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economia

Megalopoli africane: le conseguenze del boom demografico

Nei prossimi anni l’Africa sarà il continente con il più alto tasso di crescita dei centri urbani. Si stima che, entro il 2050, le città africane raccoglieranno 950 milioni di cittadini in più rispetto agli attuali. La fonte è Africapolis, uno studio promosso dal Sahel and West Africa Club (SWAC) in collaborazione con e-geopolis.org. Il progetto Africapolis è iniziato nel 2008, con il sostegno dell’Agenzia francese per lo sviluppo (AFD), e si sviluppa grazie a regolari finanziamenti da parte dei membri SWAC e da ulteriori finanziamenti da USAID.

Il fenomeno non è un’esclusiva africana. Nel 2007, per la prima volta nella storia dell’umanità, la popolazione che viveva nelle città ha superato quella insediata nelle campagne, secondo stime dell’università della North Carolina State e della Giorgia. Il divario continuerà ad aumentare a favore degli agglomerati urbani. Entro il 2030 nelle città vivrà oltre il 60% della popolazione mondiale. L’Africa rimane in ogni caso l’esempio più lampante per le sue particolari condizioni. Le previsioni dicono che, come facile immaginare, l’incremento della popolazione urbana in futuro sarà maggiore proprio nelle regioni più povere e oggi meno urbanizzate.

Noi di infodata abbiamo sfruttato i dati forniti da Africapolis per capire come si sono sviluppati gli stati del continente africano. Dal 1950 la popolazione urbana degli stati analizzati (i dati del Madagascar non sono disponibili) è cresciuta di oltre 540 milioni di individui (con una differenza percentuale del 29% rispetto al 1950).

Nella grafica abbiamo visualizzato gli stati africani e alcune metriche, per cercare di comprendere il loro sviluppo nel passato sessantennio. La mappa stilizzata in alto a destra rappresenta la popolazione al 2015. In una scala che va dal verde (il valore più basso) al rosso (il più alto) ogni triangolo rappresenta uno stato africano, colorato per il numero di abitanti. Cliccando sulla mappa è possibile filtrare tutti i dati mostrati. Per primo il prodotto interno lordo pro capite (GDP per capita), che dopo una costante crescita negli ultimi 5 anni ha registrato una contrazione. Le altre informazioni riguardano la popolazione urbana e i principali agglomerati urbani (mostrati nella piccole mappe di calore).

 Dove crescono i centri urbani

L’Uganda è la nazione col più alto tasso di crescita dei centri urbani. Il dato del 2015 supera del 32810% quello del 1950. Dai 42mila 665 abitanti, per lo più concentrati nella capitale Kampala, agli oltre 14 milioni del 2015. Oggi il più popoloso centro urbano rimane la capitale, con Mbale e Jinja a seguire.

Altre nazioni in grande crescita sono Rwanda, Malawi e South Sudan, con tassi percentuali superiori a 18000%. Considerando esclusivamente gli ultimi 5 anni, tra il 2010 e il 2015, l’Uganda si conferma la nazione con la maggior crescita. Un 146% che sovrasta Etiopia (119%) e Angola (54.2%). Uno dei motivi principali è che, nel 2018, l’Uganda era tra le nazioni al mondo con la più bassa percentuale di popolazione urbana. Un dato che era inevitabilmente destinato a salire dal 18% di allora, fino al 39% del 2015.

Il Nordafrica è, al contrario, l’area che ha registrato crescite inferiori, seppur significative. Con differenze percentuali sotto al 1000% (sempre considerando come base il 1950), troviamo Libia, Tunisia, Marocco ed Egitto. A queste si aggiungono Eritrea e Sudafrica. Negli ultimi anni la Libia si è fermata, tanto che la crescita è rallentata al 3% rispetto al 2000 e si è completamente arrestata negli ultimi 5 anni. Tripoli ha aumentato la sua popolazione del 19.2% rispetto agli anni Duemila, la maggior parte degli agglomerati urbani è però fermo sotto la soglia del 5%.

