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finanza

Stranieri, le rimesse valgono 5 miliardi l’anno. Ma sono in calo

Negli ultimi dieci anni gli stranieri che vivono in Italia hanno inviato in patria 64 miliardi di euro, più del doppio della manovra finanziaria 2016. Il Paese che ha beneficiato di più delle rimesse degli immigrati è la Cina, che ha assorbito da sola qualcosa come 16 miliardi. Seguono la Romania con poco meno di 9 e le Filippine con 5,9. La provincia più “generosa”? Quella di Roma, dalla quale sono partiti alla volta dell’estero più di 15 miliardi. Cifre consistenti, che però dal 2011 iniziano a risentire della crisi economica.

 

A tracciare il quadro è la Banca d’Italia, che pubblica sul proprio sito i dati relativi alle rimesse degli stranieri che vivono in Italia. Secondo via Nazionale nel solo 2015 gli stranieri hanno inviato nei loro Paesi d’origine 5 miliardi e 251 milioni di euro, la cifra più bassa dal 2007. Anche nei primi anni della crisi le somme spedite all’estero da chi vive e lavora in Italia continuavano a crescere, fino a toccare un massimo di 7,4 miliardi nel 2011. Da allora la congiuntura economica negativa ha iniziato a colpire anche le rimesse, che sono andate diminuendo fino ad attestarsi, dal 2013 a oggi, tra i 5,5 e i 5 miliardi di euro l’anno.

 

Proprio la Cina, una delle nazioni che negli anni ha maggiormente beneficiato delle rimesse partite dall’Italia, con la crisi ha visto ridursi drasticamente le risorse inviate in patria dai cinesi che risiedono nel Belpaese, che dal 2012 ad oggi si sono ridotte di oltre l’80%, passando dai 2,7 miliardi di quattro anni fa ai 557 milioni dello scorso anno. Anche le Filippine, il terzo Paese che riceve maggiormente dai connazionali trasferiti in Italia, hanno visto calare l’importo a causa della crisi. Furono 922 i milioni inviati nel 2008 verso Manila, che lo scorso anno ha dovuto accontentarsi di 355 milioni di euro.

 

Decisamente in controtendenza il Bangladesh che, salvo una flessione nel 2012, ha visto costantemente crescere il valore delle rimesse, passate dagli 8,5 milioni del 2005 ai 435 milioni dell’anno passato. In crescita significativa anche lo Sri Lanka, salito da 3,7 a 175 milioni di euro l’anno, il Pakistan, passato da 9 a 166 milioni, e l’India, cresciuta da 63 a 248 milioni. Mentre la Romania non sembra aver risentito particolarmente della crisi: il denaro inviato in patria dai rumeni ammontava a 894 milioni nel 2011, mentre lo scorso anno si è attestato sugli 847.

 

I dati pubblicati da Bankitalia permettono però anche di capire quali siano le province di partenza dei bonifici diretti all’estero. Non a caso è Roma, che secondo Istat è quella che nel 2015 ha ospitato il maggior numero di stranieri, la più “generosa”. Lo scorso anno i 524mila immigrati che vivono intorno alla Capitale hanno spedito in patria 820 milioni di euro. Il Paese che ha beneficiato maggiormente di queste rimesse è la Cina, dove sono arrivati 173 milioni di euro. Seguono la Romania con 130 e il Bangladesh con 126. Milano, seconda provincia italiana sia per residenti stranieri (439mila) che per rimesse inviate (605 milioni nel 2015), ha invece un rapporto privilegiato con le Filippine, che l’anno passato hanno ricevuto 102 milioni di euro.

 

Nonostante sia solo la settima realtà italiana per la presenza di stranieri, Firenze è al terzo posto se si guarda all’ammontare dei soldi inviati all’estero: 205 milioni nel 2015, 71 dei quali sono partiti alla volta di Pechino. All’estremo opposto c’è il Medio-Campidano, in Sardegna, dove vivono appena 1.200 immigrati. I quali nel 2015 hanno inviato ai parenti rimasti in patria 62mila euro. Denaro che per la maggior parte, si tratta di 55mila euro, è finito in Romania.

 

 

Fin qui le rimesse che passano attraverso i canali ufficiali. Ma Bankitalia ha recentemente diffuso uno studio che prova a quantificare i soldi che passano attraverso quelli informali. Denaro cioè che viene portato in patria direttamente da chi l’ha guadagnato e che magari torna nella città d’origine per una vacanza o che, discorso che vale soprattutto per i Paesi musulmani dell’Asia, passa attraverso la hawala. Ovvero un sistema definito di brokeraggio informale, per cui i soldi vengono versati a un broker che risiede in Italia che darà l’ordine di pagamento ad un omologo che vive nel Paese di destinazione del denaro, mentre il saldo tra i due avverrà in un secondo momento. La stima è che le rimesse invisibili possano ammontare ad una quota che oscilla tra il 10 ed il 30% di quelle ufficiali. Il che indicherebbe, per il solo 2015, una somma pari a circa 700 milioni di euro. In un modello che indica, confermando la tendenza già vista per il denaro che passa attraverso i canali formali, una riduzione del 20% delle rimesse informali nel corso dell’ultimo decennio.