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scienze

Il principale problema sanitario del secolo non è quello a cui pensi. Il rapporto del Lancet

The Lancet Commission on 21st century global threats to health (Lancet 2026)

Quali sono le vere minacce per la nostra salute da qui al 2100? Per rispondere, la Commissione internazionale di The Lancet sulle minacce globali alla salute del XXI secolo ha pubblicato una corposa analisi che ha utilizzato previsioni basate sugli anni di vita aggiustati per disabilità (DALY) cumulativi attesi per quantificare e confrontare le minacce dal 2025 al 2100. Il DALY è la somma tra gli anni di vita persi a causa di morte prematura e degli anni vissuti con disabilità o malattia.

Risultato: la maggiore minaccia per la nostra salute da qui al 2010 è l’obesità con 23,1 miliardi di anni di vita persi. A titolo di confronto, la pandemia di COVID-19 ha causato circa 500 milioni di DALY.

 

Per mettere ordine tra centinaia di minacce, gli autori le hanno disposte in una piramide. Al vertice troviamo le due minacce con il potenziale di portare all’estinzione umana entro il 2100, ossia il conflitto nucleare con la carestia che ne seguirebbe e l’uso malevolo dell’intelligenza artificiale, che per essere valutate richiedono giudizi qualitativi oltre ai numeri.
Subito sotto c’è il livello delle grandi minacce catastrofiche: quelle che nello scenario di riferimento causerebbero più di un miliardo di DALY cumulativi entro il 2100, escluse quelle che già godono di sufficiente attenzione politica e di spesa sanitaria, come la cardiopatia ischemica e diversi tumori. Sono 15, e le pandemie non sono fra quelle.

L’obiettivo della Commissione è fornire ai governi gli strumenti per prendere decisioni intelligenti a lungo termine che riducano il rischio sulla base di una valutazione del rischio sistematica e ripetibile e di una pianificazione della preparazione, in contrapposizione a una visione a breve termine e localistica.

 

Il principale problema è l’obesità

Il secondo piano è quello dove la classifica si fa sorprendente. Ci entrano le minacce che nello scenario di riferimento causerebbero più di un miliardo di anni di vita persi cumulativi entro il 2100.
A dominare la classifica è l’obesità (che qui somma indice di massa corporea elevato, cattiva alimentazione e scarsa attività fisica), con 23,1 miliardi di anni di vita persi. Dietro ci sono il basso livello di istruzione (16,1 miliardi) e la disuguaglianza di reddito (13,8 miliardi), forze preponderanti soprattutto in Africa e nell’Asia meridionale. A metà classifica trovano posto la cattiva salute mentale (9,35 miliardi di DALY), l’invecchiamento non sano (8,26), i conflitti convenzionali (7,71) e il fumo (7,06).

Più sotto nella classifica troviamo minacce che molti esperti e attivisti si aspettavano ben più in alto: l’ipertensione sistolica (4,79), la resistenza antimicrobica (3,44), le pandemie (2,39, intese come quelle di origine naturale, non potenziate dall’IA), l’abuso di alcol (2,35), i cambiamenti climatici (1,89), l’inquinamento atmosferico (1,64), il crollo degli aiuti allo sviluppo per la salute (1,5) e la malnutrizione infantile (1,02).

Che cosa ci potrebbe portare all’estinzione?

Due cose, dicono gli esperti: il conflitto nucleare con la carestia nucleare che ne seguirebbe, e l’uso malevolo dell’IA, compreso lo sviluppo di armi biologiche. Restano fuori altri rischi di estinzione dal sapore cinematografico, come l’impatto di un asteroide o i supervulcani, perché la probabilità che accadano nei prossimi 75 anni è stata giudicata estremamente bassa. Escluso anche un altro candidato, la cosiddetta “vita speculare” (mirror life), per insufficienza di prove.

È comunque difficile stimare l’impatto in termini di anni di vita persi dovuti all’uso malevolo dell’IA e alla catastrofe nucleare, perché gli scenari possono essere molto diversi. Si stimano arriva a circa 10 miliardi di DALY per cattivo uso dell’IA e a poco meno di 10 in caso di un eventuale conflitto nucleare, ossia appena al di sotto della  la disuguaglianza di reddito e all’altezza della cattiva salute mentale. Ma l’incertezza è enorme. L’intervallo del conflitto nucleare si spinge fino a circa 24 miliardi, quello della disuguaglianza di reddito supera i 28, quello delle pandemie va da meno di 1 a circa 7. Eppure, anche con le sue incertezze, l’obesità (tra circa 19,5 e 27 miliardi) resta in testa, e persino il limite più alto delle pandemie rimane lontano dal suo limite più basso.

Quali i maggiori fattori di rischio di malattia?

Un altro grafico utile da guardare scompone il carico di malattia per fattore di rischio e per causa. In cima, per DALY cumulativi, non c’è una malattia ma un parametro del sangue: la glicemia elevata a digiuno, che conta intorno ai 23 miliardi di DALY, soprattutto attraverso diabete e malattie renali croniche. Seguono l’indice di massa corporea elevato (oltre 20 miliardi), la pressione alta (circa 18, quasi tutti dovuti a malattie cardiovascolari), i rischi alimentari (circa 17), l’inquinamento atmosferico (circa 14), il tabacco (circa 12, ripartito tra malattie respiratorie croniche, cardiovascolari e tumori) e la malnutrizione (circa 11, per lo più carenze nutrizionali e disturbi materni e neonatali). In fondo alla scala, sotto il miliardo, ci sono la violenza del partner e gli abusi sessuali e il bullismo nell’infanzia. Qui indice di massa corporea, alimentazione scorretta e inattività fisica compaiono come voci separate; nell’altro grafico sono fusi nella voce “obesità”.

Tre raccomandazioni

Le raccomandazioni della Commissione sono tre. La prima: i governi dovrebbero costruire sistemi sanitari pronti ad affrontare le minacce, con un’unità dedicata che personalizzi le previsioni e supervisioni l’assistenza primaria, i piani di preparazione e mitigazione e i bilanci, in linea con tipologia e portata relativa dei rischi stimati. La seconda: investire in innovazioni rivoluzionarie a lungo termine, come farmaci orali per l’obesità, vaccini multi-ceppo e nuove classi di antibiotici, attraverso partenariati pubblico-privati e l’uso dell’intelligenza artificiale, con particolare attenzione alla sua sicurezza. La terza: un meccanismo di monitoraggio indipendente, il Monitor delle minacce globali alla salute del XXI secolo, che porti aggiornamenti annuali alla Joint Task Force del G20 su finanza e salute e ad altri importanti forum internazionali.

Il problema, però, è far arrivare il messaggio. Le sfide per portare l’analisi all’attenzione dei decisori di alto livello, soprattutto quelli fuori dalla sanità, come responsabili delle finanze e della sicurezza e capi di Stato, sono enormi, scrivono gli autori. E il momento non aiuta: viviamo tempi estremamente difficili e incerti, che difficilmente favoriscono una visione di lungo periodo, ponderata e integrata, soprattutto quando le soluzioni richiedono azioni e partenariati multilaterali.

Gli shock si susseguono, generando paura, incertezza e disorientamento.

Per approfondire. 

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