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economia

Altro che Airbnb e Instagram: ecco quanti italiani abitano in case sovraffollate e malsane

Se ci si limita a guardare gli annunci su Airbnb, l’idea che ci si fa del parco abitativo italiano è di splendide dimore, per lo più ampie, con una bella vista sulle meraviglie naturali e artistiche del nostro paese. Un’Italia tutta da Instagram. La verità sotto la patina però è un’altra: siamo uno dei paesi in Europa con i tassi più elevati di affollamento delle case e di disagio abitativo, un indicatore, quest’ultimo, che rappresenta il numero di persone che vivono in case con problemi strutturali (soffitti, infissi), che non hanno bagno o doccia con acqua corrente o che presentano problemi di luminosità.

Lo mostrano chiaramente i dati Eurostat  degli italiani vive in case sovraffollate, mentre la media europea è del 16,5%. Peggio di noi troviamo solo otto paesi: Romania, Polonia, Croazia, Bulgaria, Lettonia, Ungheria, Slovacchia e Grecia. Ma c’è di più: se consideriamo solo chi è a rischio povertà la percentuale di chi vive condizioni di sovraffollamento sale al 43%, facendoci superare anche la Grecia.
Al tempo stesso siamo fra i paesi dove è minore la percentuale di popolazione che vive in case molto più ampie di quanto servirebbe loro, condizione che interessa il 15% degli italiani, mentre la media europea è del 34%.
Inoltre, siamo fra i paesi con il numero più basso di persone che vivono in case indipendenti: 2 italiani su 10, mentre più della metà di noi vive in appartamento. Quasi 3 persone su 10 infine vivono in case semi indipendenti.

Insomma, lo spazio è poco e se è vero che negli ultimissimi anni, anche grazie o per colpa (a seconda delle prospettive) del modello Airbnb, è cresciuto il turismo nel nostro paese, non possiamo dimenticare che sta crescendo anche il numero delle famiglie, come dimostrano gli ultimi dati Istat  : c’erano 25,81 milioni di famiglie nel 2014, 25,85 milioni nel 2015 e ce ne sono 25,93 milioni nel 2016. Famiglie che spesso non possono permettersi un’abitazione adeguata, nonostante la disponibilità di una dimora dignitosa, a un prezzo accettabile e in un ambiente sicuro sia un elemento fondamentale per attenuare la povertà e l’esclusione sociale.

Riguardo al disagio abitativo grave, gli ultimi dati – non ancora inseriti nel database Eurostat, che si ferma al momento al 2015 – sono quelli del rapporto BES (Benessere Economico e Sostenibile) di Istat , aggiornato al 2016: nel complesso l’Italia si colloca al 21° posto tra i 28 paesi europei per la qualità dell’abitazione, anche se dal 2015 al 2016 la quota di persone che vive in abitazioni di bassa qualità è leggermente scesa passando dal 9,6% al 7,6%, a seguito della diminuzione di chi lamenta problemi di infiltrazioni, umidità e simili in muri, soffitti o infissi (dal 24,1% al 21%) o di luminosità dell’abitazione (dal 7% al 5,5%). Tuttavia, per fare un paragone, in Francia, Regno Unito, Germania e Spagna vive disagio abitativo grave circa il 2% della popolazione.

Il problema è che già ora, una grossa fetta degli italiani che stanno pagando un affitto, e in misura minore anche di chi sta pagando un mutuo, spende per la casa più del 40% del proprio reddito disponibile equivalente. Nel 2015 in Italia questa situazione interessa un affittuario su 3, una percentuale leggermente superiore alla media europea, e meno del 5% dei proprietari. E intanto tra gli affittuari la quota di chi vive in un’abitazione di bassa qualità è quasi 3 volte quella rilevata tra chi vive in un’abitazione di proprietà (il 14% contro il 5%).

Sempre secondo quanto riporta il rapporto BES, l’Italia è al 19° posto tra i paesi europei nel 2016 per la grave deprivazione materiale, che secondo la metodologia Eurostat si presenta quando si manifestano quattro o più sintomi di disagio economico su un elenco di nove. La quota di chi vive una condizione di grave deprivazione in Italia raggiunge oggi il 12,1% (era 11,5% nel 2015), risultando di circa 5 punti percentuali superiore alla media europea e quasi il doppio della media dell’area euro. Risultati peggiori si riscontrano solo in Ungheria (16,2%), Grecia (22,4%), Romania (23,8%) e Bulgaria (31,9%).
Nel complesso, Istat mostra che l’indicatore di bassa qualità dell’abitazione non sta migliorando su tutto il territorio nazionale e in alcuni casi si continua anche nel 2016 a superare il 10% di persone che vivono un forte disagio abitativo: Liguria e Basilicata per esempio mostrano un peggioramento significativo, posizionandosi su livelli di deprivazione abitativa elevati, prossimi a quelli registrati in Campania e Puglia, mentre gli alti livelli rilevati in Abruzzo, Umbria e Marche risentono degli eventi sismici degli ultimi anni.

Ultimi commenti
  • Pietro |

    Penso che sarebbe stato utile che venisse quanto meno accennato a cosa si intenda per “casa sovraffollata” , sono stato abbastanza in giro in Europa e di solito le case negli altri paesi sono abbastanza anguste per cui fatico davvero a capire come l’Italia sia cosi bassa in classifica.
    Forse sarebbe stato utile fornire anche le quote percentuali della popolazione che vive in affitto ed in una casa di proprietà per dare una maggiore significatività agli ultimi due indicatori che si riferiscono a frazioni della popolazione molto differenti a seconda della nazione.

  • fj |

    Queste statistiche lasciano perplessi. Conosco ad esempio la Gran Bretagna e la considero da un punto di vista abitativo un paese con la maggior parte delle abitazioni molto sotto la media di quelle italiane. Hanno case con i cavi elettrici, dell’acqua e del gas in giro per la casa. Rubinetti senza miscelatore, infissi scadenti anche in case che loro considerano medio-borghesi, case che sarebbero da rifare nuove. Ma noi da queste statistiche risultiamo un paese sottosviluppato. Mah!

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