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finanza

Manovra e spese pubbliche: 50 miliardi l’anno (per 16 anni) vi sembrano pochi?

Siamo sicuri che le manovre in disavanzo siano l’unica via da battere per sostenere la crescita? In giornate davvero particolari come quelle che stiamo attraversando, tra un downgrade e l’altro, lo spread Btp-Bund sopra il 300 punti e le prime bocciature europee alla manovra gialloverde, forse basta uno sguardo a una serie storica per darsi una risposta individuale, da soli, da “buon padre/madre di famiglia”.

Ebbene dal 2002, quando è entrato in circolazione l’euro, abbiamo viaggiato con indebitamenti netti annui medi da 50 miliardi. Il top l’abbiamo toccato nel 2009 con 82,5 miliardi, il minimo due anni prima con 23,5 miliardi, l’anno scorso abbiamo chiuso attorno a 40 miliardi (dato Istat ancora provvisorio). Messi tutti insieme quei disavanzi cumulano poco più di 800 miliardi. Stiamo parlando in valori facciali dell’indebitamento, ovvero di quei mattoncini che anno dopo anno servono per alzare il muro del debito pubblico, che a fine agosto (ultimo dato stimato da Bankitalia) era pari a 2.326,5 miliardi.

Qui trovate l’indebitamento netto della Pubblica amministrazione e il Pil a prezzi correnti. 

 

Come detto qui non si vuole affrontare un dibattito teorico sulle politiche espansive adottate dai nostri governi prima durante e dopo la doppia recessione che ha colpito l’Italia e che ci ha lasciati dove ci ha lasciati, ovvero con un Pil procapite ancora dell’8% inferiore ai livelli del 2007 (mentre in media nel resto dell’Ue sono sopra del 5%). Lasciamo stare per un minuto i dibattiti sulle vecchie o nuove teorie keynesiane, i moltiplicatori fiscali, le esogene e i complessi calcoli sulla portata degli stimoli indotti dalle politiche  economiche e quelle monetarie.

Riguardiamo i numeri di questa InfoData e proviamo a darci da soli una risposta. Da soli, proprio come quando siamo soli nel seggio elettorale quando votiamo: ma dov’è questa austerità da superare? Dove i vincoli, se abbiamo fatto 50 miliardi l’anno di deficit? Davvero tutti quei disavanzi sono serviti a qualcosa? Davvero il problema è l’Europa che ci ricorda che bisognerebbe ritrovare un sentiero di convergenza verso l’equilibrio di bilancio?

 

Ultimi commenti
  • Fernando Cimini |

    Quelli 50 miliardi di media son quasi tutti interessi sul debito. Manovre non esistono, ansi, per pagare il debito avere un saldo primario positivo di 30 miliardi non basta neanche, che gli interessi costano in 2017 68 miliardi, 5 anni or sono erano persino arrivati a 80 miliardi. Smettetela di raccontare delle balle, scrivete un sacco di cose pertinenti, ma questa qua non lo e.

  • federico d'aniello |

    Dire 50 miliardi all’anno di media non credo sia esaustivo. Quella cifra è la risultante di somme con destinazione diverse. Per investimenti sempre meno, per spesa corrente forse sempre di piu.
    Ciò che è da considerare critico nella finanziaria di cui si discute è il fatto che le somme messe per la pacificazione sociale non sono una una tantum; sono stabili e ricorrenti e quindi costituiscono un continuum anche in termini di strategia gestionale perchè non vengono invece destinate a costruire le premesse per un rilancio dello sviluppo. Se tu leggi il report del Global Forum competitiveness e vedi l’Italia posizionata al 31 posto dopo i paesi competitors piu vicini, se leggi un altro report dove si legge che l’Italia è il paese con una capacità di trasporto della rete posizionata al 71 posto nel mondo, sempre dopo i paesi che competono, ( ma sono solo esempi e potrebbero essere tanti della stessa specie ) se tu leggi i dati della crescita, non ti viene il dubbio che qualcosa non sta funzionando e, che per quanto siano legittime le attese di chi va aiutato, non è questo l’aiuto che va dato ? Quindi non si aiuta con il deficit che genera altro debito ma con un deficit che perlomeno va speso sino all’ultima lira in investimenti produttivi ad alto valore aggiunto che fanno crescere i dati della bilancia commerciale ed altro. quelli della fiducia nel paese con una possibilità di crescita reale. Quindi non mi pare un buona idea quella di far veder i dati degli ultimi 16 anni che cubano 800 miliardi e che possono generare un incoraggiamento al debito della serie” cosi fan tutti”. Va fatta una accurata analisi delle voci che lo hanno determinato. Possiamo anche dedurre che le somme non siano state ben destinate ma lo stop è una necessità soprattutto quando ciò che si vuol far credere è che attraverso la via scelta crescerà il pil e crescerà lo sviluppo. Forse ? ma in linea teorica non è cosi. Di certo crescerà la spesa per pensioni di 140 miliardi nei prossimi dieci anni e verrà meno quel piccolo gruzzoletto che nasceva da un risparmio di interessi sul debito che è anch’esso un addendo di quei 5o miliardi.

  • amerigo |

    i centri di impiego possono collocare persone se c’è domanda di lavoro. Quindi c’e’ domanda di lavoro ? solo in alcune parti d’Italia.. Quindi in quelle parti d’Italia dove non c’è domanda di lavoro bisognerebbe, credo, prima fare gli investimenti per creare domanda di lavoro e poi se la politica d’investimento ha successo, rendere efficienti i centri di lavoro. A cosa serve assumere gente nei centri di lavoro se non c’è domanda di lavoro?

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