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cronaca

Le ore di insegnamento dei docenti italiani sono al di sotto della media europea

Dopo avere visto nella scorsa puntata quanto sono pagati i nostri insegnanti rispetto ad altri Paesi, proviamo a capire come sono le loro retribuzioni rispetto alle ore che passano in aula. Per valutare se essi vengono in effetti pagato molto o poco, un altro punto da tenere a mente riguarda il loro carico di lavoro. È possibile per esempio che i docenti di due nazioni vengano pagati allo stesso modo, ma se in una essi sono tenuti a lavorare molto di più che nell’altra il nostro giudizio non può certamente essere identico.

Come ricorda l’Ocse, infatti, il costo reale delle retribuzioni dei docenti dipende da quattro fattori: i loro salari, quanto tempo sono tenuti a insegnare, quant’è esteso il tempo di apprendimento degli studenti e la dimensione delle classi. “L’impatto del primo fattore è diretto: salari maggiori portano a costi maggiori”, mentre “gli altri tre influenzano i costi modificando il numero di docenti necessario”. Se diminuisce il tempo di insegnamento o aumentano le ore che gli studenti devono passare in classe, infatti, per tenere ferma la dimensione delle classi dovranno essere assunti più insegnanti. O in alternativa se le classi rimpiccioliscono serviranno di nuovo più docenti a parità di tutti gli altri fattori.

Analizziamo allora questi fattori uno per volta, a cominciare da quanto tempo essi sono tenuti a insegnare. I numeri del rapporto mostrano che le ore di insegnamento dei docenti italiana sono ben sotto la media OCSE, e leggermente inferiori rispetto a quella europea. Tutte le nazioni a noi simili come Francia, Germania o Spagna, in effetti, prevedono che i loro insegnanti lavorino molte più ore rispetto ai loro colleghi italiani.

 

Anche il numero di studenti tende a favore gli insegnanti italiani nel confronto internazionale, perché le scuole del nostro paese risultano avere un rapporto studenti-docenti piuttosto basso. In altre parole, ciascun insegnante pubblico nel nostro paese si trova a dover “gestire” circa da 10 a 12 studenti – a seconda che insegni alle elementari, medie o superiori.

I meglio pagati francesi, per parte loro, si trovano invece a svolgere la propria attività a un numero ben maggiori di bambini o ragazzi.

 

Mescolando insieme tutti questi fattori è possibile calcolare, tramite tecniche statistiche, qual è il salario “vero” dei docenti nei diversi paesi, a seconda del loro carico di lavoro effettivo. Il risultato è che, tutto considerato, alle elementari gli insegnanti italiani risultano avere una retribuzione per studente leggermente superiore rispetto alla media OCSE, comunque più bassa rispetto a Spagna, Germania o Stati Uniti ma superiore alla francese.

Nel nostro caso, come anticipato, il fattore che spinge in basso il valori “reale” è la retribuzione di partenza non certo elevatissima. D’altra parte i docenti italiani hanno un carico di lavoro inferiore rispetto ai loro colleghi degli altri paesi sviluppati, sia in termini di tempo di insegnamento o apprendimento che per quanto riguarda la grandezza delle classi.

Gli insegnanti tedeschi risultano per parte loro ben pagati comunque la si voglia guardare, mentre gli americani sono penalizzati soprattutto dal punto di vista dei lunghi orari di insegnamento. I francesi hanno di gran lunga il maggior carico di lavoro – sia a prendere la grandezza delle classi che il tempo obbligatorio di insegnamento.

Alle scuole medie la situazione dei docenti italiani peggiora, e questo li fa passare leggermente sotto la media OCSE in termini di retribuzione per studente considerato il loro carico di lavoro. A questo livello d’istruzione essi guadagnano 172 dollari in meno rispetto alla media dei paesi sviluppati di 6.604 per ciascuno studente.

Per fare un confronto, in questo genere di scuola gli americani sono sopra la media di 306 dollari, gli spagnoli di 1.120, i tedeschi di poco oltre 2mila. Anche in questo caso i francesi sono fra coloro che se la passano peggio, in termini di stipendio rapportato al proprio carico di lavoro, con un negativo totale di 989 dollari per studente.

