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cronaca

Il Vecchio continente invecchia inesorabilmente. L’età media è aumentata di 4,3 anni

 

Siamo lassù, in cima, nel gruppo di testa insieme a Spagna, Francia, Giappone e Corea. L’aspettativa di vita a 65 anni in Italia è di 22,3 anni. Vuole dire che se va bene possiamo puntare a superare serenamente gli ottant’anni. I meriti li conosciamo, i progressi nella medicina, migliori condizioni di vita e cibo più sano. Se ci concentriamo sul Vecchio continente scopriamo che l’età media, nel 2018, è salita a 43,1 anni. Il picco siamo noi. Si va dai 46,3 dell’Italia ai 37,3 dell’Irlanda. Nove anni di differenza che sono perlopiù legati alla storia dei singoli Paesi. L’impatto in termini demografici non sarà lieve.

Questi dati ci suggeriscono che l’Europa invecchia tutto ma non nello stesso modo. Germania, Italia, Francia e Spagna più di altri. Nelle zone urbane più popolose e più ricche (Londra, Madrid, Berlino ecc) e nell’Europa dell’Est l’età media è più bassa. Anche perché più giovani vanno a studiare e restano per questioni lavorative. Mentre per l’Est dell’Europa non assistiamo a un calo delle nascite paragonabile a quello dell’Ovest.

E in Italia? In Italia l’età media è salita da circa 24 anni nel 1861 a poco meno di 30 anni nel 1950 fino a raggiungere oltre 45 anni oggi.  In cinquant’anni tra il 1960 e il 2010, abbiamo guadagnato circa 14 anni di vita in più.  Ogni anno a partire dalla fine degli anni Ottanta si sono registrate ogni anno circa 42 mila morti in meno a causa di malattie cardiovascolari.
Nell’Info Data realizzata grazie ai dati di Istat raccolta tra il 2003 e il 2014  si può navigare le cause di morte per anno e per tipologia. La dimensione dei riquadri è legata al numero di decessi.

 

 

Il bilancio demografico, Scrive Istat: il movimento naturale della popolazione ha registrato un saldo (nati meno morti) negativo per quasi 200 mila unità. Il saldo naturale è positivo per i cittadini stranieri (quasi 61 mila unità), mentre per i residenti italiani il deficit è molto ampio e pari a 251.537 unità. Continua il calo delle nascite in atto dal 2008. Per il terzo anno consecutivo i nati sono meno di mezzo milione (458.151, -15 mila sul 2016), di cui 68 mila stranieri (14,8% del totale), anch’essi in diminuzione. I decessi sono stati quasi 650 mila, circa 34 mila in più rispetto al 2016, proseguendo il generale trend di crescita rilevato negli anni precedenti dovuto all’invecchiamento della popolazione.

Resta da capire se i flussi migratori saranno in grado di abbassare l’età media. Che tradotto vuole che, se gli italiani non cambiano il loro ritmo di riproduzione siamo destinati a essere un Paese per vecchi. Anzi, il Paese più vecchio del Vecchio continente.