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economia

La dinamica del rapporto debito/Pil in Europa: la corsa di Spagna, Portogallo e Grecia.

 

Per l’Italia il picco del debito pubblico dovrebbe essere ormai alle spalle: nel 2015 ha toccato il 132,8% del Pil ma già da quest’anno dovrebbe ricominciare a scendere. Nelle previsioni della Commissione europea pubblicate la scorsa settimana, è un’inversione di marcia, significativa, sì, ma solo di qualche decimo di punto e perciò molto a rischio. Tanto più che le due spinte principali alla riduzione del rapporto debito/Pil (crescita e inflazione) nonostante gli sforzi della Bce, fanno enorme fatica a ripartire, complici il calo del petrolio e il rallentamento di molte economie, dalla Cina al Brasile. Un passo indietro più deciso della montagna di debito pubblico accumulato in decenni dall’Italia dovrebbe arrivare l’anno prossimo, dal 132,4% del 2016 al 130,6%. Ma il condizionale è d’obbligo. Tante volte previsioni del genere sono state puntalmente mancate. E lo scenario di estrema incertezza che si sta delineando induce ad estrema prudenza. Il problema del debito, però, non riguarda solo l’Italia. Come mostra il grafico in alto, mettendo i famigerati Pigs (Portogallo, Italia, Grecia e Spagna) più la Francia e la Germania su una ipotetica linea di partenza nel 2007, solo la Germania ha fatto meglio dell’Italia. Fatto cento il rapporto debito/Pil nel 2007, per alcuni paesi la progressione è stata vertiginosa. Nel 2015 per la Spagna era quasi triplicato (283 punti), vicino al raddoppio per il Portogallo (188 punti) addirittura peggio della Grecia (173). In Francia il rapporto è cresciuto fino a sfiorare quota 150 mentre in Italia si è “fermato” appena sopra 133 punti. E negli anni tra il 2009 e il 2012, quando si è trattato di sorreggere il sistema bancario nazionale, l’accelerazione del debito di Berlino è stata poderosa, soprassando di gran lunga quella italiana. Questo non vuol dire che l’Italia ha risolto il problema principe della sua economia, che frena la crescita e scarica sulle generazioni più giovani l’onere del rimborso. Resta pur sempre uno dei principali debitori al mondo. Tuttavia questi numeri dimostrano che il problema del debito nell’Eurozona non è solo una questione italiana. Riguarda tutti e soprattutto tutti insieme. E i richiami al rigore o, per dirla con la Commissione europea, a «maggiori sforzi di bilancio per garantire la sostenibilità a lungo termine delle finanze pubbliche» sono destinati a cadere nel vuoto, dal momento che è diventato sempre più difficile, anche politicamente, sostenere l’efficacia dell’austerity per generare la crescita. Per queste ragioni diventa sempre più urgente trovare una soluzione ampia e condivisa, in sede europea, per gestire l’eccesso di debito sovrano che si è prodotto dal 2008 in avanti. Come ha sostenuto ieri Il Sole24Ore in un editoriale del direttore, la soluzione passa per una maggiore condivisione di sovranità – e non solo in materia di bilanci. Questo comporta inevitabilmente una maggiore condivisione del rischio, sia per i bilanci pubblici sia per quelli bancari. Perché, come dimostrano gli attacchi speculativi che in questi giorni colpiscono anche grandi banche tedesche, nessun Paese europeo, per quanto forte economicamente, può affrontare da solo i mercati globali.

Tratto da Il Sole 24 ORE del 10/02/2016, pagina 4