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economia

Gli italiani all’estero: quanti sono, dove sono andati e quando sono partiti

Per ogni cento italiani che risiedono nel nostro Paese, ce ne sono quasi nove che invece vivono all’estero. Secondo i numeri  della Fondazione Migrantes nel suo ultimo rapporto  sono infatti poco meno di meno di 5,3 milioni gli iscritti all’Aire (Anagrafe Italiani Residenti all’Estero), che cioè hanno segnalato allo stato di essere emigrati altrove nel mondo.

La comunità più ampia, ci dicono le statistiche, è quella che vive oggi in Argentina e include quasi 850mila persone. Seguono due nazioni europee – Germania e Svizzera – con numeri leggermente inferiori, poi ancora una nazione sudamericana come il Brasile e infine la Francia a chiudere le prime cinque destinazioni.

Ma gli italiani nel tempo sono arrivati praticamente in ogni angolo abitato del pianeta. Dai più densamente popolati come alcune metropoli degli Stati Uniti, fino a quello che in effetti è l’insediamento umano più remoto del mondo, l’arcipelago Tristan da Cunha  in mezzo all’Oceano Atlantico dove due degli otto cognomi presenti sono di origine genovese, “tramandati da due naufraghi di Camogli, approdati nel 1892”.

 

Queste oltre cinque milioni di persone sono il risultato di emigrazioni diverse sotto tanti aspetti. La storia di chi ha lasciato il nostro Paese per andare a vivere altrove nel mondo è vecchia almeno quanto l’Italia stessa come nazione, e in effetti proprio a partire dagli anni dell’unità – intorno alla fine del XIX secolo – abbiamo a disposizione qualche numero per farci un’idea di dove sono emigrati i nostri connazionali, quando, e quanto spesso.

A far brevissima una storia lunga e complicata, i principali flussi di italiani verso l’estero ci sono stati intanto fra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento, quando le persone sono emigrate soprattutto verso il resto dell’Europa (Germania, Francia, Svizzera), ma anche Stati Uniti e Sud America.

Fra la Grande Guerra, il fascismo, e poi il secondo conflitto mondiale i flussi rallentano, per poi tornare a risalire nel secondo dopoguerra diretti in particolare verso l’Europa. Dagli anni ‘70 in avanti gli italiani che emigrano tornano a diminuire, e soltanto negli più recenti – in seguito alla grande crisi economica del 2008 – molte persone sono tornate a cercare miglior fortuna altrove.

Il risultato è un insieme di comunità spesso molto diverse fra loro, a cominciare da quanto tempo i singoli individui hanno ormai passato all’estero: in Belgio per esempio due su tre di queste persone risultano residenti all’estero da lungo tempo, mentre il Regno Unito ha proprio di recente visto l’afflusso di un gruppo ben più giovane.

 Prima puntata… segue.

 

Ultimi commenti
  • rudy Lanza |

    ALL’ASSOCIAZIONE ITALIANI NEL MONDO .

    Spett.le Direzione,
    sono Rudy Lanza, psicologo, analista del Comportamento Non Verbale, formatore, ideatore di Sinergos® Comunicazione Non verbale.

