Il modo in cui le persone si informano è cambiato radicalmente nel XXI secolo. Secondo lo studio ” Giovani adulti e il futuro delle notizie del Pew Research Center nessun gruppo mostra questo cambiamento più chiaramente dei giovani adulti. Le persone sotto i 30 anni stanno plasmando il modo in cui le informazioni si diffondono, offrendoci un possibile sguardo sul futuro delle notizie.
Quello sopra è un nuovo video della serie “Pensiero critico dei dati” segnalato da utenti-lettori del blog per riflettere sulle prospettive di una società mossa dai dati
I numeri – qui trovate lo studio – disegnano una frattura generazionale netta, più simile a un cambio di infrastruttura che a una semplice perdita di interesse.
Tra i 18 e i 29 anni solo il 15% dichiara di seguire le notizie “sempre o quasi sempre”. Tra gli over 65 la quota sale al 62%. È una forbice ampia, ma soprattutto stabile nel tempo. Dal 2016 al 2025, la percentuale complessiva di americani che segue le news con continuità è scesa dal 51% al 36%. Il dato sui giovani non è quindi un’anomalia, ma il punto più avanzato di una tendenza di lungo periodo. Come se l’informazione, da flusso costante, fosse diventata un rumore di fondo intermittente.
Il cambiamento non riguarda solo quanto spesso si seguono le notizie, ma soprattutto come le si incontra. Tra i giovani adulti, la ricerca intenzionale di informazione è minoritaria: poco più di uno su cinque dice di andare attivamente a cercare notizie. Al contrario, circa il 70% afferma di imbattersi nelle news in modo casuale, mentre fa altro. È un’informazione che non si apre più come un giornale sul tavolo, ma che scorre come un cartellone luminoso lungo l’autostrada dei social.
Ed è qui che entra in gioco l’ecosistema delle piattaforme. Per la fascia 18-29 anni i social media sono diventati il principale punto di contatto con l’attualità. Tre giovani su quattro dicono di ricevere notizie almeno qualche volta dai social, contro meno di tre anziani su dieci tra gli over 65. Instagram e TikTok non sono semplicemente canali alternativi: funzionano come veri e propri intermediari editoriali, dove l’informazione compete alla pari con intrattenimento, relazioni e identità personale. La notizia non interrompe il flusso, ne diventa una variazione.
Un altro dato chiave riguarda la fiducia. I giovani adulti mostrano livelli di fiducia nei contenuti che circolano sui social sorprendentemente simili a quelli riservati ai media tradizionali. Non perché considerino i social più affidabili, ma perché la distinzione stessa tra “fonte giornalistica” e “contenuto sociale” si è assottigliata. L’autorità non è più legata solo al marchio editoriale, ma al contesto: chi condivide, come lo fa, e perché compare nel feed.
Anche i temi seguiti riflettono questa trasformazione. Politica, economia e scienza occupano meno spazio nell’attenzione quotidiana dei giovani rispetto alle generazioni precedenti, mentre cresce il peso relativo dell’intrattenimento. Non è una fuga dall’informazione, ma una sua riorganizzazione: contano la forma, la durata, la compatibilità con le routine digitali. Una notizia lunga, complessa e isolata fatica a emergere in un ambiente progettato per la velocità e la continuità.
Letti insieme, i dati del Pew raccontano un futuro dell’informazione che non passa dalla scomparsa delle news, ma dalla loro dissoluzione nel flusso digitale. Per i giovani adulti, informarsi non è più un gesto dedicato, ma un sottoprodotto dell’essere connessi. Come l’elettricità: invisibile finché non manca
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