Non si è mai stati così vicini alla distruzione del mondo. La frase può suonare allarmista, ma non proviene da una pagina facebook di qualche gruppo un po’ troppo pessimista, bensì dagli scienziati della rivista Bulletin of the Atomic Scientist che, come ogni anno, discutono dei dodici mesi appena trascorsi e tirano le somme di quanto l’umanità sia prossima alla fine, secondi diversi fattori.
Nel 2025, i secondi mancanti alla distruzione della vita sulla Terra erano 89 e Info Data ne parlò mostrando anche quali erano le aree geografiche più esposte a determinati tipi di rischio. Ciò che preoccupò principalmente la squadra di scienziati nel 2024 fu la pericolosità del conflitto nucleare derivante sia dalla guerra che l’Ucraina sta ancora combattendo per difendersi dall’aggressione russa che dallo scontro in Medio Oriente, il quale vide più di due paesi coinvolti. Il cambiamento climatico venne considerato un fattore di rischio, mentre gli sforzi governativi per limitarne i danni furono considerati troppo contenuti, così come l’attenzione rivolta all’intelligenza artificiale e alle armi biologiche.
Ciò che fu evidenziato nel precedente report fu anche un fattore moltiplicativo dei possibili rischi a cui l’umanità stava andando incontro: la diffusione di misinformazione, disinformazione e teorie cospirazioniste che hanno impedito di distinguere con chiarezza le notizie vere da quelle false, contaminando il dibattito pubblico e, conseguentemente, le azioni politiche.
Il bollettino del 2025 si concludeva con un appello indiretto alle tre grandi potenze mondiali: Stati Uniti, Russia e Cina. È stato riconosciuto il loro ruolo nel determinare la direzione che la civiltà mondiale vuole assumere, identificando nelle loro mani il potere per distruggere la società come oggi la si conosce e attribuendo loro la responsabilità di salvare il mondo dal baratro.
E oggi? Il 27 gennaio 2026 è stato pubblicato il report che sposta avanti le lancette, portandole a 85 secondi dalla distruzione, il tempo più breve che l’orologio abbia mai registrato dalla sua istituzione nel 1947, quando fu impostato a 7 minuti dalla fine. Quello segnato quest’anno è un record in negativo, opposto a quello accaduto nel 1991, quando le lancette si distanziarono come mai accaduto fino a quel momento, fermandosi a 17 minuti dalla mezzanotte, in seguito alla fine della Guerra Fredda e ai conseguenti rilassamenti dei rapporti tra Stati Uniti e Russia.
A motivare la decisione degli scienziati ad avvicinare le lancette sono stati diversi fattori, ma principalmente sono riassumibili in quattro categorie: rischio nucleare, cambiamento climatico, minacce biologiche e tecnologie “disruptive” o potenzialmente pericolose.
Il bollettino attuale inizia con un riferimento all’epilogo di quello precedente: se nel 2025 ci si appellava alle principali potenze mondiali e a un loro atteggiamento più cauto, nel 2026 le stesse potenze (e altre) vengono ammonite come maggiormente aggressive, avverse e nazionalistiche, evidenziando come molti leader si siano dichiarati indifferenti alle tematiche citate, se non addirittura più propensi a comportamenti che avrebbero accelerato quei rischi esistenziali di cui si era parlato, invece di mitigarli.
Rischio nucleare
Il rischio nucleare deriva dai gravi conflitti, ma anche dalle politiche adottato da alcuni paesi. Il rischio di conflitto nucleare è sempre rimasto vivido durante lo scontro ucraino-russo, mentre il nuove fronte aperto in Sud Asia, tra India e Pakistan, e concluso dopo 88 ore di conflitto, lascia ancora aperte le possibilità di scontri tra le due potenze nucleari. A giugno, Israele e Stati Uniti hanno colpito i siti del programma nucleare iraniano dicendo di averli seriamente danneggiati, ma è recente la notizia in cui Trump invita Teheran a diminuire i lavori mirati al nucleare. Nel mentre, la Corea del Nord ha continuato a sviluppare il proprio programma, realizzando prove e annunciando un nuovo missile e un sottomarino alimentato dal nucleare.
Cambiamento climatico
Nella lotta al cambiamento climatico, l’IPCC viene riconosciuta come migliore fonte scientifica sul clima, ma viene evidenziato come le recenti conferenze ONU non abbiano prestato abbastanza attenzione all’eliminazione dei combustibili fossili né al monitoraggio delle emissioni. Nel report è stato citato anche il ruolo di Donald Trump nello smantellamento del sistema di registrazione dei dati climatico, compromettendo l’abilità di controllare le emissioni e studiare al meglio il cambiamento climatico. Infine, c’è un appello a ridurre rapidamente le emissioni da combustibili fossili, accelerare la diffusione delle energie rinnovabili e tornare a politiche climatiche fondate sulla scienza e su dati affidabili condivisi a livello globale.
Minacce biologiche
Anche la questione biologica si intreccia con quella politica: si parla degli Stati Uniti e del taglio drastico alla ricerca effettuato dall’amministrazione Trump con gravi conseguenze sul monitoraggio di rischi biologici, sulle infrastrutture sanitarie e sulla fiducia nella scienza. Una parte consistente del report si rivolge ai rischi di unità biologiche “mirror life”, ossia particolari tipi di cellule e organismi sintetizzati in laboratorio: un gruppo di scienziati nel 2024 hanno avvertito sui potenziali rischi di queste ricerche, raccontando la possibilità in cui questi organismi possano sfuggire dal controllo della biosorveglianza e diffondersi sull’intero pienta, attentando all’intero ecosistema e quindi all’umanità.
Disruptive technologies
Tra le tecnologie che più spaventano c’è chiaramente l’intelligenza artificiale. I suoi usi malintenzionati, dallo sviluppo di nuovi patogeni alla scienza decisionale dietro l’utilizzo di armi, specificando che un affidamento troppo consistente all’intelligenza artificiale, legando processi decisionali alla sua natura “black box” può comportare gravi pericoli.
Il ruolo dell’intelligenza artificiale viene anche nominato per quanto riguarda la creazione di contenti volti a ingannare l’utente, evidenziando come le piattaforme social siano restie ad azioni più concrete per limitarne la presenza. La disinformazione provocata da questi contenuti rende ancora più difficile gestire con maggior consenso pubblico gravi pericoli, come le guerre, i conflitti nucleari, epidemie e cambiamento climatico.
In conclusione
Il report più recente del Bulletin of the Atomic Scientists, seppure proveniente da un singolo gruppo di scienziati, non è un esercizio retorico, ma una sintesi estrema dello stato del mondo: nel 2026, a soli 85 secondi dalla mezzanotte, l’umanità si trova più vicina che mai all’autodistruzione a causa dell’intreccio tra rischio nucleare, crisi climatica, minacce biologiche e tecnologie “disruptive” come l’intelligenza artificiale, mentre tutto viene amplificato da disinformazione, nazionalismi e scelte politiche miopi. Il messaggio finale è principalmente uno: senza un’inversione di rotta fondata su cooperazione internazionale, leadership responsabile e fiducia nella scienza, i rischi esistenziali non solo resteranno elevati, ma continueranno ad accelerare, rendendo sempre più sottile la distanza tra il presente e la sua fine.
Per approfondire.
Mancano 90 secondi a Mezzanotte. Il Doomsday Clock nel 2025
L’orologio dell’apocalisse, cento secondi alle fine del mondo. E non è colpa del coronavirus