In generale la crescita percentuale degli agglomerati urbani nel continente rispetto al dato del 1950 si attesta intorno al 1984%.

Piccole e grandi città

 

Il Cairo è la città più popolosa del continente. Come mostrato nella grafica la capitale egiziana doppia Lagos per numero di abitanti e non ha eguali in tutto l’Africa (quasi 23 milioni di abitanti nel 2015). In generale è tutta la zona del delta del Nilo ad essere molto “calda” nella mappa di calore. Con una densità che sfiora anche i 1000 ab/km² fuori dalle città, il delta del Nilo è una delle aree più densamente popolate della terra ed ospita circa 40 milioni di abitanti (la metà della popolazione egiziana). Alessandria è la città più grande della regione. Altre città considerevoli sono Shubra El-Khema, Porto Said, El-Mahalla El-Kubra, Mansura, Tanta, e Zagazig. A conferma della grande densità abitativa nell’area del delta del Nilo, se guardiamo al dato specifico 8 città egiziane sono tra le prime 10 del continente, 26 tra le prime 30, 44 tra le prime 50. Per capirne le numeriche basti l’esempio di Qita Mansur: 338513 abitanti per chilometro quadrato nel 2015.

Altra nazione in cui gli agglomerati urbani hanno raggiunto considerevoli dimensioni è la Nigeria. Lagos e Onitsha seguono Il Cairo per numero di abitanti e guidano il nutrito gruppo di città nigeriane.

Se guardiamo alla crescita delle top 10, la capitale egiziana è anche una delle città con differenze percentuali più alte rispetto al 2010. Il Cairo è cresciuta del 42% che significa quasi 7 milioni di abitanti in 5 anni. A superarla per tasso di crescita è Alessandria d’Egitto, col 48%.

Tra il 2010 e il 2015 sono le città kenyane che registrano il più alto tasso di crescita. In testa Bomet, capoluogo dell’omonima contea e situato nella Rift Valley, che ha aumentato la sua popolazione di oltre 700mila abitanti.

I numeri dell’Africa sono numeri chiave per la pianificazione e la gestione urbana del continente stesso, oggi sfide di sviluppo essenziali che, inevitabilmente, andranno a influenzare anche il nostro continente.

Ultimi commenti
  • David Pernas |

    Ma i gas che emette Cina sarebbero producendo milioni e milioni di prodotti per le compagnie europee e americane, non? E se le potenze occidentali, invece di sfrutare le risorse minerale dell’Africa, la aiutassero a sviluppare l’agricoltura?

  • marinaio dacquadolce |

    Quindi aveva ragione il presidente dello shalcke04 , fustigato per aver detto la cruda verita’.
    C’entra l’arretratezza culturale e sociale, c’entra la nefanda influenza della chiesa cattolica, c’entra l’impoverimento causato dai regimi coloniali, ma in Africa si fanno troppi figli, per pochissimi dei quali c’e’ una prospettiva di vita a livelli accettabili. Per la stragrande maggioranza si prospetta un tentativo di viaggio per mare verso l’Europa.
    “Influenzare il nostro continente” e’ un eufemismo ridicolo, il problema della sostenibilita’ sta diventando globale sotto i nostri occhi e facciamo finta di non vederlo. Asia e Africa sono per motivi vari la prima minaccia alla sopravvivenza del pianeta, bisognerebbe accettare il fatto con pragmatismo e agire di conseguenza.
    Dai pochi dati che hanno pubblicato negli ultimi 10 anni la Cina emette piu’ gas serra di tutti i paesi OECD messi insieme. Per Egitto Nigeria e tutti i paesi africani non esiste un dato che sia uno.
    Nonostante quello che pensano i seguaci di Greta il problema del pianeta non sono gli USA ne l’Europa.

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