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politica

Scuola, inclusione ed equità. Parole e concetti spiegati con i disegni

 

Le parole sono importanti. Sopratutto in Italia e quando si discute di scuola pubblica, diritti e istruzione. Anche perché spesso a furia di usarle a casaccio (le parole) perdono senso, significato e si finisce per parlare della forma dei banchi. Nel rovente dibattito intorno alla riapertura della scuola siamo passati dalle proteste agli slogan senza passare quasi mai dal buon senso. A costo di essere noiosi e pedanti vi proponiamo una serie di disegni contenuti nell’ultimo rapporto dell’Unesco che monitora a livello globale il sistema educativo per spiegare perché la scuola deve essere equa e inclusiva.

Per ragionare in modo più circostanziato diamo poi qualche numero di contesto. La pandemia COVID-19 ha costretto a casa 1,6 miliardi di bambini nel mondo. La crisi innescata dall’epidemia potrebbe aumentare il tasso di abbandono scolastico perché le famiglie più povere potrebbero vedersi costrette a tenere a casa i propri figli per farli lavorare.  livello globale, quasi 260 milioni di bambini hanno abbandonato la scuola e 400 milioni erano sotto gli 11 anni. In alcune regioni, come l’Africa sub-sahariana rurale,  poi il tasso di abbandono delle ragazze è ancora più alto perché si sposano.  Quasi 50 paesi non hanno leggi che vietano il matrimonio infantile. Di conseguenza, circa 12 milioni di ragazze in età scolare si sposano forzatamente ogni anno.

Quindi riassumendo: quando le scuole riapriranno, ci sono buone probabilità che i bambini più svantaggiati non torneranno mai più.

Come si legge nell’articolo dal titolo “Saving Generation Covid” pubblicato sul sito del World Economic Forum, oltre la metà dei bambini del mondo – quasi 900 milioni di ragazzi e ragazze – non sono in grado di leggere un semplice testo all’età di 10 anni. Sono 900 milioni i bambini che non hanno potuto ricevere le competenze necessarie per migliorare la loro condizione economica di partenza. Quando le scuole del Kashmir hanno chiuso per 14 settimane a causa del devastante terremoto del 2005 – si legge nell’articolo – i bambini più colpiti hanno perso l’equivalente di 1,5 anni di apprendimento .

 L’Unesco stima che prima della crisi COVID-19, 50 paesi non stessero spendendo il minimo raccomandato pari al 4% del reddito nazionale, per l’istruzione. Ora, la pandemia è destinata a tagliare ulteriormente i budget per l’istruzione.

La Banca mondiale stima che, nel corso del prossimo anno, la spesa complessiva per l’istruzione nei paesi a basso e medio reddito potrebbe essere inferiore di 100-150 miliardi di dollari rispetto a quanto precedentemente previsto.

La generazione del Covid-19 rischia di essere la meno istruita dell’ultimo secolo. 

Ps. Il post è apocalittico nei toni. Ma i disegni sono efficaci.