Le tensioni internazionali legate alla chiusura dello stretto di Hormuz hanno fatto crescere il prezzo del diesel del 7,9% a livello europeo. Un dato, quello relativo al mese di aprile, che segue un incremento del 19,1% registrato nel corso del mese di marzo di quest’anno. A dirlo è Eurostat, che ha reso noti i dati relativi all’impatto della crisi iraniana sul prezzo dei carburanti.
L’Italia ha visto un aumento del 9,9% del prezzo, che arriva dopo quello dell’11,9% visto a marzo. Un aumento superiore alla media continentale, ma anche inferiore a quello registrato in altre nazioni dell’Unione. Risultato al quale hanno certamente contribuito anche misure come il taglio temporaneo delle accise voluto dal governo.
La nazione che ha visto crescere maggiormente il costo del gasolio, carburante chiave per il trasporto delle merci su gomma, è stata la Slovenia: qui ad aprile il prezzo medio alla pompa è salito del 23,5%. Seguono la Bulgaria (19,5%) e Cipro (18%).
All’estremo opposto si incontrano la Romania, dove la crescita del prezzo del diesel è stata del 2,4%, e la Polonia, con un incremento dell’1,9%. Nessun impatto a Malta, dove tanto ad aprile quanto a marzo il costo medio del gasolio è rimasto invariato. Un risultato possibile grazie all’impegno economico da parte del governo maltese nel tenere bassi i costi del carburante. Nel solo 2025 questo paese da 550mila abitanti ha stanziato 152 milioni di euro, pari a 276,4 euro pro capite per calmierare il prezzo del carburante.
Per dare un’idea dello sforzo maltese, se si sommano i 417,4 milioni di euro stanziati col decreto carburanti di marzo, i 308 milioni aggiunti ad aprile con il decreto carburanti bis, i 500 milioni del carburanti ter e i 400 dell’ultima norma licenziata venerdì scorso dal consiglio dei ministri, si arriva a uno stanziamento pari a 27,6 euro pro capite, esattamente un’ordine di grandezza in meno rispetto a quello del governo maltese.
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