Nel 2025 la spesa farmaceutica italiana è cresciuta e a delineare i nuovi scenari terapeutici è soprattutto la semaglutide. È quanto emerge dal rapporto annuale sull’uso dei farmaci in Italia che l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ha pubblicato, come di consueto, ad agosto 2026.
Ne emerge che sono aumentati fortemente i consumi sia per il trattamento del diabete (condizione correlata anche all’eccesso ponderale) che per la gestione del peso in assenza di diabete.
Ozempic o Wegovy?
Una nota preliminare per leggere correttamente il rapporto AIFA: è necessario distinguere la spesa pubblica (in classe, o fascia, A i farmaci essenziali e quelli per le malattie croniche, interamente rimborsati dal SSN, e in classe H quelli a carico del SSN solo in ambito ospedaliero), da ciò che pagano le famiglie di tasca propria, con o senza ricetta (classe C). La classe dipende dal singolo prodotto e dalla sua indicazione, non dalla molecola. La semaglutide ha sul mercato tre prodotti con classi diverse a seconda delle esigenze.
In classe A troviamo il semaglutide per il diabete di tipo 2. I nomi commerciali sono Ozempic (semaglutide iniettabile) e Rybelsus (semaglutide orale) e sono rimborsati dal SSN per il diabete di tipo 2.
Boom di spesa privata del cittadino (più di quella per la disfunzione erettile)
Wegovy è invece la semaglutide autorizzata per la gestione del peso. È indicata insieme a dieta e attività fisica, in persone con obesità o in sovrappeso con almeno una malattia cronica correlata al peso. Per questa indicazione Wegovy è in classe C, non è rimborsato dal SSN e si acquista con ricetta medica ripetibile. Dal 2024 al 2025 abbiamo registrato a un boom dei consumi: nel 2024 questa molecola era alla tredicesima posizione e ha registrato incrementi superiori al 100% sia nella spesa sia nei consumi, mentre nel 2025 si colloca al primo posto e al secondo posto, con una spesa di 162,7 milioni di euro. Prima troviamo solo il paracetamolo, con una spesa di 250,7 milioni di euro.
Per dare un’idea delle proporzioni, al terzo e al sesto posto della stessa classifica ci sono due farmaci usati per la disfunzione erettile, tadalafil e sildenafil, con una spesa rispettivamente di 138,7 e 99,2 milioni di euro. La semaglutide li supera singolarmente, con 162,7 milioni, mentre insieme i due farmaci per la disfunzione erettile arrivano a 237,9 milioni. La differenza sta nella dinamica: la loro spesa cresce di circa il 5% rispetto al 2024 (+5,6% per il tadalafil, +5,4% per il sildenafil), quella della semaglutide è più che raddoppiata.
Quanto paga lo stato (comunque sempre noi)
Per capire i numeri sulla spesa pubblica bisogna distinguere i canali con cui i farmaci rimborsati arrivano ai pazienti. Nell’assistenza convenzionata il medico prescrive con la ricetta e il medicinale è dispensato dalle farmacie convenzionate con il Servizio sanitario nazionale, pubbliche e private, con oneri a carico del SSN. Nella distribuzione diretta il farmaco è consegnato dalla struttura sanitaria pubblica, per esempio alla dimissione da un ricovero o dopo una visita specialistica. Nella distribuzione per conto è invece la farmacia convenzionata a consegnarlo per conto dell’azienda sanitaria, sulla base di accordi locali.
Detto questo, in una nota AIFA riportata nel rapporto la semaglutide è al primo posto tra i primi 20 principi attivi antidiabetici per spesa territoriale, ossia la somma dell’assistenza convenzionata e della distribuzione diretta e per conto. La spesa arriva acon 430 milioni di euro, in crescita del 25,2% sul 2024.
Se si considerano insieme assistenza convenzionata e acquisti diretti delle strutture pubbliche, la semaglutide resta terza per spesa, con 448,3 milioni di euro.
