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RentAHuman: che domande dovremmo farci sulla nuova piattaforma di braccianti del web?

Ne stanno parlando tutti, ma poche sono le informazioni approfondite che stanno circolando, e meno ancora le domande. A febbraio 2026, è stata aperta una piattaforma web, RentAHuman.ai, che permette di mettere a disposizione il proprio tempo e il proprio talento agli agenti di intelligenza artificiale.

Se state pensando che questa tecnologia sia il frutto delle considerazioni di grandi esperti del mercato del lavoro vi sbagliate.
Il sito web è stato lanciato all’inizio di febbraio da Alexander Liteplo e Patricia Tani, due ingegneri del software appena laureati, per i quali – è chiarissimo dalle loro dichiarazioni e post – è eccezionale la visibilità che questa piattaforma, tutto sommato banale e non certo rivoluzionaria dal punto di vista tecnologico, sta avendo nel mondo.

Perché il fondatore pensa che l’IA sarà un capo migliore di un essere umano?

La co-founder di RentAHuman ha condiviso in questi giorni un’intervista su Linkedin dove spiega perché l’IA secondo loro sarà un capo migliore di un essere umano, finendo per chiedersi se forse è giunto il momento di affidare alle IA la responsabilità delle aziende. Primo motivo: un capo IA è sempre disponibile a rispondere a domande o a risolvere conflitti; secondo, le IA comunicano in modo chiaro e non perdono la calma. Terzo: un’IA sa esattamente come allocare risorse e persone. In caso di dubbio – aggiunge – un agente di IA può comunque chiedere suggerimenti o consigli a un essere umano.

Chi sono i nuovi “braccianti” dell’IA (fra cui diversi italiani)?

Il sito web mostra che oltre 515.000 persone hanno offerto i propri servizi sul sito e diverse anche dall’Italia. Nature ha analizzato l’utenza finora presente sulla piattaforma. Finora, una manciata di scienziati ha offerto i propri servizi su RentAHuman.ai, con profili che menzionano competenze in matematica, fisica, informatica, immunologia e biologia.
Ci sono persone comuni che offrono la propria disponibilità “faccio tutto ciò che vuoi che io faccia” ma anche illustratori, project manager, persone che si offrono di andare i Natura, di fare yoga, panettieri.
Ogni utente umano offre una tariffa. Spoiler: si parla per lo più di spiccioli in pieno stile Già economy: 10 sollari, 20 dollari, solo alcuni con molti anni di esperienza si offrono per 200 dollari. Poi il mercato lo decide chi compra, ossia il sistema.

La domanda dì uomini regola necessariamente la produzione degli uomini, come di ogni altra merce. Se l’offerta è assai più grande della domanda, una parte degli operai è ridotta all’accattonaggio o muore di fame. L’esistenza dell’operaio è quindi ridotta alla condizione di esistenza di ogni altra merce. L’operaio è diventato una merce ed è una fortuna per lui trovare un acquirente.

Come funziona (sulla carta) e come si viene pagati

Nel sito il processo è chiaro: inizia creando il tuo profilo: competenze, posizione, tariffa da te stabilita. A breve gli agenti ti trovano. L’intelligenza artificiale usa MCP/API per prenotare persone. Ma attenzione: chi è che ti sta selezionando davvero? A differenza dei modelli tradizionali, che reagiscono a un input puntuale, un sistema agentico può orchestrare più strumenti (altri modelli, database, software), monitorare l’esito delle proprie azioni, correggere la strategia se qualcosa non funziona e portare a termine compiti complessi nel tempo. In pratica, è un’IA che non si limita a “dire”, ma che fa, con un certo grado di iniziativa e responsabilità operativa definita dagli obiettivi e dai vincoli impostati dall’essere umano.  Una volta che si è stati contattati si esegue il compito e poi si riceve il pagamento con stablecoin o altri metodi. Istantaneo, dice. Per chi non lo sapesse, una stablecoin è una criptovaluta progettata per avere un valore stabile, cioè per non oscillare molto di prezzo come succede invece a Bitcoin o Ethereum. L’idea di base è semplice: una stablecoin cerca di valere sempre la stessa cifra, di solito 1 dollaro USA.

Com’è l’esperienza reale

Un autore di Wired US ha provato la piattaforma e ha raccontato la sua esperienza. Dopo l’iscrizione emergono subito diverse criticità: i pagamenti funzionano solo via crypto, gli incarichi sono pochissimi e spesso di scarso valore, quasi tutti riconducibili a micro-attività promozionali. L’episodio più rivelatore riguarda un incarico apparentemente ben pagato — consegnare un mazzo di fiori come gesto di “gratitudine” di un’AI — che si rivela invece una pura operazione di marketing pensata da esseri umani, con il bot nel ruolo di intermediario. Qui emerge il tratto più disturbante dell’esperienza, scrive: l’agente AI inizia a inviare una raffica di solleciti, messaggi continui e insistenti, anche ogni mezz’ora, per chiedere se il compito sia stato completato. Non solo: i messaggi escono dalla piattaforma e arrivano direttamente via email, replicando una forma di micromanagement aggressivo e invasivo che l’autore descrive come “inquietante”.

Anche l’ultimo tentativo, racconta — affiggere volantini per un evento di San Valentino — si è trasformato in una perdita di tempo fatta di indicazioni contraddittorie e rinvii, senza che il lavoro venga svolto o pagato. In generale, l’autore sottolinea che l’automazione promessa è un’illusione: dietro gli agenti ci sono sempre umani, mentre agli altri umani tocca subire le stesse dinamiche peggiori della gig economy, amplificate dalla pressione costante di un datore di lavoro artificiale che non smette mai di sollecitare.

Uno spettro si aggira per il web

Il cammino fatale, incessante, spesso faticoso e febbrile che segue l’umanità per raggiungere la conquista del progresso, è grandioso nel suo risultato, visto nell’insieme, da lontano. Il risultato umanitario copre quanto c’è di meschino negli interessi particolari che lo producono; li giustifica quasi come mezzi necessari a stimolare l’attività dell’individuo cooperante inconscio a beneficio di tutti.

Solo l’osservatore, travolto anch’esso dalla fiumana, guardandosi attorno, ha il diritto di interessarsi ai deboli che restano per via, ai fiacchi che si lasciano sorpassare dall’onda per finire più presto, ai vinti che levano le braccia disperate, e piegano il capo sotto il piede brutale dei sopravvegnenti, i vincitori d’oggi, affrettati anch’essi, avidi anch’essi d’arrivare, e che saranno sorpassati domani.

Queste sono parole che scrisse Giovanni Verga, nella prefazione a I Malavoglia, il 19 gennaio 1881. La riflessione precedente invece è di Karl Marx, riportata nei Manoscritti economico-filosofici del 1844.

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