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cronaca

Perché in Italia la scuola superiore appare “socialmente stratificata”?

Quando guardiamo ai risultati dell’esame di maturità un punto che emerge di continuo è la differenza nei risultati fra licei, istituti tecnici e professionali. I primi, con il classico in testa, tendono ad avere studenti con voti migliori al termine della scuola dell’obbligo, mentre il contrario succede – in media – appunto ai professionali.

 

Questa disparità, d’istinto, potrebbe farci pensare che i licei forniscono un’educazione migliore e i professionali una peggiore, ma le ragioni che ci sono dietro sono in effetti più complicate. I risultati scolastici dei ragazzi non dipendono soltanto dal loro talento, dalla predisposizione allo studio o dalla qualità della scuola, ma in parte anche dal contesto sociale, economico e culturale in cui essi crescono.

Chi cresce in famiglie dove per esempio i genitori hanno studiato di più, o hanno un reddito maggiore, di solito (anche se non sempre) ottiene anche risultati migliori a scuola.

È un punto di particolare importanza perché, come ricorda il rapporto Invalsi, la scuola superiore appare “socialmente stratificata”, nel senso che i ragazzi dal contesto familiare più favorevole tendono a frequentare i licei mentre i professionali vengono più spesso popolati da studentesse e studenti meno fortunati. Il che non fa che accentuarne ancora di più le differenze, favorendo i primi e lasciando indietro i secondi. Se poi aggiungiamo che chi va al liceo tenderà poi a frequentare molto più spesso l’università – e dunque a ottenere spesso un lavoro più redditizio – l’importanza della questione, da un punto di vista di mobilità sociale, non potrebbe essere più evidente.

In un certo senso la società italiana crea una sorta di binari che indirizzano i ragazzi verso specifici ruoli e professioni, ma che spesso non dipendono dal loro talento o abilità, quanto dal contesto familiare. In sociologia lo chiamano “effetto San Matteo”, da un parabola del Vangelo: “a chi ha sarà dato e sarà nell’abbondanza; e a chi non ha sarà tolto anche quello che ha”.

Quarta puntata. (fine)

 

Ultimi commenti
  • Martina |

    In Puglia stranamente il voto di maturità è più alto rispetto alla media nazionale e sapete perché? Perché la Puglia è anche la regione italiana da cui partono più fuorisede il che vuol dire che i voti alti servono per essere ammessi alle scuole universitarie (al nord o all’estero) in cui vogliono essere presi con relativi gonfiamenti di parte, e si spiega anche il perché alle prove invalsi poi siamo piu scarsi di quelli del nord.

  • Guido Santoni |

    Quando finii le scuole medie un mio amico e compagno di classe alla domanda “Cosa farai dopo la scuola?” rispose semplicemente “Vado a lavorare”. E così fece.
    Io volevo studiare chimica e scelsi di frequentare il Tecnico Industriale. E così feci.

    Sfortunatamente non tutti i nostri coetanei avevano le idee chiare come noi. Al primo anno all’ITIS la mia classe comprendeva 29 studenti. Al secondo anno eravamo in 18. Finalmente al 3 anno quando finalmente potevo studiare quello che mi interessava la mia classe era formata solo da 11 studenti.

    Che cosa successe agli altri persi per strada vi starete chiedendo? Passarono il primo trimestre fumando nei bagni e facendo una valanga di assenze e quindi molti cambiarono scuola passando ad un altro istituto tecnico o professionale. Altri dopo la prima bocciatura andarono a fare compagnia al mio amico.

    Perché quei ragazzi si comportarono in quel modo? Suppongo per vari fattori:
    – Mancanza di un progetto per il futuro
    – Mancanza di disciplina (in particolare di autodisciplina)
    – Mancanza di rispetto, prima di tutto per loro stessi
    – Immaturità/irresponsabilità

    Disciplina, rispetto e responsabilità erano cose passate di moda e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Tuttavia, i professori delle scuole medie avrebbero ancora potuto metterci una pezza se alla fine della scuola, avessero orientato lo studente scazzone verso il mondo del lavoro cosa che sarebbe stata positiva per lui, per la di lui famiglia e soprattutto per chi davvero desiderava proseguire il proprio percorso di studi.

  • Roberto Vicini |

    Ahinoi, assai più idiota chi non capisce che senza prospettiva lavorativa non c’è dignità umana…..

  • Fabio |

    Alla domanda (perché accade che gli studenti socialmente “meno fortunati” confluiscano in prevalenza nei professionali e nei tecnici) segue un’altra osservazione: quanto è in grado questo modello tripartito di favorire la rottura di un effetto sociale di questo genere? Quanti e quali sono gli effetti conservativi? Quanto è utile per la crescita economica e sociale del paese un sistema d’istruzione tripartito?

  • Francesca |

    Lo sostengo da sempre . La scuola italiana e’ nozionistica obsoleta e classista.Premia chi e’ gia’ colto, non prepara e non si occupa in modo particolare dei giovani meno acculturati per portarli allo stesso livello.L ‘ esame di maturita’ e’ a meta’ tra una sfida inutile e insensata ed un Rischiatutto da pagliacci.Vogliamo crescere e voltare pagina? Il Paese e’ srmpre in crisi in primis a causa di una scuola scadente.

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