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economia

Nella classifica della corruzione l’Italia sprofonda in Ue

La corruzione è un fenomeno diffuso in tutta Europa, ma in Italia lo è anche di più. Stando ai dati dell’European Regional Competitiveness Index, vi è un gradiente che si muove dal Nord al Sud dell’Europa sui fenomeni corruttivi che riguardano i cittadini.

Tuttavia i dati presi in esame si riferiscono solo alla percezione del fenomeno, non a quella vera. Una cosa, infatti, è avere l’idea che esistano tangenti e mazzette (o favori di altro tipo) verso la politica, la pubblica amministrazione o sui luoghi di lavoro; altra cosa è invece essere stati coinvolti oppure testimoni diretti di questi fatti.

In molti ambiti, ricerche campionarie sulla percezione di fenomeni tendono a sovrastimare (o sottostimare) un problema. A riprova di questo, una recente indagine di Istat fa emergere la misura della corruzione con maggiore precisione, indagando la conoscenza e il coinvolgimento in atti illeciti e prescindendo sia – da un lato – dall’idea che i cittadini hanno (la percezione, appunto), sia – dall’altro – dalle denunce (visto che la complicità di corrotti e corruttori potrebbe non far emergere il fenomeno nelle sue dimensioni reali).

La classifica mostrata nell’Info Data, tuttavia, ci è utile proprio per capire il sentiment che i cittadini di una regione europea hanno sul funzionamento corretto della burocrazia e dei rapporti con i servizi pubblici in quel luogo. Laddove i fenomeni corruttivi non vengono percepiti come un problema, vi è anche maggiore fiducia che l’azione pubblica si svolga nell’interesse dei cittadini. Viceversa, dove vi è sfiducia e rassegnazione, è probabile che il risultato della Pa sia comunque considerato inefficiente perché “inquinato” da interessi privati, indipendentemente dal fatto che lo sia o meno.

 

 

 

Ultimi commenti
  • Andrea De Dominicis |

    Mi spiace ma la percezione è e rimane solo una percezione, non è sufficiente a trarne un giudizio effettivo. Lo dimostrano i tanti articoli sulla percezione della sicurezza riguardo a tanti paesi europei e la realtà dei dati oggettivi.
    Paesi con una percezione della propria sicurezza più alta, come ad esempio la svezia hanno ben poco di sicuro quando si vede la percentuale di reati in rapporto alla popolazione).
    Insomma la parola “percezione” dovrebbe fugare ogni dubbio sulla poca affidabilità dello studio.

    Chiudo dicendo che chiedere anche agli italiani di esprimere un giudizio su se stessi è sempre affascinate, essendo un popolo profondamente esterofilo il risultato non varia mai…..

    Ecco un link su uno dei tanti articoli di “percezione”, questo legato agli incidenti sul lavoro (http://www.constructionmanagermagazine.com/insight/construction-hs-accidents-perception-not-always-re/)

    La differenza è notevole tra realtà e immaginazione.

  • Francesco Carante |

    E’ vergognoso e non degno del Sole24Ore fare un titolo così sensazionalistico quando il contenuto parla di “percezione”, cioè tutt’altro. Il vostro è forse il brand giornalistico più rispettato d’Italia, non dovreste proprio sporcarlo così a mio parere

  • Adriano G. V. Esposito |

    Fabrizio Nesti , ma perché tu come la misureresti la corruzione, andesti a chiedere alle istituzioni corrotte se sono corrotte? Se la magistratura è corrotta, chiedi a loro quanti corrotti hanno processato? Se le forze dell’ordine sono corrotte chiedi a loro quanti agenti e funzionari hanno arrestato?

    Ragiona un secondo, no?

  • Adriano G. V. Esposito |

    “Tuttavia i dati presi in esame si riferiscono solo alla percezione del fenomeno, non a quella vera”

    Mi piacerebbe capire il ragionamento per cui potrebbe esistere un paese ad alta corruzione, come l’Italia, dove di questa corruzione si hanno dati “veri”, qualunque cosa ciò significhi.

    È evidente che il tasso di corruzione è inversamente proporzionale al tasso di repressione della corruzione.

    In altre parole, più un paese è corrotto meno la corruzione finisce in tribunale.

    Quindi i ricercatori per scoprire il tasso reale di corruzione non possono chiedere alle istituzioni, di cui si sta precisamente indagando il tasso di corruzione, ma devono domandare agli abitanti e operatori.

    D’altronde provate a chiedere alle istituzioni di uno stato centrafricano quanta corruzione hanno registrato nel loro paese…

  • giovanni la torre |

    Gentile Signor Nesti, forse è il caso di precisare che la “percezione” non è quella dei cittadini ma quella di operatori economici e istituzionali di livello internazionale, i quai parlano per esperienza diretta (vada sul sito Trasparency.it), ma poi le volevo chiedere come si fa, secondo lei, a testimoniare direttamente per esempio le tangenti del Mose, o quelle della Consip, o quelle dell’Expo? Da quale tipo di indagine statistica dovrebbero venire fuori, prima che arrivi la magistratura? La “percezione” è il dato più certo che possa esistere sull’argomento. Infine ci sono report dell’Ue che danno dati anche numerici più “concreti”, come il costo delle infrastrutture che in Italia costano un MULTIPLO (ha capito bene un “multiplo”, non un tot% in più) di quanto costano altrove. La corruzione è la causa principale del nostro declino e se anche noi cittadini la minimizziamo la situazione diventa tragica. Il titolo dell’articolo è più che giusto.

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