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politica

Sovranisti o europeisti, chi vincerà le elezioni? Crea la tua coalizione

 

 

Quali scenari possiamo aspettarci dal prossimo voto europeo, del prossimo maggio? Dati i risultati ora previsti dai sondaggisti, un primo tentativo di raggiungere la maggioranza potrebbe arrivare da un accordo fra il probabile primo e terzo gruppo quanto a numero di parlamentari europei: popolari e liberaldemocratici. In questo modo verrebbe a formarsi una coalizione di centro-destra che supererebbe di poco i 270 eurodeputati, cui però ne mancherebbero circa 80 per arrivare ai numeri necessari.

Una coalizione soltanto di centro-sinistra sarebbe ancora più improbabile. È in effetti da anni che l’elettorato europeo sembra essersi spostato verso destra, e in questa elezione le rilevazioni ipotizzano che in difficoltà dovrebbe essere soprattutto il gruppo più “mainstream”, ovvero quello dei socialisti europei. Poiché si tratta della famiglia politica che dovrebbe alla fine portare il maggior numero di seggi alla coalizione, a un accordo fra socialisti, verdi e sinistra radicale servirebbero ancora molti euro-deputati.

Il terzo scenario è quello di una “grande coalizione” simile a quella tedesca, dove i due principali partiti di centro-destra e centro-sinistra lavorano insieme. Considerato però quanti seggi ci si aspetta che entrambi riescano a ottenere, non è scontato che anche insieme socialisti e popolari abbiano i numeri sufficienti per arrivare a una maggioranza.

A portarli oltre la soglia sarebbe in effetti l’inclusione dei liberaldemocratici, che con la loro pattuglia di circa 90 eurodeputati potrebbero diventare il terzo perno dell’accordo politico.

Un’ulteriore ipotesi, favoleggiata soprattutto nella politica italiana, è quella di riproporre su scala europea la coalizione che oggi governa l’Italia. Questo, in base ai gruppi politici che oggi esistono, vorrebbe dire al minimo un accordo fra gli ultra-nazionalisti dell’ENF (Europe of Nations and Freedom) e gli euroscettici dell’EFDD (Europe of Freedom and Direct Democracy).

Il primo verrà popolato in larga parte dagli eletti di Lega – per l’Italia – e Rassemblement National, il partito di estrema destra francese guidato da Marine Le Pen. Del secondo fa invece parte per ora il Movimento 5 Stelle, e secondo i sondaggi dopo le elezioni dovrebbe includere anche una pattuglia di eletti per Alternative für Deutschland, partito tedesco di estrema destra.

Anche insieme, tuttavia, i due gruppi resterebbero intorno ai 100 parlamentari europei – lontanissimi dalla maggioranza richiesta. I numeri mancherebbero anche se, per pura ipotesi di scuola, in un grosso minestrone anti-sistema dovessero decidere di collaborare tutti gli eletti degli altri gruppi a parte popolari, socialisti, verdi, sinistra radicale o liberaldemocratici.

Come che sia, le negoziazioni non saranno facili. Meno chiaro sarà il comportamento degli eletti sotto le fila degli indipendenti o di chi ancora non si è iscritto ad alcun gruppo. Si tratta di partiti eterogenei per importanza e orientamento politico, e per capire se alcuni di essi vorranno appoggiare un’eventuale maggioranza non resta che valutare – quando sarà il momento – caso per caso.

Nella visualizzazione interattiva che segue, è possibile provare tutte le coalizioni possibili, creare il proprio “governo ideale” e metterlo alla prova della maggioranza. Quali combinazioni di gruppi raggiungono la maggioranza? E avrebbe senso, da un punto di vista politico e di programma, per loro mettersi insieme?

Ogni volta che si fanno ipotesi basate sui sondaggi, bisogna ricordare che essi arrivano con un inevitabile margine di errore. Gli scenari qui descritti sono buoni quanto le rilevazioni su cui sono basati. A volte i sondaggi risultano più precisi, altre – come succede proprio in Italia – sono arrivati con ampi errori che gli hanno fatto mancare il bersaglio.

Quali che siano i numeri in ballo, resta possibilissimo che i sondaggi di un grande partito sbaglino di un paio di punti circa in un verso o nell’altro. Improbabile che lo facciano per esempio di quindici punti, il che ci dà un’idea magari non precisa quanto vorremmo, ma che – almeno per il momento – ci consente di escludere già alcuni scenari estremi.