora tutto da verificare.

Lo stesso vale per la nomina di Amy Coney Barret, 48enne giudice conservatrice, alla Corte suprema. Un’indicazione avvenuta a pochi giorni dalla morte di Ruth Bader Ginsburg e che, se confermata dal Senato, darà una solida maggioranza conservatrice in seno al massimo organo giudiziario americano. Una scelta che ha scatenato le proteste dei democratici, così come le parole del presidente che si è detto pronto a schierare la Guardia nazionale in caso di proteste successive al voto del 3 novembre.

Una data che potrebbe non coincidere con l’esito finale delle elezioni. Molto dipenderà dalla distanza tra i due candidati negli Stati in bilico e, in questi ultimi, dalla quantità di elettori che hanno deciso di votare per posta. E a dover essere scrutinate saranno tutte le schede pervenute agli uffici elettorali entro il 17 novembre, ovvero due settimane dopo la chiusura delle urne. Potrebbe insomma volerci un po’ di tempo per conoscere il nome del prossimo presidente.

E poi c’è la pandemia, con gli Stati Uniti che hanno superato le 200mila vittime. In questo contesto l’Economist, che le realizza in collaborazione con la Columbia University, ha aggiornato così le sue previsioni:

In questo caso, il dato è stabile negli ultimi giorni, con le chance di vittoria di Biden che oscillano intorno all’85%. Non si tratta del picco massimo raggiunto, ma è comunque un margine importante. Il che, ancora una volta, non esclude una rielezione di Trump: la rende meno probabile, ma non impossibile. Ed è sostanzialmente stabile poco sotto l’80% di possibilità di vittoria democratica anche il modello sviluppato da Jack Kersting, 19enne studente dell’Università dell’Alabama:

La risalita delle quotazioni di Trump, iniziata secondo questo modello previsionale dalla metà di agosto, sembra essersi arrestata. Questa infine le mappa costruita a partire dalle previsioni di Nate Sivler:

L’Ohio, considerato lo swing state per eccellenza, è quello che il modello di FiveThirtyEight.com considera come più in bilico. Eppure qui Biden ha un vantaggio di 4,2 punti percentuali. Senza contare che, vincendo in Florida, dove è avanti di quasi sei punti, il democratico potrebbe anche fare a meno dei 18 grandi elettori di Cleveland e dintorni.

Ovviamente, da qui al prossimo aggiornamento, in programma lunedì prossimo, potrebbero esserci dei cambiamenti. E non solo perché nei sondaggi si potrebbe vedere l’impatto dell’inchiesta del New York Times sugli importi versati da Donald Trump al fisco. Ma soprattutto perché nella notte italiana tra martedì e mercoledì si svolgerà il primo dei dibattiti televisivi tra i due candidati alla Casa Bianca. Questo sì che potrebbe far cambiare idea a molti elettori.

Metodologia
FiveThirtyEight utilizza i dati di sondaggi nazionali e locali, unendoli ad alcuni indicatori di natura economica, ed effettua 40mila simulazioni del risultato elettorale.
L’Economist affianca ai sondaggi quelli che le scienze politiche definiscono fattori strutturali, come ad esempio il maggior interesse verso le elezioni a mano a mano che ci si avvicina al voto.
Il JHK Forecast ai sondaggi e agli indicatori economici unisce la tendenza storica di un singolo Stato a votare democratico o repubblicano. I risultati sono simulati 20mila volte.