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cronaca

Pochi dottori, troppi umanisti. Italia senza lauree scientifiche

Nella popolazione in età attiva (18-64 anni), solo il 18% ha una laurea, cioè la metà esatta rispetto alla media Ocse, e il recupero fra i più giovani è lento (26% di laureati nella fascia 25-34 anni, la media Ocse è al 43%) e macchiato da due problemi. Il primo è il rapporto fra titolo di studio e successo occupazionale, complicato anche dal peso delle lauree umanistiche (30% dei laureati totali, e 39% fra i titoli di primo livello del 2015, rispettivamente 11 e 16 punti sopra la media Ocse) più difficili da spendere sul piano occupazionale. Il quadro naturalmente non piace alle imprese, che tornano a chiedere un orientamento più mirato a scienza e tecnologia

Articolo sul Sole 24 Ore del 13 settembre 2017
Ultimi commenti
  • Elena |

    L’universita’ italiana è vergognosa, con i test e il numero chiuso si nega il DIRITTO allo studio. In Italia siamo il fanalino in Europa per numero di laureati ,ciò nonostante vi è un gran numero di esclusi dai corsi. Ma che Paese di diritto è uno Stato che ti nega di frequentare l’Università per la quale ti senti predisposto? La cultura, il sapere fanno paura ai nostri politici perché porterebbe alla loro estinzione. Per questo fanno di tutto per non investire nelle università dando a tutti l’opportunità di studiare. Intanto fanno soldi su test e iscrizioni che magari uno ha fatto come ripiego. Ma i milioni di euro che incassano per i test dove finiscono? Non ditemi nelle università perché per lo più sono fatiscenti nelle strutture e mancano di personale. Svegliamoci viviamo in un Paese dove l’illegalità la fa da padrone , e dove il Cittadino non ha diritti. Non si può studiare, non si può andare in pensione prima di avere un piede nella fossa, non ci si può sposare e avere figli per mancanza di lavoro e asili…Forse possiamo Buttarci in mare.. Quello non ci manca. Però attenzione..se cominciamo a farlo in troppi ci faranno fare il Test per vedere se abbiamo diritto di buttarci nel Tirreno, nell’Adriatico ,o nello Ionio..Chi non passa potrà buttarsi nel tombino vicino casa , però intanto lo Stato i Soldi del test li avrà incassati!

  • Robert |

    Oramai è ora di finirla con queste lamentele e statistiche fatte a cdc. La realtà è che in italia i giovani specializzati, se non sono figli di, non trovano sbocchi; al massimo possono aspirare a pulire i cessi. Volete la verità? Mio figlio maggiore a circa 10 anni dalla laurea e decine di certificazioni in USA dirige un team con stipendio che in italia vedrebbe col binocolo. L’altro, in italia, dottore di ricerca in chimica dopo alcuni assegni di ricerca ha trovato solo qualche contratto di formazione di 6 mesi e tante porte chiuse. Ecco cosa è l’italia; a tutti i giovani che possono stare lontani dalla famiglia dico di scappare a gambe levate.

  • Patrizia |

    Sono laureata in giurisprudenza cąon il vecchio ordinamento. Allora si sceglieva la facoltá in base alle proprie inclinazioni non in base al tipo di test superato. Si partiva in molti e si arrivava in pochi: la selezione la facevano gli insegnanti, l’ impegno e la vita. Oggi i test di ingresso sono una violazione del diritto allo studio e alla libera scelta. Inoltre il sistema del tre più due non ha fatto che gravare le famiglie di ulteriori costi e non ha migliorato la qualitá dello studio, anzi. Inoltre la nostra scuola non prepara nè allo studio delle materie scientifiche, spesso odiate, ne ad affrontare i test senza ulteriori aggravi di costi per lezioni private etc. Credo che in Italia niente sia al servizio di chi vuole veramente studiare e in molti casi lo studio è tornato ad essere una questione di censo e non di reale preparazione testata sulle conoscenze e non sui test.

  • Domenica |

    Le aziende devono avere veri contatti con le scuole e poi vediamo se i ragazzi di oggi fanno i fannulloni. Le università invece di fare il numero chiuso che facciano un sistema di studio alla maniera della Bocconi e poi vediamo quanti saranno i ragazzi incoscienti.

  • Francesco |

    Non ci credo troppo a queste statistiche. Nella mia città, Terni, sono uno dei pochi ad essere iscritto a Lettere e Filosofia (a Roma), nello specifico Storia e siamo in media in sei a seguire le lezioni. Tutti i miei concittadini scelgono ingegneria e medicina in primis, poi economia e architettura.

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