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Scopri le città dove le aziende pagano le tariffe più alte per la raccolta dei rifiuti?

Dopo anni di continui aumenti, nel 2016 la Tari è stata protagonista di alcune battute d’arresto. Guardando la media nazionale, il costo del tributo pagato da un albergo o da un ristorante quest’anno vede il segno meno, con una riduzione rispettivamente dello 0,5% e dell’1%. Un primo importante segnale per questa tariffa che nell’arco di 15 anni è raddoppiata.

A fronte di un piccolo calo del settore alberghiero e della ristorazione, meno positivo è il bilancio per i supermercati, per i quali il carico dell’imposta è rimasto stabile, e per l’industria alimentare, con un aumento dello 0,7%.

«Oggi – chiosa Berardi, direttore del Laboratorio sui servizi pubblici locali di Ref Ricerche – si penalizza chi produce maggiori volumi di rifiuti senza curarsi della loro tipologia ed eventualmente della qualità. Inoltre non esiste un modello standard di raccolta efficace». I margini di manovra per arrivare a un calo dell’imposta ci sono, spetta ai Comuni varare nuovi piani.

È il Centro Italia l’area dove il costo al metro quadro della Tari è più pesante. Il Sud è allineato alla media nazionale, mentre al Nord le tariffe sono più leggere. Tra i quattro settori presi in considerazione (alberghiero, ristorazione, industria alimentare, supermercati), sono i ristoranti a risentire maggiormente del peso di questa imposta. In particolare nelle regioni del centro Italia si arriva a pagare 34,9 euro per metro quadro.

La Tari è un match che si gioca sui multipli che separano i migliori dai peggiori e probabilmente anche i meno efficienti nella raccolta e gestione dei rifiuti. Il caso di Roma è emblematico: è tra le città più care con un servizio mediocre. Considerando la spesa per metro quadro, la Capitale emerge per un primato poco invidiabile. Un hotel spende 11,14 euro al metro quadro, contro i 4,4 di Milano; un ristorante vicino al Colosseo addirittura 42,4 euro (record nazionale) contro i 28 di quello all’ombra della Madonnina.

Svetta come città più cara, per quanto riguarda la tassazione per i supermercati, il capoluogo piemontese – con 25,68 euro al metro quadro. Una nota di merito va invece a Cosenza, fanalino di coda con soli 5 euro. Ultimi con merito anche Udine – 1,96 euro per gli alberghi e 5 euro per i supermercati – Ascoli Piceno e Barletta, rispettivamente con una tariffa di 10,92 euro a metro quadro per i ristoranti e 1,80 euro per le industrie alimentari.

La ricerca mette in evidenza anche oscillazioni dei prezzi, tra 2015 e 2016, che sono dovute alle scelte delle amministrazioni locali. Caso particolare quello dell’Aquila, che per quest’anno ha applicato un aumento generalizzato di 18,4 punti percentuali. Rilevanti anche gli aumenti in percentuale di Avellino, +25,9 nel settore ristorazione, e Benevento, +36,4 per l’industria alimentare.

 

 

 

Articolo apparso sul Sole 24 Ore del 3 ottorbe 2016 a pagina 9