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Che cosa ti rende orgoglioso del tuo paese?

Oltre 30mila interviste raccolte nella primavera-estate 2025 in 25 Paesi hanno permesso al Pew Research Center di misurare, con una domanda aperta, cosa renda le persone orgogliose della propria nazione. Gli esiti sono interessantissimi, e abbiamo per questo creato un grafico che facilita la comparazione fra stati.

Italia: primato dell’ “orgoglio culturale” (qualsiasi cosa voglia dire)

Il dato più netto riguarda l’Italia. Il 38% degli italiani cita arti e cultura come principale motivo di orgoglio nazionale: è la percentuale più alta registrata tra tutti i Paesi analizzati. Nessun altro Stato europeo raggiunge questa soglia. In Francia la quota si ferma al 26%, pur restando tra le prime tre motivazioni.
L’orgoglio culturale, inoltre, sembra essere più marcato tra i giovani e tra i più istruiti, una tendenza che si osserva anche altrove in Europa. In Francia, ad esempio, il 37% degli under 35 cita cultura e arti, contro il 19% degli over 50. In Ungheria il divario è ancora più evidente: 31% tra i più giovani, appena 12% tra i più anziani.

Il riferimento italiano riguarda monumenti, architettura, opere d’arte, artigianato e patrimonio diffuso. Gli italiani parlano dell’ “eredità del Rinascimento” citando a piene mani il proprio “patrimonio artistico”, definendo l’Italia un “paese antico” ed esprimendo ammirazione per figure come Leonardo da Vinci e Galileo.

Un primo aspetto stridente è che essere fieri della cultura nazionale per gli italiani che hanno risposto al sondaggio non significa essere orgogliosi della propria storia comune. Segno che forse c’è un po’ di confusione. Solo il 18% si dice orgoglioso della propria storia contro il 38% che è fiero dei propri monumenti artistici. Forse perché l’arte è letteralmente sotto gli occhi di tutti, mentre la storia richiede studio, approfondimento. Sarebbe anche interessante approfondire – Per Research non lo fa – che cosa gli italiani intendano per “storia” dal momento che regioni diverse hanno avuto fino a 150 anni fa un passato anche molto diverso, oltre a essere state assoggettate per secoli a dominazioni distanti fra loro.

Siamo orgogliosi che la “cucina italiana” sia recentemente diventata patrimonio Unesco, ma più della metà di noi non sa o risponde in modo errato sul fatto che Mussolini sia stato destituito e arrestato nel 1943; il 30% non è in grado di identificare correttamente Giuseppe Mazzini e quasi un terzo ignora l’anno dell’Unità d’Italia o l’entrata in vigore della Costituzione (28,8%). Sono i dati, questi ultimi, del 58° Rapporto CENSIS 2024.

In realtà analoghe confusioni si registrano sull’arte: il 35,9% ritiene che Giuseppe Verdi possa aver composto l’Inno di Mameli o non sa indicarne l’autore, mentre il 32,4% non associa correttamente la Cappella Sistina a Michelangelo.

Siamo molto meno fieri delle persone

Un secondo aspetto curioso è che siamo meno orgogliosi dei nostri stessi connazionali rispetto ad altri paesi.
Se si guarda al dato italiano, emerge un elemento chiaro: solo il 21% degli italiani indica “le persone” come motivo di orgoglio nazionale. È una quota relativamente bassa nel confronto internazionale. In diversi altri Paesi la percentuale arriva al doppio o si avvicina a questa soglia: in Grecia si supera o si sfiora il 40%, in Giappone il 41% cita esplicitamente il popolo come fonte di fierezza, e in Corea del Sud le persone rappresentano addirittura la voce più menzionata in assoluto.
Il confronto suggerisce quindi una differenza marcata: mentre in altri contesti quattro cittadini su dieci mettono al centro le qualità della propria popolazione, in Italia poco più di uno su cinque lo fa.

Paese che vai, virtù che trovi

Resta da interrogarsi su cosa significhi davvero chiedere quali “caratteristiche” siano motivo di orgoglio. Le risposte tendono a richiamare qualità altamente normative e culturalmente valorizzate – onestà, laboriosità, empatia, ospitalità – che funzionano come autorappresentazioni ideali più che come descrizioni verificabili. In Giappone, dove il 41% cita il popolo come fonte di orgoglio, emergono rispetto, modestia e integrità; in Brasile si parla di empatia e capacità di “mettersi nei panni degli altri”; in Grecia tornano apertura e ospitalità; in Corea del Sud laboriosità e disciplina. Ma queste qualità sono difficilmente misurabili e spesso riflettono stereotipi positivi interiorizzati, narrazioni nazionali sedimentate o aspettative sociali condivise. La domanda, dunque, non fotografa solo tratti oggettivi della popolazione, bensì il modo in cui una comunità sceglie di raccontare sé stessa: più che un inventario di caratteristiche, è uno specchio delle identità collettive e delle virtù civiche che ciascun Paese ritiene desiderabili.

Gli Stati Uniti e la loro libertà

Negli Stati Uniti il tema dominante che emerge è – chiaramente – la libertà. Almeno due americani su dieci la citano esplicitamente come principale motivo di orgoglio, una quota comparabile a quella osservata in Francia, Svezia e Paesi Bassi ma con una centralità narrativa decisamente superiore.
Le libertà richiamate spaziano dalla libertà di parola e di culto a quella di voto e di iniziativa economica. La Costituzione è frequentemente evocata come pilastro identitario. L’idea di “terra delle opportunità” rimane un elemento fondante dell’immaginario nazionale, insieme alla percezione di potenza globale.
A differenza di molti Paesi europei, negli Stati Uniti l’orgoglio non si concentra tanto sui servizi pubblici quanto sui diritti individuali e sull’autonomia personale. L’economia è spesso richiamata in termini di forza e leadership internazionale, più che di protezione sociale.

Nord Europa, orgoglio per istituzioni e welfare

Il tema del funzionamento del sistema politico distingue in modo netto l’Europa settentrionale. In Svezia il 53% degli intervistati cita il sistema di governo come motivo di orgoglio: è la percentuale più alta registrata per un singolo tema in tutta l’indagine. In Germania la quota è del 36%, anch’essa al primo posto tra le risposte tedesche.
In Spagna il legame tra soddisfazione democratica e orgoglio è evidente: il 24% di chi si dichiara soddisfatto del funzionamento della democrazia indica il governo come motivo di fierezza, contro appena il 5% tra gli insoddisfatti.
I servizi pubblici rafforzano questa dimensione istituzionale. In Svezia, Germania, Francia e Paesi Bassi sanità, welfare e istruzione figurano tra le risposte più ricorrenti. La sanità universale, in particolare, è percepita come elemento distintivo in diversi Paesi europei, spesso con una maggiore enfasi tra gli elettori di sinistra.

L’Italia, pur inserita in un modello universalistico, non registra la stessa intensità simbolica sui servizi pubblici.

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