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economia

Allarme Legambiente: a settembre sforati per 11 città i limiti annuali di polveri sottili

Legambiente lancia l’allarme, l’ennesimo, sull’inquinamento in Italia. Secondo l’edizione speciale “Mal’aria 2021– i costi dell’immobilismo” sono 11 le città italiane sotto assedio dello smog. Maglia nera per Verona e Venezia, che già a inizio settembre avevano sforato (di ben 41 giorni) il limite previsto di 35 giornate all’anno oltre le medie quotidiane di polveri sottili.

Un dossier che vibra di preoccupazioni. L’associazione ricorda, infatti, che l’Italia ha all’attivo tre procedure di infrazione con la Commissione Europea per i numeri allarmanti sugli inquinanti atmosferici.

Nei prossimi mesi le sentenze. Nel frattempo facciamo il punto sull’inquinamento in Italia.

 

Ma il cielo non è sempre più blu

Legambiente punta i piedi sul peggioramento delle condizioni inquinanti. Questo anche valutando le inadempienze sui piani antismog intrapresi – si pensi alla Lombardia che ha portato a casa solo il 15% delle misure concordate con il Governo.

Andrea Poggio, responsabile della mobilità sostenibile di Legambiente, dichiara che “il blocco stagionale delle auto più inquinanti, i diesel euro4, era previsto per il primo ottobre 2020, ma è stato rinviato con la scusa del Covid-19”. Insomma, nulla che possa inquadrarsi come una presa di posizione contro il grave aumento delle polveri sottili.

Del resto, in Italia, le condizioni strutturali relative alla mobilità non sono affatto confortevoli in termini ecologici – come raccontato in precedenti articoli.

Ma quali città sono le più inquinate?

Con i dati rilasciati da Legambiente, è possibile stillare una classifica dei capoluoghi di provincia con almeno una centralina urbana oltre la soglia di inquinamento alla data del 31 dicembre 2020.

Il podio dell’inquinamento se lo aggiudicano Torino, Venezia e Padova. L’ex capitale d’Italia, in terra sabauda, impera con 98 lunghissimi giorni oltre la soglia di polveri sottili. Sul Ponte dei Sospiri non tira aria poi tanto migliore, con gli 88 giorni passati fuori dai canoni OMS. Stessa cosa per la bella città veneta, glorificata per i colori di Giotto, oggi ingrigita da 84 giorni di smog.

Ma come si estende per tutto lo stivale questo manto inquinante?

L’aria che tira

In molti capoluoghi si è largamente superato il limite di 20 μg/m3 all’anno per la tutela della salute. Si può dire, inoltre, che alcune zone abbiano registrato dei picchi più marcati rispetto ad altre. Ecco una mappa per descrivere le aree maggiormente allarmanti:

 

Sarà dovuto alla presenza di zone ad alta densità demografica, al tessuto industriale maggiormente esteso e strutturato, ma, con un facile cliché, il Nord è più inquinato – e valutando i nuovi dati di Legambiente, continua a peggiorare.

Va tuttavia segnalato una nota di demerito importante per il Mezzogiorno. Si, perché la Puglia (anche se di poco) è riuscita a superare i limiti OMS con ben cinque città, dimostrando che per tutta la sua lunghezza andrebbero migliorati i programmi di prevenzione.

Ma cosa si può fare per rientrare dai parametri?

Nelle criticità esposte, Legambiente ha saputo lasciarsi andare ad un auspicio. Si legge nel dossier: “è necessaria una svolta politica decisa, tanto più che il 12 maggio 2020 la Commissione Europea ha adottato il Piano d’azione Verso Emissioni Zero al 2050, con la proposta intermedia di dimezzare l’inquinamento entro il 2030”.

Ci si aspetta, dunque, che il Governo faccia le sue valutazioni nei meriti delle politiche da intraprendere. La stessa associazione cita l’approvazione (attesa in primavera 2022) della nuova direttiva sulla qualità dell’aria, in previsione di un allineamento alle raccomandazioni OMS. Con la speranza, appunto, che non sia aria fritta.