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cronaca

Perché il sistema scolastico è meno efficace al Sud?

Un altro grosso problema dell’istruzione al Sud, sottolinea il rapporto Invalsi, è che tende a essere meno equa e più disuguale. In teoria la scuola dovrebbe assicurare a tutti le stesse opportunità formative, ma in che misura le cose vanno davvero così?

I risultati scolastici variano molto da un’area all’altra del Paese, e tramite tecniche statistiche è possibile scomporre questa differenza per capire in che misura dipende dalle diverse abilità degli studenti stessi, oppure se deriva dalla diversa qualità delle scuole stesse. In tutte le discipline in cui sono stati condotte le prove il risultato è identico: al Sud una parte molto maggiore della differenza nei risultati si deve proprio alla differenza fra scuole, a mostrare l’esistenza di istituti che offrono talvolta livelli di preparazione molto scadenti.

 

Questo, sottolinea Invalsi, significa che non solo i risultati nelle prove sono al Sud e nelle isole complessivamente più bassi, ma anche che essi differiscono maggiormente da una scuola all’altra e da una classe all’altra rispetto a quanto accade nel resto dell’Italia: il sistema scolastico è dunque nel mezzogiorno non solo meno efficace ma anche meno capace di assicurare agli alunni le stesse opportunità educative”.

 

Il problema è tutt’altro che astratto, e ha degli effetti importantissimi: “un’alta variabilità tra scuole e tra classi è infatti il segno di un disequilibrio nella ripartizione degli studenti e della tendenza di quelli più capaci e più favoriti socialmente a raggrupparsi in certe scuole e classi e di quelli più deboli economicamente e culturalmente a concentrarsi in altre”.

 

L’apprendimento degli studenti, mostrano la ricerche in merito, viene influenzato in qualche misura anche dai propri compagni, e dunque il suo progresso sarà “tanto minore quanto più il livello medio del gruppo del quale fa parte è basso e omogeneo”.

 

Esistono poi “tutta una serie di effetti indiretti: gli insegnanti agiscono in modo diverso a seconda degli alunni che hanno di fronte, adeguando ad essi, in maniera più o meno consapevole, i propri comportamenti e le proprie metodologie d’insegnamento, così come i criteri di valutazione. Ma anche molti altri aspetti della gestione e dell’organizzazione delle scuole sono condizionati dalle caratteristiche degli alunni reclutati da ciascuna, innanzitutto la qualità e la stabilità del corpo docente”.

 

 

Gli effetti di tutte queste difficoltà si sommano nel tempo, aggravando sempre più le differenze fra ragazzi man mano che avanzano negli studi. Nei primi anni delle elementari, mostrano i risultati delle prove Invalsi, nord e sud sono certo diversi ma comunque ancora relativamente vicini.

 

Con il passaggio alle scuole medie, e poi alle superiori, il fossato si allarga fino a spaccare il paese in aree dai risultati progressivamente peggiori man mano che se ne scendono i confini.

 

 

Ultimi commenti
  • Gina Delli Rocili |

    Sono docente di secondaria con 35 anni di servizio, ho insegnato per 28 anni al nord e ora insegno ad Avola, nel profondo sud, nella scuola media…. Molte cose dovrebbero cambiare, a partire dalla testa dei professori nordisti che acclamato i comandanti dei barconi e respingono i meridionali. Visto che ripiangete le azioni di Garibaldi, vi consiglio di leggere attentamente qualche testo dei revisionisti.L’Italia sta andando a rotoli, ma è un problema educativo e politico, e non solo del sud. Molti dei più grandi scrittori del ‘900 sono nati in Sicilia, musicisti, scienziati, come Zichichi…. Gli astronauti Luca Palmitano e Chiara Cocchiara… Hanno tutti studiato a nord? E voi grandi docenti e pedagogisti…per caso avete tutti studiato a sud?

  • Luana M. |

    “…tutta una serie di effetti indiretti: gli insegnanti agiscono in modo diverso a seconda degli alunni che hanno di fronte, adeguando ad essi, in maniera più o meno consapevole, i propri comportamenti e le proprie metodologie d’insegnamento, così come i criteri di valutazione.”

    Ma qualcuno di estremamente geniale non aveva asserito che non si può giudicare un pesce dalla sua capacità di arrampicarsi sugli alberi?!
    Che scuola vogliamo? Una troppo ligia ed asettica, oppure una accogliente e coinvolgente?
    Che uomini del domani vogliamo allevare? Automi o pensatori?

    Quello che mi sconcerta maggiormente non è il dato meramente statistico, piuttosto la facilità nel condividere apertamente pensieri del tutto fuori dall’obiettività.

    Un insegnante non può e non deve essere uguale ad altri cento e soprattutto non può non tenere conto della diversità che possiede una classe di studenti.

  • Giuseppe Molinini |

    Se non si garantisce IN CONCRETO la qualità e la stabilità del corpo docente non cambierà mai nulla.

  • maurizio |

    Quello che lascia basito di questo mondo a cui si guarda solo ed esclusivamente a non giudicare, anche se a volte è propedeutico e necessario, che questo porta a degrado e ad un forte abbassamento del proprio profilo culturale.
    Perchè se qualcuno giudica negativamente, un certo comportamento o status culturale, viene additato di discriminazione.
    In realtà referendosi al settore dell’istruzione italiana, è un dato di fatto, che al Sud vengono usati due pesi e due misure
    Quando questi ragazzi che hanno studiato al sud, si spostano per ragioni lavorative al nord, vengono fuori immediatamente, competenze non adeguate per il loro titolo di studio.
    E’ necessario che la scuola abbia un unico metro di giudizio, soprattutto quando questo viene applicato alle scuole superiori e soprattutto alle università
    Questo sistema ha generato un livello culturale così basso, che nonostante vi sia stata una crescita molto elevata rispetto a 30 anni fa di lauree conseguite, che siamo diventati il paese europeo con la preparazione più bassa
    Ma quando si conseguono lauree in medicina, in ingegneria, giusto per fare degli esempi, si può rischiare di fare danni alla società, molto elevati

  • cristiano |

    I danni provocati dall’introduzione in campo educativo del concetto di efficacia dimostrano quanta ragione avesse Henry Louis Mencken: “There is always an easy solution to every human problem – neat, plausible, and wrong”.
    Si tratta dell’ipersemplificazione di un concetto che pure avrebbe una sua utilità se non fosse finalizzato alla distribuzione di premi e castighi e banalizzato nel rapporto tra i pochi input e i pochi output che riusciamo a raccattare a basso costo (giacché bisogna essere efficienti mentre si rileva l’efficacia). La falla aperta da tale impiego ha oramai prodotto un oceano vanverista nel quale sguazza gente che dà l’impressione, lo voglia o meno, di impiegare i dati come se non fossero frutto di ipotesi (e queste a loro volta frutto di valori e assunti). Il tutto tende a rafforzare quella bella teodicea che, incolpando scuole e docenti, assolve il sistema sociale, economico e politico dalle proprie responsabilità.
    È colpa della scuola, insomma. Lo dicevamo già prima, lo dicevamo da sempre, ma erano chiacchiere confinate al bar, dopo un paio di grappini. Ora i grappini son diventati “infodata”.

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