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economia

Quanto guadagnano gli italiani? 11,25 euro all’ora. Gli stipendi non tengono il passo del costo della vita

Le retribuzioni degli italiani crescono a passo di lumaca: neppure quanto basta a tenere il passo con l’aumento del costo della vita. L’ultimo rapporto Istat pubblicato qualche giorno fa, mostra che nel 2017 la retribuzione mediana è valsa 11,25 euro l’ora, in leggerissimo aumento (+0,3%) rispetto all’anno precedente e salita dell’1,7% rispetto al 2014.

Nello stesso periodo però l’inflazione è cresciuta più in fretta. Il che vuol dire che a conti fatti oggi le retribuzioni hanno un potere d’acquisto leggermente inferiore rispetto al passato. Serve lavorare di più per comprare le stesse cose.

L’Istat considera come indicatore la retribuzione “mediana”, che si ottiene mettendo in fila i salari di tutti i lavoratori dal più povero al più ricco e scegliendo quello esattamente nel mezzo. In questo modo è possibile “depurare” dalle statistiche gli effetti di chi guadagna moltissimo – che invece possono falsare la media, la misura più comune, muovendola troppo – e dare invece un quadro vicino a quello delle persone comuni.

Anche così, comunque, si tratta di un numero che sintetizza la situazione di decine e decine di milioni di persone diverse, e per capire chi sta meglio e chi sta peggio conviene guardare alle caratteristiche dei singoli individui.

A cercare per esempio i settori più redditizi, secondo le rilevazioni il campo in cui le retribuzioni sono state maggiori nel 2017 è stato quello relativo ai servizi finanziari e assicurativi, dove esse sono valse circa due volte il valore mediano. Nell’altro verso altri generi di servizi fra cui il noleggio e le agenzie di viaggio oppure l’alloggio e la ristorazione dove invece le paghe appaiono ben sotto il complesso dei lavoratori italiani.

Le attività finanziarie e assicurative, ricorda il rapporto, “rappresentano il 2,7% dei rapporti di lavoro complessivi”, mentre “le imprese delle attività manifatturiere sono quelle con la maggiore percentuale di rapporti di lavoro (pari al 20,9%) per i quali si osserva una retribuzione oraria mediana pari a 12,59 euro”.

 

 

Da un punto di vista geografico, le paghe migliori risultano al nord-est e le peggiori al sud, ma anche al centro sono in effetti leggermente sotto il valore mediano. Esso poi crescono decisamente con l’età: sono bassissime per i giovani fino a 30 anni, leggermente sopra la mediana fino a 50 anni e ben sopra di essa per i lavoratori più anziani.

Troviamo naturalmente anche un importante divario di genere, con gli uomini che nel 2017 hanno guadagnato il 7,4% in più delle donne per ogni ora lavorata. Esso tuttavia si è leggermente ridotto rispetto al 2014, quando valeva l’8,8%, poiché da allora le retribuzioni femminili sono aumentate più in fretta di quelle maschili.

I numeri confermano anche il valore dell’istruzione. I laureati hanno un livello di retribuzione ben maggiore rispetto a chi ha un percorso di studi più breve, per esempio circa il 20% superiore ai diplomati. Il vantaggio della laurea dunque esiste, ma a questo bisogna aggiungere che secondo le stime  dell’Ocse esso in Italia è relativamente piccolo. Questo vuol dire che se consideriamo quello nell’istruzione un investimento come tanti altri, esso tenderà molto probabilmente a portare dei frutti, ma nel nostro Paese in misura inferiore che altrove.

Prima puntata – segue-