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126 partite sopra i 20 punti: Shai Gilgeous-Alexander e il record impossibile di Wilt Chamberlain

Ci sono record che sembrano scritti nel marmo, destinati a rimanere polverosi cimeli di un’NBA in bianco e nero che non esiste più; poi arriva un giocatore capace di ridefinire il concetto di “serata storta” e quei marmi iniziano a tremare.

Nella notte del 9 marzo 2026, durante la vittoria dei suoi Oklahoma City Thunder contro i Denver Nuggets, Shai Gilgeous-Alexander ha ufficialmente di entrare nella storia, scrivendo un record che potrebbe diventare ancora più imbattibile nelle prossime settimane.

Il fuoriclasse canadese ha eguagliato la striscia record di partite consecutive con almeno 20 punti appartenuta a Wilt Chamberlain, un primato che resisteva intatto da oltre sessant’anni, figlio di un’epoca in cui il basket era un gioco dominato da giganti solitari; oggi, invece, in un’era di rotazioni esasperate e difese iper-tecnologiche, SGA ha dimostrato che la continuità è la nuova forma di onnipotenza.

La cornice per questo appuntamento con la storia non poteva essere più suggestiva: la sfida contro Denver non è stata solo una partita di cartello, ma il palcoscenico di un duello individuale tra i due titani che si sono contesi il premio di MVP fino all’ultimo voto nella scorsa stagione.

Da una parte la guardia dei Thunder, dall’altra il “Joker”, Nikola Jokić e un andamento della gara che ha regalato un finale quasi cinematografico: Shai Gilgeous-Alexander ha dominato la scena con 35 punti e 15 assist, fermandosi però a un solo rimbalzo dalla tripla doppia; un dettaglio curioso, visto che la tripla doppia è da sempre il marchio di fabbrica del suo rivale serbo.

Jokić, dal canto suo, ha centrato l’ennesima prestazione “totale” della carriera, ma nonostante le statistiche individuali, è uscito dal campo sconfitto, oscurato dalla serata storica dell’uomo che gli ha strappato il trono di miglior giocatore della lega, almeno per quanto riguarda l’assegnazione del titolo di MVP; ma la faccenda è destinata a complicarsi nonostante il rispetto di tutti e lo strapotere tecnico del numero 15 di Denver.

Ma il destino ha voluto aggiungere un ricamo numerico quasi surreale a questa impresa: con il punteggio inchiodato sul 126-126 a soli tre secondi dalla sirena finale, SGA si è isolato in punta, ha danzato sul perimetro e ha scoccato la tripla della vittoria.

Un canestro che non ha solo deciso il match, ma che ha fissato (per gli avversari) sul tabellone luminoso esattamente lo stesso numero di partite della sua striscia record. Un 126 che sa di profezia, un sigillo d’autore messo proprio mentre agganciava Chamberlain, spezzando l’equilibrio della partita e della storia nello stesso istante; che il 129 finale sia un segnale invece di striscia destinata già a terminare? Ne dubitiamo.

Un dominio che non conosce sosta: medie da MVP (bis)

Se la scorsa stagione è stata quella della consacrazione, culminata con la vittoria del titolo NBA e il premio di MVP, il 2025-2026 sta elevando Shai a una dimensione mistica dato che dopo aver trascinato i Thunder all’anello con una media di 32.7 punti a partita e un’efficienza al tiro che ha sfiorato il 54%, molti si chiedevano se il canadese potesse mantenere tali ritmi.

La risposta è arrivata sul campo: in questa stagione SGA – al netto di qualche infortunio – sta viaggiando a 31.7 punti di media, ma con una gestione del gioco ancora più matura con quella sua capacità di arrivare al ferro o di arrestarsi per il mid-range che è diventata una sentenza matematica.
Non si tratta più di capire se segnerà 20 punti, ma quando lo farà all’interno dei quattro quarti; e se Chamberlain costruiva i suoi record sulla forza fisica bruta, Shai lo fa con una precisione chirurgica che logora gli avversari partita dopo partita, con buona pace delle polemiche per la “facilità” con cui vengono fischiati i falli ai suoi danni.

