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cronaca

Italia, Francia, Spagna e Germania. Ecco chi investe di più nell’istruzione

In un articolo precedente abbiamo dato un’occhiata a quanto l’Italia investe in istruzione – nel futuro dei propri figli – trovando che secondo i dati dell’OCSE la spesa risulta sotto la media soprattutto all’università.

 

Oltre a dove siamo aiuta però guardare a come ci siamo arrivati, e che strada abbiamo imboccato per farlo. Come succede spesso, per mettere i numeri in contesto conviene dare un’occhiata anche a come si sono mossi gli altri – paesi come Spagna, Francia e Germania oltre alla media dell’Europa a 22 paesi.

 

La spesa in percentuale del Pil ci dice quante risorse l’Italia ha impiegato nell’istruzione, a tutti i livelli, rispetto a quante ne ha a disposizione in totale. I ricercatori dell’OCSE hanno posto quelle del 2010 pari a 100, e calcolato poi quanto è variata nel 2005, 2011 e 2015 – ultimo anno di aggiornamento dei numeri.

 

Dal punto di vista dell’istruzione pre-universitaria, nel periodo successivo alla crisi ci sono stati tagli in tutte le principali nazioni, Italia inclusa. Dal 2011 al 2015 però proprio quest’ultima appare in controtendenza, in direzione diversa dagli altri con una lieve risalita. Il contrario succede all’università, dove invece dal 2011 in avanti l’Italia appare come una delle nazioni in cui la spesa è calata di più.

 

Meglio sottolineare ancora che si tratta di variazioni, non di valori assoluti: partendo da livelli diversi è del tutto possibile che l’investimento di una nazione cali più di un’altra pur restando maggiore. La spesa totale poi include sia fondi pubblici che privati, e questi ultimi possono essere di particolare importanza proprio all’università.

 

L’investimento totale nell’istruzione può poi essere diviso per il numero di studenti, a mostrare quanto un paese spende per ciascuno di essi. Un valore che in effetti non è fisso: con l’aumento nella durata della vita le nazioni tendono a invecchiare, e alcune più in fretta di altre. Ci sono luoghi dove si fanno più figli e altri meno, e così via.

 

Fattori demografici come questi rendono alcune nazioni più ricche – o più povere – di studenti, e per capire qual è la situazione reale non si può che tenerli in conto. Se per esempio si spende sempre lo stesso ma gli studenti aumentano molto potrebbe trattarsi di una falsa sensazione di stabilità, e per ovvi motivi la qualità dell’istruzione rischia di risentirne.

 

Secondo i calcoli dell’OCSE nei livelli di istruzione precedenti l’università il numero totale di studenti è in leggero calo da tempo, con l’eccezione del 2011, e nonostante questo la spesa media per ciascuno di essi appare comunque in calo.

 

I nostri vicini come Francia, Germania e Spagna hanno tendenze a volte molto diverse: troviamo un po’ ovunque un calo nella spesa per studente, ma proprio la Spagna si distingue per una grande crescita degli studenti. Per parte loro, gli alunni tedeschi sembrare invece andare nel verso esattamente opposto.

 

 

 

In Francia e Germania l’istruzione universitaria ha invece visto aumentare la spesa per studente insieme al numero stesso di iscritti. In Italia non è andata così: le matricole sono diminuite molto, per poi stabilizzarsi soltanto di recente. Il nostro è anche l’unico paese – almeno fra i grandi – in cui dopo la ripresa economica la spesa per studente per i laureati non ha ricominciato a crescere.