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scienze

Cinque cose sull’eclisse del 12 agosto che non ha ancora letto

Il Sole scende verso l’orizzonte, la sua luce si riduce in pochi minuti e la rete elettrica europea deve assorbire una variazione di produzione fotovoltaica che, in condizioni normali, non esiste. L’eclissi del 12 agosto sarà prima di tutto uno spettacolo astronomico, ma sarà anche un piccolo laboratorio di fisica applicata: geometria orbitale, risposta dell’occhio umano, dinamica dell’atmosfera e stabilità dei sistemi energetici si sovrapporranno nello stesso evento.

L’Italia resterà fuori dalla fascia di totalità che attraverserà altre aree d’Europa, ma soprattutto al Nord l’oscuramento sarà comunque molto elevato. E c’è un dettaglio che renderà l’evento ancora più particolare: il massimo dell’eclissi arriverà con il Sole ormai vicinissimo all’orizzonte. Non sarà quindi soltanto un’eclissi parziale, ma una sorta di tramonto accelerato e deformato dalla geometria della Luna.

Ecco cinque numeri e dinamiche utili per capire che cosa accadrà davvero.

Un’Italia divisa dalla geometria della penombra

L’eclissi sarà parziale su tutto il territorio italiano, ma l’intensità dell’oscuramento cambierà molto spostandosi da nord-ovest verso sud.

Nelle città del Nord come Torino, Milano e Genova il disco solare potrà risultare coperto per oltre il 92-93%. Ancora più estrema sarà la situazione nella Sardegna nord-occidentale, nell’area tra Stintino e l’Asinara, dove la copertura potrà avvicinarsi al 98%.

Scendendo lungo la penisola, invece, l’effetto diminuirà rapidamente: Roma si fermerà attorno al 69%, Napoli attorno al 45%, mentre a Palermo la copertura resterà sotto il 35%.

Ma la percentuale di oscuramento non è l’unico parametro importante. Conta anche l’altezza del Sole sull’orizzonte. Il massimo dell’evento, previsto indicativamente tra le 20:10 e le 20:25 a seconda della località, arriverà infatti quando il Sole sarà ad appena uno o due gradi di altezza.

È un dettaglio cruciale. A quelle elevazioni bastano un edificio, una collina, un filare di alberi o semplicemente un orizzonte poco libero verso ovest per perdere completamente la fase più spettacolare dell’eclissi. La geografia locale conterà quasi quanto quella astronomica.

 

Un’eclissi è anche uno stress test per la rete elettrica

Quando la Luna copre il Sole, non diminuisce soltanto la luminosità percepita: cala in modo rapido anche la produzione degli impianti fotovoltaici.

È questo l’aspetto che rende le grandi eclissi particolarmente interessanti per i gestori delle reti elettriche. La produzione solare, normalmente governata dall’alternanza relativamente prevedibile tra giorno, nuvole e tramonto, subisce una variazione simultanea su aree geografiche molto vaste.

Durante l’eclissi europea del 2015 la riduzione della produzione fotovoltaica arrivò nell’ordine delle decine di gigawatt. Oggi il sistema energetico europeo contiene molta più capacità solare e la variazione teoricamente coinvolta può avvicinarsi, su scala continentale, ai 100 GW.

Il problema non è soltanto quanta energia viene a mancare, ma quanto rapidamente cambia la produzione. Una rete elettrica deve mantenere in ogni momento l’equilibrio tra energia immessa ed energia consumata. Se una grande quota di fotovoltaico scende rapidamente e poi risale altrettanto rapidamente, altri impianti o sistemi di accumulo devono compensare quella variazione.

Il 90% di Sole coperto non significa il 90% di buio

Uno degli aspetti più controintuitivi delle eclissi parziali riguarda la percezione della luminosità.

Potrebbe sembrare naturale pensare che, se la Luna copre il 90% del Sole, la luce ambientale diminuisca più o meno del 90%. Non funziona così. La risposta dell’occhio umano alla luminosità non è lineare e il sistema visivo si adatta continuamente alle condizioni esterne.

Per questo anche con una frazione molto grande del disco solare occultata il paesaggio può restare sorprendentemente luminoso. La differenza emerge soprattutto nella qualità della luce.

I colori tendono ad apparire meno saturi, le ombre diventano più nette e l’illuminazione assume una tonalità insolita, quasi metallica. È l’effetto prodotto dal fatto che la sorgente luminosa apparente — il disco solare — diventa sempre più sottile.

Possono cambiare anche le condizioni termiche locali. Con la riduzione della radiazione solare incidente, soprattutto nelle fasi più avanzate, la temperatura può diminuire sensibilmente nell’arco di poco tempo, con variazioni dell’ordine di alcuni gradi a seconda delle condizioni atmosferiche.

Il Sole è nel pieno del Ciclo Solare 25

L’eclissi arriva inoltre in una fase particolarmente interessante dell’attività della nostra stella.

Il Sole segue un ciclo magnetico di circa undici anni durante il quale cambia il numero di macchie solari, varia la frequenza dei brillamenti e si modifica la struttura della corona. Il ciclo attuale è il Ciclo Solare 25.

Durante le fasi di bassa attività la corona tende ad apparire più ordinata e concentrata soprattutto lungo determinate direzioni. Nei periodi vicini al massimo solare, invece, il campo magnetico è molto più complesso e la corona assume una struttura più irregolare, con archi, getti e protuberanze distribuiti in molte direzioni.

È importante però distinguere tra eclissi totale ed eclissi parziale. La corona, che è milioni di volte meno luminosa della fotosfera, diventa visibile a occhio durante la totalità perché il disco solare viene completamente occultato dalla Luna. Dall’Italia, dove l’eclissi resterà parziale, la fotosfera continuerà invece a dominare la scena.

Resterà quindi indispensabile osservare il Sole esclusivamente con filtri specifici per l’osservazione solare conformi agli standard di sicurezza. Occhiali da sole, vetri affumicati, pellicole fotografiche e soluzioni artigianali non proteggono adeguatamente la retina.

L’ombra corre a migliaia di chilometri orari, ma l’eclissi sembra lentissima

La scala delle velocità coinvolte è un altro elemento difficile da intuire osservando il fenomeno da terra. La Luna si muove lungo la propria orbita a circa un chilometro al secondo. La proiezione della sua ombra sulla superficie terrestre può quindi spostarsi a migliaia di chilometri orari, con una velocità che cambia continuamente a causa della geometria dell’orbita, della rotazione terrestre e della curvatura del pianeta. In alcune condizioni la velocità dell’ombra al suolo può superare abbondantemente i 2.000 chilometri orari.

Eppure, per chi osserva il fenomeno, l’eclissi sembra procedere lentamente. Il bordo lunare impiega decine di minuti ad attraversare il disco apparente del Sole e l’intero evento può durare più di un’ora. Nel caso italiano la geometria del tramonto renderà tutto ancora più insolito. Mentre la Luna avanzerà davanti al disco solare, anche il Sole stesso starà scendendo rapidamente verso l’orizzonte.

Il risultato sarà una sovrapposizione di due movimenti apparenti: il Sole che tramonta e la Luna che lo occulta. Nelle zone italiane con maggiore copertura, il disco potrà quindi avvicinarsi all’orizzonte trasformato in una falce sottilissima.

Ed è probabilmente questa la particolarità più interessante dell’eclissi del 12 agosto: non assisteremo alla notte improvvisa di una totalità, ma a qualcosa di più sottile. Un tramonto nel quale, per pochi minuti, la meccanica celeste diventa visibile a occhio nudo.

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