 

Fatta questa premessa doverosa, noi della redazione di InfoData non potevamo farci sfuggire un’occasione come questa per dare un’occhiata a chi ha preceduto SGA in questa speciale classifica di costanza, così abbiamo considerato la top 10 di tutta la storia NBA, affiancandola anche all’attuale lista tra i giocatori attivi, così da contestualizzarla un po’ rispetto al presente.

Nei grafici che seguono sono presentati i numeri di entrambe le graduatorie in cui Shai Gilgeous-Alexander è evidenziato (in arancio) rispetto ai colleghi.

 

Entrare nell’Olimpo dei realizzatori più costanti di sempre significa aver mostrato una tenuta mentale e fisica che pochissimi nella storia hanno posseduto; SGA non ha solo battuto i contemporanei ma ha scalato una classifica che per decenni è stata il regno esclusivo di leggende intoccabili.

Fino a ieri, il nome di Wilt Chamberlain occupava le prime due posizioni in solitaria: oltre al record di 126 gare, il “Golia” della NBA deteneva anche l’attuale terza striscia più lunga di sempre con 92 partite consecutive tra il 1963 e il 1964.

Alle loro spalle, i numeri raccontano di quanto sia fragile l’eccellenza quotidiana dato che al quarto posto troviamo Oscar Robertson, “The Big O”, che nel biennio 1963-1964 riuscì a toccare quota 79 partite sopra i 20 punti, un’impresa che sembrava il limite invalicabile per ogni guardia moderna.

Poco più sotto, a testimonianza di quanto sia difficile mantenere tale ritmo anche per i più grandi di sempre, siedono a pari merito Michael Jordan (1987-1988) e Kevin Durant (2015-2016), entrambi fermatisi a quota 72 gare.

Chiudono questo club esclusivo icone come Kareem Abdul-Jabbar, capace di due strisce quasi identiche da 71 e 70 partite nei primi anni ’70, ed Elgin Baylor, che nel 1962 si fermò a 64.

Per quanto si possa dire che il gioco sia sicuramente cambiato, se negli anni ’60 il divario fisico permetteva a Chamberlain di banchettare contro avversari meno strutturati, Shai Gilgeous-Alexander sta mantenendo questa media in una lega dove lo scouting avversario analizza ogni suo respiro e dove il raddoppio difensivo è la norma sin dal primo possesso; eppure, da 126 partite a questa parte, nessuno ha trovato la chiave per tenerlo sotto i 20 punti.

Ma anche volendo imputare un calo del “livello” odierno, resta il fatto che potrebbe essere un po’ più facile per tutti arrivare a certi risultati, e invece…

Mentre il numero 2 dei Thunder riscrive i libri di storia, il resto della NBA osserva a debita distanza, quasi rassegnato, come dimostra la difficoltà di mantenere una striscia del genere nell’NBA moderna, testimoniata dal divario abissale tra il primo posto e gli inseguitori.

Dietro la serie mostruosa di SGA, il vuoto è quasi paradossale: Solo Kawhi Leonard sta riuscendo a mantenere una continuità degna di nota, superando le 40 partite consecutive, seguito da Jaylen Brown e Joel Embiid, che pur segnando con medie altissime, vede spesso la sua corsa frenata da assenze precauzionali o problemi fisici.

Il resto della “nobiltà” della lega viaggia su numeri decisamente più contenuti, e questo scenario non fa che enfatizzare l’impresa di Shai: in un basket che viaggia a ritmi altissimi, lui è l’unica costante, l’unico elemento del sistema che non conosce flessioni.

Tutti con gli occhi alla prossima gara di SGA per vedere se avverrà il sorpasso definitivo.

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