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economia

La classifica dei capoluoghi che “perdono” più acqua

Ogni italiano, in particolare residente in un comune capoluogo di provincia, consuma in media 89,3 metri cubi di acqua, ossia 245 litri al giorno. Lo scrive Istat in occasione della giornata mondiale dell’acqua. Su infodata ne avevamo parlato anche qua. 

I gestori delle reti comunali di distribuzione hanno autorizzato l’erogazione complessiva3 di 1,63 miliardi di m 3 di acqua per uso potabile nei 116 comuni presi in esame dove risiedono 18,2 milioni di persone, il 30% circa della popolazione totale italiana. Le differenze tra i 116 comuni capoluogo in termini di volumi pro capite erogati sono significative: si va dai 50 m 3 annui di Crotone (138 litri giornalieri per abitante residente) ai 140 m 3 di Milano (384 litri).

Nel complesso il volume di perdite idriche totali nelle reti dei comuni capoluogo di provincia, ottenuto sottraendo i volumi erogati autorizzati ai volumi immessi in rete, ammonta nel 2015 a 1,01 miliardi di m 3 , corrispondenti a una dispersione giornaliera di 2,8 milioni di m 3 di acqua per uso potabile.

 

L’indicatore più frequentemente utilizzato per la misura delle perdite di una rete di distribuzione è il rapporto percentuale tra il volume totale disperso e il volume complessivamente immesso nella rete. Nel complesso delle reti di distribuzione dell’acqua potabile dei comuni capoluogo di provincia esso è pari al 38,2% nel 2015 (35,6% nel 2012), a conferma dello stato di disagio in cui versa l’infrastruttura idrica. In più di quattro comuni su cinque le perdite totali superano il 20% dei volumi immessi in rete. Dispersioni particolarmente elevate (oltre il 60%) si riscontrano a Frosinone, Campobasso, Potenza, Vibo Valentia, Tempio Pausania e Iglesias. Dispersioni inferiori al 15% si rilevano soltanto a Pavia, Monza, Mantova, Udine, Pordenone, Macerata, Foggia e Lanusei.

Considerando il complesso degli indicatori sulla dispersione per i comuni capoluogo di regione, Milano è la città con il valore più basso di perdite idriche totali in termini percentuali rispetto ai volumi immessi (16,7%), mentre L’Aquila raggiunge il minimo delle perdite totali lineari con 12 m 3 persi giornalmente per chilometro di rete . Di contro, Potenza presenta il valore più alto dell’indicatore percentuale di perdite idriche totali rispetto ai volumi immessi (68,8%), sebbene per quanto riguarda le perdite totali lineari il valore registrato nel 2015, pari a 34,3 m 3 , sia sotto la media del complesso dei comuni capoluogo di provincia. Cagliari è il comune che presenta la maggiore dispersione giornaliera di acqua per chilometro di rete (161,5 m 3 ), in concomitanza a un importante valore percentuale di perdite totali (59,3%). Il capoluogo sardo | 7 presenta, tuttavia, un livello giornaliero di perdite totali per utenza in linea col dato medio (0,7 m 3 per utenza)

Le risorse idriche aumentano

A livello nazionale, nel periodo 2001-2010 si è mediamente registrato un aumento di circa il 6% della quantità di risorse idriche rinnovabili rispetto ai trent’anni precedenti (1971-2000).

La media della precipitazione totale nel periodo 2001-2010 è superiore dell’1,8% al valore del trentennio 1971-2000. Il deflusso totale medio complessivo a mare dei corsi d’acqua e delle acque sotterranee è stato, in media annua, di 123 miliardi di metri cubi nel decennio 2001-2010, in leggero aumento (+6%) rispetto al trentennio 1971-2000 (116 miliardi di metri cubi).

A partire dagli anni ’80 i ghiacciai alpini sono in graduale regresso, culminato nel 2007 con il 99% dei ghiacciai monitorati in ritiro, quota che è ridiscesa nel 2014 all’88%.

Dei circa 250 km cubi di ghiaccio presenti sulle Alpi al culmine della Piccola età glaciale (Anni 1820-1850) ne restavano circa 150 km cubi negli anni ’70 e soltanto 80 km cubi nel 2011. Il ghiaccio perso sull’arco alpino dagli anni ’80 a oggi corrisponde, in termini di volume d’acqua, a circa quattro volte la capacità del Lago Maggiore.

I prelievi di acqua effettuati nel 2012 sono stati destinati per il 46,8% all’irrigazione delle coltivazioni, per il 27,8% a usi civili, per il 17,8% a usi industriali, per il 4,7% alla produzione di energia termoelettrica e per il restante 2,9% alla zootecnia.

Metodologia. Va precisato che non vi è processo di distribuzione di acqua realizzato senza alcuna perdita lungo il percorso che dai serbatoi giunge agli utenti finali. Il volume d’acqua non utilizzato non è determinato da una misurazione diretta, ma è ottenibile calcolando la differenza tra i volumi immessi in rete e i volumi complessivamente erogati.