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cronaca

Etnologia, come si misura la diffusione delle lingue nel mondo?

Una su sette: questa è la probabilità che esiste di trovare una persona che, a livello mondiale, sia in grado di capire e parlare l’inglese.

Senza grosse sorprese, l’inglese continua ad essere la lingua più parlata al mondo anche se il primato assoluto non è poi così lontano dall’essere raggiunto, nonostante nell’immaginario collettivo sia riconosciuta come il sistema di comunicazione universale.
Proprio in virtù dei numeri che orbitano attorno alla tematica linguistica, noi di Infodata abbiamo deciso di dare uno sguardo ai dati pubblicati da Ethnologue per capire quali siano le lingue più parlate nel mondo, tenendo conto anche di quelle aventi il maggior numero di madrelingua.
Nell’infografica che segue sono state rappresentate le prime dieci lingue per quanto riguarda il numero di persone che le sanno parlare (total .
speakers) relazionato a quello di coloro che le usano come lingua nativa* (native speakers). * per la lingua araba non è disponibile il numero dei madrelingua

Nel dettaglio, queste due metriche sono state visualizzate sia come istogrammi separati, sia come cerchi concentrici aventi all’esterno il numero complessivo di “parlanti”.
Le lingue sono poi anche categorizzate (con colore abbinato) in base all’origine linguistica da ricercare nei quattro macro raggruppamenti (indo-europeo, sino-tibetano, afro-asiatico e austronesiano).

 

Abbondantemente sopra 1,1 miliardi (1132 milioni) di parlanti anglofoni, l’inglese mantiene la prima posizione anche se il cinese è distaccato di soli quindici milioni (1117), creando così una coppia che non ha rivali dato che la terza lingua classificata è l’Hindi con 615 milioni, seguita poi dallo spagnolo a quota 534 milioni.
Nata appunto sulle isole britanniche, la lingua più parlata al mondo si è diffusa a macchia d’olio su tutto il globo alla luce di diversi accadimenti storici tutto sommato “recenti” come la decisione di renderla l’idioma ufficiale per gli Stati Uniti d’America nonostante sulle coste del nord America fossero giunte anche altre lingue come spagnolo, francese e tedesco, senza poi dimenticare la vastità dell’Impero Britannico che agli inizi del secolo scorso si espandeva su circa un quarto della superficie terrestre.

Le origini 
Rimanendo sulla storia e risalendo il tempo a ritroso, tra le dieci lingue più diffuse, sette hanno un’origine indo-europea, mentre le tre rimanenti rappresentano ognuna un diverso percorso storico-linguistico: il cinese (mandarino) di stampo sino-tibetano, l’arabo standard per l’afro-asiatico e l’indonesiano per il ramo austronesiano.
Ed è proprio una di queste tre lingue che ha in assoluto il maggior numero di madrelingua, doppiando il valore del secondo idioma nella graduatoria specifica.

Chi sono i “native speakers”?

Secondo le stime di Ethnologue, degli oltre 1,1 miliardi di persone in grado di parlare questa variante del cinese, i “native speakers” sono più di 900 milioni (918) pari all’82% del valore totale, facendo in un certo senso impallidire i numeri dell’inglese che con 379 milioni (terzo valore assoluto dopo lo spagnolo a 460 milioni) si assesta su una percentuale di madrelingua pari al 33%.
Per chiarezza, quando si parla di “cinese” è bene ricordare che formalmente si fa riferimento ad un gruppo di lingue di stampo sino-tibetano piuttosto che ad un’unica realtà linguistica.
Tra queste troviamo appunto il mandarino citato nei grafici a cui si affianca il cantonese (noto anche come Yue) che conta circa 70 milioni di conoscitori, prevalentemente dislocati ad Hong Kong e Macao, passando poi al Wu ed al Min, ognuno dei quali è rappresentato da circa 75-80 milioni di “speakers”, localizzati in alcune regioni della Cina e di Taiwan.

E in Italia? Per chi se lo stesse chiedendo, il nostro italiano figura al venticinquesimo posto per quanto riguarda i conoscitori della lingua con quasi 68 milioni di persone, delle quali quasi 65 milioni sono madrelingua per una percentuale sul totale pari al 95%.