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economia

Le imprese straniere sono il 12% del sistema produttivo italiano. E stanno cambiando pelle

 

Le aziende straniere sono quasi settecentomila e rappresentano oggi il 12% delle imprese registrate in Italia. La matematica dell’imprenditoria di origine non italiana sembra definire un quadro chiaro: tra gennaio e giugno sono nate 37.140 nuove imprese straniere, mentre 21.043 hanno cessato l’attività. Al netto delle cancellazioni d’ufficio, il risultato è un saldo positivo di 16.097 imprese in appena sei mesi. Numeri che raccontano un pezzo dell’economia italiana e che non possono essere considerati un fenomeno marginale.

 

La fotografia dell’imprenditoria straniera in Italia al 30 giugno 2026 emerge dai dati del Registro delle Imprese, elaborati da InfoCamere nell’ambito del progetto Futurae, promosso dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, insieme a UnionCamere, l’ente che rappresenta l’intero sistema delle Camere di commercio italiane a livello nazionale ed europeo. I dati sono accessibili dalla dashboard interattiva dedicata al progetto. Noi della redazione di Info Data abbiamo studiato i risultati del report e ve li riportiamo, insieme ad alcuni grafici, per garantire a tutte le lettrici e a tutti i lettori de Il Sole 24 Ore una maggiore comprensione dei fenomeni, come già fatto su questi argomenti in precedenti articoli.

 

 

Non solo microimprese

Quando si parla di imprenditoria straniera, l’immagine più immediata è spesso quella della piccola attività commerciale o dell’impresa individuale. Queste ultime rimangono effettivamente dominanti e rappresentano circa il 70% del totale. Ma il dato più interessante che viene fuori dagli ultimi dati di UnionCamere, riguarda la scelta della forma giuridica delle nuove imprese. Molte, infatti, optano per le società di capitale. La quota ha superato le 160 mila aziende, registrando una crescita dell’11% negli ultimi dodici mesi. Nel frattempo, il ritmo di incremento delle imprese individuali rallenta.

 

Imprese radicate nel tempo

Alla fine del 2025, oltre un terzo (circa il 35%) delle imprese straniere in Italia aveva superato i dieci anni di vita. Questa, secondo UnionCamere, è una conferma della crescente stabilizzazione del fenomeno e della capacità di una parte significativa di queste imprese di mantenere nel tempo la propria attività e restare sul mercato.

 

Chi sono e cosa fanno gli imprenditori stranieri

Per capire chi sono i nuovi imprenditori stranieri bisogna restringere il campo alle imprese individuali, perché è questa la forma giuridica che permette di associare direttamente la nazionalità al titolare. Sulla base di questo presupposto, al primo posto troviamo il Marocco con 53.364 titolari, seguito (molto da vicino) dalla Romania, con 52.54, e dalla Cina, con 50.166. Messe insieme, le tre comunità rappresentano il 32,4% dei titolari stranieri delle imprese individuali. Albania, Bangladesh e Pakistan valgono un ulteriore 20%, mentre Egitto, Nigeria e Senegal rappresentano il 10,5%.

 

Osservando dove e in quali settori queste comunità fanno impresa, si nota che i titolari marocchini mostrano una presenza particolarmente forte nel commercio e raggiungono concentrazioni elevate nelle province di Catanzaro, Reggio Calabria e Messina. Gli imprenditori romeni sono invece maggiormente orientati alle costruzioni, con una presenza rilevante tra Viterbo, Torino e Cremona. Il caso cinese ha una geografia ancora diversa: manifattura e servizi ricreativi sono i settori indicati dal rapporto come caratteristici, mentre a Prato il 67,2% dei titolari stranieri di imprese individuali è cinese. A Fermo la quota raggiunge il 27,3%.

 

Una geografia dell’Italia che cambia

È nel Settentrione che si nota maggiormente un cambio dell’imprenditoria. Il Nord Ovest, ad esempio, concentra il 32,7% delle imprese straniere e registra una crescita dell’1,5% su base annua. La Lombardia, da sola, conta 136.603 imprese straniere su 935.544 imprese complessive, pari al 14,6%. Seguono, in valore assoluto, il Lazio con 77.355 e la Toscana con 66.553. Piemonte ed Emilia-Romagna superano entrambe quota 56 mila. Nel Mezzogiorno la dinamica è opposta: qui, infatti, si nota una diminuzione pari al -3,6%, con una contrazione particolarmente evidente in Campania e Calabria.

 

La graduatoria, però, cambia completamente se invece dei valori assoluti osserviamo l’incidenza sul tessuto imprenditoriale locale. Ed è qui che compare il caso più interessante: Prato. Nella provincia toscana le imprese straniere rappresentano il 33,7% del totale, praticamente una su tre. Seguono Trieste con il 20,8% e Imperia con il 18,8%, che supera Firenze nella graduatoria riportata dal rapporto.

 

Anche guardando alle regioni emergono differenze notevoli. L’incidenza delle imprese straniere raggiunge il 17,6% in Liguria, il 17,1% in Toscana, il 15,2% in Friuli-Venezia Giulia e il 14,6% sia in Lombardia, sia in Emilia-Romagna. All’estremo opposto troviamo Basilicata al 4,4%, Puglia al 6% e la Sicilia al 6,4%

 

L’evoluzione in atto dell’economia italiana

Quasi settecentomila imprese non sono una nicchia. La fotografia elaborata da Unioncamere e InfoCamere mostra contemporaneamente tre fenomeni: crescita numerica, aumento delle società di capitale e permanenza nel tempo. Dinamiche che spiegano come l’imprenditoria straniera racconti sempre di più una parte del – nuovo – capitalismo italiano.

 

Per approfondire. 

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