 

Nella prossima puntata si parlerà dell’anzianità del corpo docente (segue) 

 

Ultimi commenti
  • Brigante |

    Nell’articolo si parla di numero di alunni per docente, e non di numero di alunni per classe. Per avere questo numero è sufficiente fare una media delle ore di lavoro di un docente (18 per medie e superiori, 22 per le primarie e 25 per l’infanzia – quindi 21 ore circa), per la media delle ore di tempo scuola (da 30 a 35 per le medie e superiori, 40 per primaria e infanzia – quindi 35 ore circa). E’ evidente che per una qualunque classe di alunni sono necessari: 35/21 docenti, cioé 1, 7 docenti circa. Ragionando in maniera complementare, il rapporto alunni / docenti va quindi moltiplicato per 1,7 circa, e si arriva così a 20-21 alunni per classe. Se poi, come qualcuno sottolinea, un 20% circa è costituito da docenti di sostegno / potenziamento, allora la cifra va incrementata di altre 3-4 unità, per arrivare ai nostri 24-25 alunni.
    Invito invece l’autore a scrivere qualcosa sul grande divario, in termini di alunni per classe e docenti di ruolo, esistente tra centro-nord e sud dell’Italia: nel primo abbondano gli alunni per classe (nelle medie e superiori si supera spesso il numero massimo previsto dalla norma, con valori che non di rado superano le 30 unità), nel secondo abbondano i docenti (ci sono Istituti del sud che hanno tutti i docenti di ruolo, compresi i posti di potenziamento; al centro-nord il numero di precari è mediamente del 35-40%). E poi ci chiediamo come mai in Italia non riusciamo ad avere una scuola di qualità!

  • rocco |

    Anzitutto grazie per la discussione basata su dati. Però le assicuro che io una classe con dodici alunni non l’ho mai avuta né mai ne ho avuto notizia, forse nelle paritarie ci sono situazioni del genere. Non a caso in Italia si parla di classi pollaio. Se non sono gli insegnanti di sostegno a far diminuire la frazione ci deve essere qualche altra cosa, le assicuro che dodici non è reale…venga a trovarci a scuola.
    Inoltre anche nelle mie classi ci sono studenti con bisogni educativi speciali, non tutto è risolto con gli insegnanti di sostegno.
    RMeoli

  • Giovanni |

    Oltre ai fattori che concorrono alla determinazione del costo dei docenti elencati sopra, bisognerebbe trattare anche di quelli che contribuiscono a ridurne il potere d’acquisto: tassazione, servizi, welfare e così via. In questo modo il confronto con gli altri Paesi risulta più realistico

  • Lucio Aquilina |

    In relazione al precedente commento integro con i seguenti dati utili a completare la riflessione:
    Il numero totale allievi italiani è (dati Miur 2018) 7.682.635 a fonte di complessivi 822.723 docenti.
    Di questi i docenti di sosteno sono 141.000 , i docenti aggiunti per potenziamento dell’offerta formativa circa 80. 000 ( dato desunto ) . Il rapporto tra alunni e docenti ( esclusi quindi quelli non presenti o non conteggiati nelle altre nazioni europee ) e’ di 13 alunni per ogni docente. Occorre a questo numero aggiungere il maggiore impegno necessario per l’integrazione degli alunni in situazione di handicap ( impegno tutto italiano ) e arriviamo ad almeno 14\15 alunni per docente come media statistica.
    Al di sopra dei principali paesi europei.
    Nota bene : anche il calcolo delle ore medie di insegnamento dei docenti francesi è falsato in quanto l’anno scolastico francese dura 180 giorni contro i 200 italiani ben un 10 % di ore di insegnamento in più

  • davide mancino |

    Salve, è molto improbabile che gli insegnanti di sostegno possano avere un qualche effetto sulle statistiche, perché gli alunni in situazione di handicap non sono certamente presenti soltanto in Italia, e per la verità essendo il nostro un paese piuttosto anziano ce ne sono probabilmente meno rispetto alle altre nazioni sviluppate. Al contrario, il fatto che nel nostro paese esistono figure apposite e altrove no, come lei ricorda, rafforza il punto dell’articolo lì dove mostra che il carico di lavoro dei docenti italiani è spesso minore che altrove. Certamente all’estero, a differenza che da noi, di loro dovranno occuparsi gli insegnanti “normali” e questo appensantisce i loro compiti. Che poi la legge 107 non abbia avuto l’effetto da lei citato lo si può verificare dagli stessi numeri dell’OCSE (https://stats.oecd.org/viewhtml.aspx?datasetcode=EAG_PERS_RATIO&lang=en&fbclid=IwAR13Xp73dz9fqan0SWRXt2_zTaj7oXQ5At-8vBDcIcor8zGo4VG0KT8EhL4#) che mostrano come il rapporto studenti-corpo docente (nonché la dimensione media delle classi) in Italia sia sempre stato basso almeno dal 2013, quindi prima che la legge venisse approvata.

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