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cronaca

Nativi e figli di immigrati. Scopriamo chi va meglio a scuola?

I test Invalsi offrono anche spunti per capire come va l’apprendimento per i figli degli immigrati in Italia. Essi, in linea generale, presentano difficoltà in particolare con l’italiano e soprattutto nei primi anni di scuola.

<strong>In matematica le differenza rispetto ai “nativi” sono minori, mentre in inglese ottengono risultati migliori sia alle elementari, che poi alle medie e superior</strong>i. Altra grande differenza fa l’essere in Italia da una o due generazioni. Le famiglie del primo tipo incontrano maggiori difficoltà e questo si riflette nei risultati scolastici dei loro figli, mentre per chi vive nel nostro paese da più tempo le differenze nel rendimento scolastico tendono ad attenuarsi anche se comunque restano presenti.

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<img class=”alignnone size-large wp-image-40448″ src=”http://www.infodata.ilsole24ore.com/wp-content/uploads/sites/82/2019/07/8-1024×678.png” alt=”8″ width=”640″ height=”424″ />

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Guardando alle differenze di genere, ragazze e ragazzi non sempre ottengono gli stessi risultati nelle identiche materie. “<em>Nelle prove di competenza linguistica, sottolinea il rapporto solitamente le femmine ottengono punteggi medi più alti dei maschi, mentre nelle prove di contenuto matematico avviene per lo più il contrario. Alla base di queste differenze ci sono una serie di ragioni i cui contributi specifici sono molto difficili da valutare: condizionamenti familiari e culturali, scelte al passaggio alla scuola di secondo grado, differenze in termini di motivazione o di capacità</em>”.

Se prendiamo per esempio i risultati in italiano, tra studentesse e studenti in seconda elementare il divario esiste, ma è piccolo. Con il passare del tempo, tuttavia, esso cresce fino a diventare ben ampio.

Al’ultimo anno delle superiori, d’altra parte, “in tutte le tipologie di scuola i maschi ottengono un risultato significativamente migliore di quello delle femmine in matematica, mentre in italiano e nelle due prove di Inglese le differenze di genere sono più piccole di quelle che si osservano in italiano e non statisticamente significative”.

Come ricorda Invalsi, “<em>spiegare le differenze di genere nei risultati dei test di apprendimento </em><em>non è semplice</em>”. Intanto “l<em>e differenze di risultato tra maschi e femmine si manifestano precocemente – sebbene nei primi anni di scuola siano modeste – e tendono ad ampliarsi nel corso degli studi</em>”.

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Inoltre <em>“stando ai risultati dell’indagine PISA, che dal 2000 rileva ogni tre anni le competenze di base degli studenti quindicenni in lettura, matematica e scienze, il gender gap si caratterizza per la sua “pervasività”: esso è infatti comune a tutti i numerosi Paesi che hanno di volta in volta partecipato all’indagine, e ciò nonostante le profonde differenze economiche, sociali e culturali esistenti fra l’uno e l’altro</em>”.

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Contano poi tutta una serie di fattori che poco hanno che fare con l’attitudine per una disciplina o l’altra: “<em>gli atteggiamenti e le motivazioni nei confronti della lettura e della matematica sono diversi tra maschi e femmine e sono coerenti con i risultati ottenuti nelle prove: ad esempio, le femmine mostrano nei confronti della matematica un livello di ansia più alto rispetto ai maschi. Sulla dimensione del gap di genere agiscono poi gli stereotipi culturali che portano a ritenere determinati studi e carriere professionali più adatti all’uno o all’altro sesso</em>”.

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<em>Nota: alcuni dei grafici di questo articolo sono stati rielaborati a partire da quelli realizzati da INVALSI, disponibili </em><a href=”https://public.tableau.com/profile/invalsi#!/vizhome/RAPPORTO_2018-2019_15625746572190/INIZIO”><em>https://public.tableau.com/profile/invalsi#!/vizhome/RAPPORTO_2018-2019_15625746572190/INIZIO</em></a><em> a questo indirizzo.</em>3