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economia

I suicidi misurano il malessere di una nazione? I casi di Russia e Stati Uniti

Protagoniste delle Guerra fredda, a lungo simboli di due modi di intendere la società e lo sviluppo economico, Russia e Stati Uniti andrebbero studiati con attenzione se si guarda al dato sui suicidi. Negli ultimi ultimi quarant’anni, l’ex nazione sovietica figura ai primi posti nei dati raccolti in materia da Kaggle.  Negli Stati Uniti a fronte di una diminuzione decennale fino al minimo del periodo toccato nel 2000 (11,2), ha fatto poi seguito un costante aumento che nel 2016 è arrivato a quota 14,7. Qualcosa si è rotto nel sogno americano e forse qualcosa non si è mai ricomposto nella società russa. Certo è che i suicidi sono un indicatore di malessere che va analizzato con le molle. In primo luogo perché in molti Paesi non vengono conteggiate le persone che si tolgono la vita. Poi perché l’anagrafica del suicidio racconta molto dei valori delle società e delle condizioni materiali. Proprio per questo è un dato che va letto con particolare attenzione tenendo conto del contesto economico e sociale da cui viene preso.

Nell’infografica che segue i dati raccolti sono rappresentati sia dal punto di vista geospaziale mediante la mappa, sia dal punto di vista temporale attraverso il trend annuale sull’arco del periodo esaminato.
In entrambi i casi, il gradiente di colore spazia dal nero al rosso man mano che aumenta l’indicatore di suicidi normalizzato per ogni centomila abitanti (nero più basso, rosso più alto).
In aggiunta è riportato anche un grafico che segmenta sesso e fasce d’età mostrando la scomposizione che porta da un tipo di segmentazione verso l’altro.
E’ possibile esplorare i dati interagendo con i vari componenti dei grafici cliccando sulle singole nazioni, sugli anni, sul sesso o sulle fasce d’età.

 

Considerando che i paesi esaminati hanno chiaramente dimensioni diverse e, conseguentemente, anche volumi di popolazione non paragonabili, per normalizzare i dati è stato calcolato il numero di suicidi ogni centomila abitanti.

Ne emerge uno scenario in cui, nel corso dell’intero periodo di analisi, la maggior parte delle nazioni più toccate dal problema sono distribuite tra Europa dell’est o a ridosso del territorio russo, parte della zona balcanica, con l’aggiunta di qualche caso geograficamente anomalo.

Al primo posto della graduatoria c’è la Lituania a fronte di 38,9 suicidi ogni centomila abitanti, seguita dall’Ungheria (35,3) e dalla Federazione Russa citata in precedenza (32,6), mentre in quarta posizione compare uno dei casi anomali in termini di distribuzione geografica come lo Sri Lanka (32,5) a cui fa compagnia a distanza di poche posizioni anche il Giappone (dodicesimo con un indicatore di 21,6).

Sebbene i dati di ogni paese non siano disponibili per ogni anno, l’andamento temporale del rapporto tra numero di suicidi e popolazione – che garantisce una maggiore accuratezza numerica a fronte di eventuali “buchi” – mostra un trend che dopo aver registrato un duplice picco ad inizio degli anni ’80 (15,4 nel 1982 a livello mondiale) e nella parte centrale dei ’90 (15,3 nel 1995), pare in costante diminuzione dal 2001, assestandosi addirittura sul valore minimo registrato nel 2016 pari a 10,6.

Interagendo con la mappa, è comunque possibile notare alcuni casi che vanno in controtendenza con l’andamento complessivo rappresentato su scala mondiale e nei quali il fenomeno del suicidio sembra essere in ascesa.

 

Identikit anagrafica

Se come anticipato, possono esserci realtà che dal punto di vista geografico cambiano in relazione all’andamento temporale, anche esplorando i dati per periodi o nazioni diverse, difficilmente ci si trova di fronte ad uno scenario tanto diverso dal quadro generale per quanto riguarda la distribuzione per sesso e fascia d’età.

Il suicidio sembra essere un fenomeno prevalentemente diffuso tra le persone di sesso maschile come dimostra un’incidenza superiore al 76% sul totale e che vede nella fascia d’età tra i trentacinque e i cinquantaquattro anni l’altro dato più significativo (36,1%).

In aggiunta, pur rappresentando un campione meno significativo proprio in virtù della minoranza dei casi registrati, è piuttosto indicativo come il trend di diminuzione per il sesso femminile sia nettamente più marcato visto che dal 1979 al 2016 il numero dei casi di suicidio è calato di circa un terzo passando da 7,0 a 4,6, mentre per la controparte maschile, seppur in calo da vent’anni, sull’arco temporale complessivo si è registrato un lieve aumento da 15,7 a 16,7.