Lancet: l’obesità è la maggiore minaccia per la salute da qui al 2100
Proprio in queste settimane la Commissione internazionale di The Lancet sulle minacce globali alla salute del XXI secolo ha pubblicato una corposa analisi, che abbiamo raccontato anche su Infodata, la quale ha usato previsioni basate sugli anni di vita aggiustati per disabilità (DALY) cumulativi attesi per quantificare e confrontare le minacce dal 2025 al 2100.
Il risultato è che la maggiore minaccia per la nostra salute da qui al 2100 è l’obesità, con 23,1 miliardi di anni di vita persi. A titolo di confronto, la pandemia di COVID-19 ha causato circa 500 milioni di DALY.
Oggi un adulto su 10 è obeso
Nel frattempo sono stati pubblicati i dati 2025 della rilevazione PASSI dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) sull’eccesso ponderale, cioè sovrappeso e obesità. Dal 1975 a oggi la prevalenza di obesità nel mondo è pressoché triplicata.
Il sistema di sorveglianza PASSI calcola l’Indice di Massa Corporea (BMI = kg/m²) sulla base di peso e altezza riferiti dagli intervistati. Classifica le persone come sottopeso (BMI inferiore a 18,5), normopeso (da 18,5 a meno di 25), sovrappeso (da 25 a meno di 30) e obese (BMI pari o superiore a 30).
Dai dati emerge che 43 italiani adulti (18-65 anni) su 100 sono in eccesso ponderale: oltre 3 su 10 sono in sovrappeso e uno su 10 è obeso. I numeri sono sostanzialmente stabili dal 2008. Tra gli over 65 il 12% è obeso e il 41,4% è in sovrappeso, il che significa che il 53% è in eccesso ponderale.
Fra i più giovani le cose vanno peggio
Tra i ragazzi la situazione è in peggioramento. Secondo un’analisi Istat pubblicata ad aprile 2026, un allarme riguarda la popolazione femminile under 34. La percentuale di giovani donne con obesità (18-34 anni) è passata dal 3,6% del 2016 al 6,3% attuale, con un incremento del 75%. È una crescita netta, che supera quella dei coetanei maschi (+35%) e che tende a estendersi alle fasce d’età successive, in particolare tra i 35 e i 54 anni.
Lo scenario è altrettanto critico se si guarda all’età evolutiva. Nel biennio 2024-2025 oltre un minore su quattro tra i 3 e i 17 anni (26%) si è trovato in condizione di eccesso ponderale, con un picco del 32,3% nella fascia tra i 3 e i 10 anni. La percentuale sale al 35,8% se entrambi i genitori condividono la stessa condizione, e il 33,8% nelle famiglie con un basso livello di istruzione dei genitori, a fronte del 20,3% registrato nei nuclei in cui almeno un genitore possiede una laurea.
Anche fra i bambini di 8 anni
L’ultima indagine dell’ISS sui più piccoli è Okkio alla SALUTE 2023, presentata dall’Istituto superiore di sanità in collaborazione con il Ministero della Salute. Riguarda lo stato ponderale e gli stili di vita di bambine e bambini. Secondo questi dati, in Italia 7 bambini di 8-9 anni su 10 hanno un peso nella norma, 2 sono in sovrappeso e 1 è obeso.
Nelle regioni meridionali la situazione è decisamente più drammatica. Nel complesso si passa da una prevalenza di bambini in eccesso ponderale di circa il 43% in Campania a circa il 15% in Trentino. In Campania ben 2,5 bambini su 10 sono in sovrappeso e quasi 2 su 10 sono obesi. Ciò significa che in una quarta classe elementare 4 bambini su 10 sono già in grave eccesso ponderale. Nella classifica seguono Molise, Calabria, Basilicata, Puglia, Abruzzo, Sicilia e Lazio.
Per approfondire.
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