Tra il 14 e il 25 ottobre di quest’anno – e quindi in poco più di dieci giorni – in Italia si sono svolte quasi trecento proteste che hanno coinvolto le piazze di 139 comuni e capoluoghi. Le tematiche scatenanti riguardano per lo più la guerra e l’aumento del prezzo dei carburanti, la crisi degli alloggi, il precariato, gli investimenti (quelli già fatti e quelli previsti) per istruzione e sanità, insieme alla lotta contro la crisi climatica. Il baricentro geografico delle manifestazioni è stato il Meridione, ma molte segnalazioni provengono anche dal Nord Italia, sebbene con concentrazioni superiori nelle grandi città.
È questa l’immagine che emerge dalla Mappa della rivolta, una piattaforma elaborata e manutenuta da un gruppo di volontari non appartenenti a partiti, sindacati o collettivi. La mappa è costruita sulla base delle mobilitazioni registrate nel loro archivio dagli utenti. I numeri descrivono una mobilitazione nazionale con differenti forme e rivendicazioni, che vanno dai presidi contro il caro vita agli scioperi degli autotrasportatori. Partendo dai conteggi delle registrazioni giornaliere (quelle verificate dagli autori), noi della redazione di Info Data abbiamo approfondito i dati, traducendoli in grafici e visualizzazioni, per aiutare le lettrici e i lettori de Il Sole 24 Ore a fare chiarezza sui fenomeni analizzati.
Come funziona la mappa
La mappa è interattiva e gli utenti contribuiscono direttamente segnalando nuove iniziative, aggiornando quelle già presenti o indicando errori e modifiche. Avviene un controllo su ogni informazione caricata e quando un dato non è stato ancora passato al setaccio, compare l’etichetta “Da verificare“, che resta visibile fino alla conferma di un moderatore. Il progetto si basa sul lavoro di volontari, che verificano le informazioni affinché chiunque possa sapere dove e quando sono previste le mobilitazioni. Il sito contiene inoltre approfondimenti sulle ragioni delle proteste e sulle regole della piattaforma, che include solo iniziative pacifiche e autorizzate ed esclude qualsiasi sostegno ad azioni violente.
La geografia delle proteste
Nel Mezzogiorno sono avvenute oltre la metà delle proteste segnalate. Al primo posto per movimentazioni troviamo la Campania che con 56 eventi registrati è la regione più presente nell’archivio. Viene seguita dalla Sicilia con 52, dalla Calabria con 39 e dalla Puglia con 30. In queste quattro regioni sono avvenute 177 proteste in appena undici giorni. Appunto, oltre la metà del totale nazionale.
Il fenomeno, tuttavia, non resta confinato al Sud: Toscana, Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna, Lazio e Veneto mostrano una rete articolata di cortei, assemblee, scioperi e presidi. Guardando alle città maggiormente coinvolte, si aggiudicano il primato solo capoluoghi del Settentrione, come: Firenze, che è al primo posto con 15 eventi di protesta (qui pesano maggiormente le occupazioni dei licei da parte degli studenti); Torino, con 14 attività di protesta, anche qui spiccano le attività promosse dai giovani e giovanissimi (insieme alle richieste di azioni concrete per contrastare il cambiamento climatico); e Roma, al terzo posto, con 12 azioni segnalate sulla capitale
Il crescendo di voci contrarie
L’andamento temporale segnala un’accelerazione. Le registrazioni aumentano progressivamente fino a raggiungere il punto più alto il 24 ottobre, con 58 iniziative censite; il 23 ottobre sono 52 e il 22 ottobre 48. In pochi giorni la protesta passa quindi da una sequenza di vertenze territoriali a un fenomeno esteso, capace di coinvolgere nello stesso momento grandi città, centri di provincia e piccoli comuni.
La panoramica, inoltre, si concilia perfettamente con quanto è previsto per il prossimo 30 ottobre, quando ci sarà la mobilitazione nazionale indetta dall’Unione Sindacale di Base (USB). In quella data sono state segnalate sulla piattaforma, ad oggi, 47 nuove iniziative in 28 comuni (tutte già verificate).
Cosa ci racconta il nostro tempo?
La “Mappa della rivolta” non racconta un movimento unitario dotato di una sola regia. Mostra piuttosto un Paese attraversato da molteplici fratture: il costo dell’energia e dei trasporti, la precarietà del lavoro, le difficoltà della scuola, la crisi dei redditi, le politiche di riarmo, la tutela dell’ambiente e la richiesta di diritti. Analizzando le proteste, da Nord a Sud, possiamo intuire queste iniziative non come episodi isolati, ma come parti di una stessa trama territoriale. Una trama nella quale il Sud rappresenta l’epicentro della protesta economica, mentre il resto d’Italia contribuisce con vertenze industriali, mobilitazioni studentesche, iniziative pacifiste e conflitti locali. Più che una singola esplosione, è una pressione diffusa che percorre il Paese e ridisegna, giorno dopo giorno, la geografia del dissenso.