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economia

Sorpresa: gli stranieri non ci rendono più giovani

Terzo ed ultimo approfondimento che InfoData dedica al tema dell’anzianità della popolazione. Dopo la mappa che mostra l’indice di gioventù ed il confronto tra quest’ultimo e due indicatori economici come il reddito medio ed il tasso di occupazione, questa volta tocca agli stranieri.

 

Nello specifico, InfoData ha incrociato l’indice di gioventù, ovvero il rapporto tra residenti under 18 ed over 65 al 1 gennaio 2017, con la percentuale di stranieri residenti al 1 gennaio di quest’anno di età compresa tra i 19 ed i 54 anni. Ovvero, potenzialmente, con i genitori degli under 18 utilizzati per calcolare l’indice di gioventù. I dati arrivano dall’Istat ed il dettaglio è comunale. E il risultato è questo:

 

 

 

Ora, nel tentativo di rendere l’infografica più chiara, si è deciso di rappresentare la provincia con l’indice di gioventù medio più alto, ovvero Napoli, e quella in cui è più basso, ovvero Savona. In realtà, sarebbe Trieste: ma in questo caso i comuni sono appena cinque e tutti con un indice inferiore alla media nazionale. Per questo si è scelto di trasferirsi nel Ponente ligure. I filtri Regione e Provincia consentono ovviamente di spostarsi dovunque nella penisola.

 

In generale, più un punto si trova in alto, maggiore è la percentuale di residenti stranieri. Più si spinge verso destra, più alto è l’indice di gioventù elaborato da InfoData. I punti colorati in arancione sono quelli in cui questo indicatore è inferiore al dato nazionale, gli azzurri quelli in cui è superiore. La linea che taglia a metà entrambi i grafici indica la percentuale media di stranieri a livello nazionale.

 

Guardando allora alla provincia di Napoli, si nota come la maggior parte dei comuni ricadano al di sotto della media nazionale di residenti stranieri. E, con l’eccezione di due, sono tutti colorati di azzurro. Non, ovviamente, per ragioni calcistiche, ma perché l’indice di gioventù è superiore al dato nazionale. Discorso simile vale anche per Bolzano, altra area d’Italia in cui il rapporto tra giovani e anziani era superiore a quello italiano.

 

Se però si sposta l’attenzione sulla seconda parte dell’infografica, si vede come le cose cambino in quelle zone in cui l’indice di gioventù è più basso. Qui è più chiara la correlazione negativa tra la percentuale di stranieri tra i 19 ed i 54 anni residenti e l’indice di gioventù della popolazione. A Giusvalla, paese appunto del savonese, oltre il 40% degli abitanti che appartengono a questa fascia d’età è straniera, dato superiore di quasi tre volte a quello nazionale. Mentre l’indice di gioventù è pari a un terzo di quello italiano.

 

Resta, a questo punto, da capire perché una più forte presenza straniera non si traduca in un incremento dell’indice di gioventù. I dati, questo, ovviamente non lo dicono. Muovendosi così nel campo delle ipotesi, si può dire che gli stranieri tendono a trasferirsi nelle zone più ricche del Paese. Che, come già visto, sono quelle nelle quali l’indice di gioventù è generalmente più basso. Evidentemente i figli degli stranieri non sono sufficienti da consentire di invertire la tendenza che vede, in queste aree, il numero di over 65 prevalere su quello degli under 18. Preveniamo la critica: non si sta dicendo di spalancare le frontiere per ringiovanire la popolazione italiana. Per questo obiettivo basterebbero, ad esempio, politiche di sostegno alle famiglie. Ma, ancora una volta, non è questo il punto. Per lo meno, non lo è qui. Qui si trattava di capire se la presenza di stranieri aumentasse l’indice di gioventù della popolazione. E la risposta è ‘no’.