    Desidero riflettere con Lei su alcuni aspetti della Comunicazione in Azienda:
    l’ottimizzazione delle competenze, nel settore delle risorse umane, è diventata un’esigenza improrogabile, soprattutto in questo periodo storico in cui emergono varie considerazioni in merito alle strategie aziendali: infatti, “anticipare e reagire” sono fasi importanti per ottimizzare le performances negoziali.
    E’ sempre più urgente porre la massima attenzione allo svolgersi dei processi relazionali all’interno della propria organizzazione, verificando l’autenticità e l’affidabilità dei vari collaboratori e, all’esterno, nel creare un clima di fiducia con l’interlocutore e nella individuare modalità alternative per concludere una trattativa efficace e favorevole.
    Attualmente, le aziende, le imprese import-export, gli Istituti bancari, le organizzazioni di consulenza e di gestione di prodotti finanziari, le compagnie assicuratrici stanno mettendo in atto strategie di “intelligenza relazionale” basandosi su tecniche di analisi della Comunicazione Inconscia.
    Numerosi studi confermano che più del 70% della comunicazione avviene attraverso il canale non verbale (mimica, postura, gestualità).
    Infatti, l’interazione verbale può occultare le vere intenzioni della controparte che, attraverso le parole, può dissimulare, sottintendere, occultare, manipolare: pertanto, ponendo l’attenzione soltanto alle parole che un soggetto dice, è impossibile decifrare i suoi obiettivi e le sue strategie.
    Al contrario, il corpo non mente. Saper analizzare i segni della Comunicazione Non Verbale può prevenire errori di valutazione nei confronti dell’interlocutore.
    Per tale motivo, desidero proporre alla Sua organizzazione il corso “I GESTI CHE PARLANO. IL NON VERBALE PER LE AZIENDE E BUSINESS” dedicato a “Tecniche di Analisi del Linguaggio del Corpo”.

    Programma

    Il Corso si svolge con modalità interattiva, il lavoro è svolto soprattutto con supporti audio-visivi, esercitazioni pratiche, role-playing.

    Il programma consente di applicare immediatamente le nozioni apprese.

    • Identificare nel potenziale cliente i segni non verbali del dubbio, della chiusura o della possibile apertura per un eventuale acquisto.
    • Analizzare le reazioni durante la negoziazione, individuando nell’altro le intenzioni e i tentativi di manipolazione.
    • Distinguere i segni non verbali per concludere un contratto a proprio vantaggio.
    • Creare un clima di fiducia e credibilità con l’interlocutore, sapendo come interpretare la mimica e la gestualità.
    • Comprendere le differenze culturali, punto fondamentale nella negoziazione con paesi esteri, basandosi sull’analisi del linguaggio corporeo.
    • Saper cogliere le dissonanze tra il verbale e il non verbale, svelare il non-detto nel colloquio indirizzato alla ricerca del personale.

    In attesa di riscontro, Le porgo i miei più cordiali saluti.

    Rudy Lanza

    Psicologo
    Analista del Comportamento Non Verbale

  • Associazione Abruzzesi Emirati Arabi e nei Paesi del Golfo |

    Salve,
    Abbiamo aperto anche una sezione degli Abruzzesi : l’associazione e’ ” Abruzzesi negli Emirati Arabi Uniti e nei Paesi del Golfo” ed interessa tutta l’area! Gli stati arabi del Golfo Persico sono i sette stati arabi che confinano con il Golfo Persico, vale a dire Bahrein, Kuwait, Iraq, Oman, Qatar, Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti (EAU). Siamo pochi ma determinati!

  • Associazione Italiana Dubai |

    la nostra Comunita’ Italiana e’ piccola ma – prima del COVID 19 – in crescita continua! Considerando pero’ che si parla di questa parte del mondo ( GCC: Emirati, Oman, Qatar,Saudi Arabia, Kuwait, Bahrein) da non molto tempo, dobbiamo esser stupiti e felici della presenza Italiana in continuo aumento.

  • Riccardo |

    Buongiorno i dati statistici AIRE sono di pubblico accesso on line? Sono reperibili anche per cittá di residenza? Grazie

  • Alberto Mazzeo Giannone |

    Concordo pienamente con questa coerente analisi. Il voto degli “italiani”all’estero è un imbroglio e solo corruzione clientelare di personaggi che nemmeno sono presenti nel parlamento italiano, ma che beneficiano dei lauti stipendi e privilegi vari e che nemmeno si conoscono chi siano. Vogliono i rappresentanti esteri? Che siano pagati in tutto dai cosiddetti “italiani all’estero”.Conosco diversi italiani ambosesso in Australia che, pur ricevendo la scheda elettorale, non votano in quanto non conoscono nessuno dei partecipanti né le reali dottrine politiche specie dei moderni partiti che sono solo anarchie e frattaglie. Questa sarebbe o è l’Italia anche da rappresentare all’estero?

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