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economia

E-commerce, l’identikit (definitivo) di chi compra online

È una pratica che riguarda sopratutto chi ha un’età compresa tra i 25 ed i 34 anni. La scelgono soprattutto persone con un alto titolo di studio e che vivono in zone densamente popolate. Almeno a livello europeo. Già, perché la propensione degli italiani verso l’e-commerce rimane invece molto bassa.

A dirlo è Eurostat, che ha appena rilasciato l’edizione 2017 del “Digital economy & society in the EU”, uno studio dedicato al rapporto dei cittadini europei con le tecnologie Ict. E quindi anche con lo shopping on line. Un fenomeno che, su un piano generale, è in crescita. Se nel 2007 riguardava infatti appena la metà delle persone che disponevano di una connessione ad Internet, ora si è saliti ai due terzi.

Una formula, quella dell’acquisto in Rete, che piace soprattutto ad inglesi (l’87% di chi ha una connessione lo ha provato nel 2016), danesi (84%) e tedeschi (82%). Gli oggetti che vengono acquistati con maggiore frequenza? Abbigliamento e articoli sportivi. Il 60% di chi ha comprato attraverso un browser o un’app ha comprato un prodotto di questo tipo. Seguono viaggi e vacanze (52%), elementi di arredo (44%) e biglietti per partecipare a concerti o spettacoli (38%).

Come detto, c’è un’età in cui è più diffuso il ricorso allo shopping elettronico. Ed è quella tra i 25 ed i 34 anni. Non importa quale sia il prodotto: i poco più, o poco meno, che trentenni sono quelli che maggiormente scelgono di fare acquisti on line. Lo si può vedere analizzando questa infografica:

 

Il “cuore” sta nei filtri che si trovano tra la mappa e il grafico. Qui è possibile innanzitutto selezionare il prodotto, una scelta che modificherà sia la parte superiore che quella inferiore. Al contrario, la fascia d’età influirà solo sulla mappa, mentre una modifica del Paese riguarderà solo il grafico.

La mappa dice innanzitutto che agli italiani l’ecommerce piace poco. Solo il 14% di chi ha tra i 25 ed i 34 anni ha comprato on line l’arredamento di casa contro il 67% dei coetanei inglesi. Appena il 9% ha acquistato prodotti di elettronica contro il 36% dei norvegesi, solo il 22% ha prenotato le vacanze via Web contro il 65% di olandesi e norvegesi. Infine soltanto il 4% dei trentenni italiani ha comprato prodotti alimentari on line. Il record spetta invece agli inglesi, con il 38%.

Il grafico sottostante conferma invece come la fascia di età tra i 25 e i 34 anni sia quella che in percentuale sceglie maggiormente le transazioni elettroniche rispetto ai tradizionali acquisti nei negozi. Infodata ha cercato allora di approfondire l’analisi, per capire meglio le caratteristiche delle persone che scelgono l’e-commerce.

E si è innanzitutto concentrata sul titolo di studio delle persone che hanno tra i 25 ed i 34 anni. Il risultato è che quelle con un livello di istruzione più elevato si rivolgono agli acquisti on line più frequentemente di quanto non facciano i loro coetanei che invece hanno studiato meno. Il risultato è riassunto in questa infografica, il cui funzionamento è identico a quello della precedente.

 

 

Visualizzazione che conferma lo scarso interesse italiano per l’e-commerce. In Germania, Olanda e Inghilterra più della metà di chi ha frequentato le “scuole alte” ha acquistato libri e riviste on line nel corso del 2016. In Italia meno di uno su quattro. E i biglietti per i concerti? In Norvegia li ha comprati via Web il 64% dei laureati, in Italia solo il 14%.

Altro elemento per tracciare l’identikit di chi acquista su Internet è legato alla zona di residenza. O meglio, alla densità abitativa del territorio in cui si abita. Ovviamente, più è alta più si tratterà di una persona che vive in città. Al contrario, più è bassa e più si avrà a che fare con soggetti che vivono in campagna. La propensione all’e-commerce di chi ha tra i 25 e i 34 anni sulla base della densità di popolazione è questa:

 

 

Una volta di più, l’Italia rivela uno scarso interesse nei confronti del commercio on line. Il 52% degli inglesi che hanno tra 25 e 34 anni e vivono in città, o comunque in una zona in cui abitano più di 500 persone per ogni chilometro quadrato, ha comprato arredamento on line. In Italia si scende al 12%, poco meno di uno su otto. Più del 60% di norvegesi, danesi e svedesi ha prenotato le vacanze via web, gli italiani sono al 19%.

Tutti numeri che danno l’impressione che oltre al digital divide “fisico”, legato alla diffusione della banda larga, ci sia in Italia anche quello che si potrebbe definire come un digital divide culturale. Almeno per quanto riguarda l’e-commerce. Tutto sta a capire, ma questo i numeri di Eurostat non lo dicono, se questa diffidenza riguardi anche altri aspetti della vita digitale.

Ultimi commenti
  • Albalù |

    Non mi stupisce, ma ritengo molto significativo il rapporto tra livello di studio e propensione e fiducia nel commercio elettronico.
    Sicuramente anche in Italia si svilupperà maggiormente questo canale distributivo, ma per il momento, a quanto pare, stiamo un po’ a guardare (e non so se sia un bene o un male)

  • Andrea |

    Tu gestisci 3, 4, 5, 10, 100 e-commerce e soprattutto 1, 2, 3 per settore. Se funzionano e hanno risultati notevoli… bravo tu! Però, giustamente, la statistica viene fatta su un numero maggiore di realtà e soprattutto su 1000 (per dire) negozi virtuali per settore. Quindi è normale che ci siano discrepanze nei dati che hai tu.

  • Loris |

    Gestisco qualche e-commerce da una decina d’anni.
    I miei dati sono un po’ discordanti.
    Credo che per verificare la media di questi valori valga molto una voce che in questo articolo viene lasciata in disparte: la tipologia di prodotto.
    Per fare degli esempi:
    . Personalmente curo un e-commerce di successo nel settore food ed i clienti sono prevalentemente dai 35 ai 55 anni.
    . Ne seguo un secondo che vende case di legno e possiede lo stesso target.
    . Ne seguo un terzo di abbigliamento intimo tecnico sportivo ed in quel caso l’età scende alle medie indicate dall’articolo.

    Quindi ciò che fa la differenza è il settore merceologico.
    Questo, almeno, secondo me.

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