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cronaca

Il mondo è pronto ad affrontare la pandemia del Covid-19? Ecco cosa dice l’indice Ghs

Le malattie infettive non conoscono confini. Non basta un buon lavoro del nostro sistema sanitario. In un mondo sempre più globale tutti i paesi devono stabilire delle priorità e avere le capacità necessarie per prevenire, rilevare e rispondere rapidamente a emergenze di salute pubblica. Oggi più che mai queste problematiche stanno venendo alla luce con la crisi scatenata dall’ormai noto COVID-19. Il virus, nato in Cina, è ormai una minaccia globale che ci tocca da vicino. Siamo pronti ad affrontare una crisi biologica?

Il Global Health Security Index (GHS) è la prima valutazione completa e benchmarking della sicurezza sanitaria e delle relative capacità nei 195 paesi che aderiscono al Regolamento sanitario internazionale (IHR [2005]). Un progetto che si propone anche di stimolare e portare migliorie alla capacità internazionale di affrontare rischi di focolai di malattie infettive, che possono portare e epidemie e pandemie internazionali. L’ultimo report è datato ottobre 2019, poco prima della crisi attuale.

L’indice è stato creato grazie alla consulenza internazionale di un gruppo di 21 esperti provenienti da 13 paesi. L’idea è quella di creare un quadro dettagliato e completo partendo da 140 domande, divise in 6 categorie, 34 indicatori e 85 subindicatori per valutare la capacità di un paese di prevenire e mitigare epidemie e pandemie. L’indice GHS si basa interamente su informazioni open source: dati che un paese ha pubblicato in autonomia o ha segnalato o segnalato da un’entità internazionale.

L’indice GHS è stato creato in questo modo con la ferma convinzione che tutti i paesi siano più sicuri quando anche i cittadini sono in grado di accedere alle informazioni. Nell’ambito della convalida finale dei dati compilati, l’EIU ha raggiunto 195 ambasciate e uffici di rappresentanza per condividere dati specifici per Paese per i singoli Paesi, rivedere e offrire loro l’opportunità di condividere dati aggiuntivi e materiale. 16 paesi hanno risposto alla richiesta. Tra questi anche l’Italia.

Noi di infodata abbiamo raccolto queste informazioni in una grafica interattiva. Cliccando sui pulsanti alla destra del titolo è possibile scorrere le diverse visualizzazioni e saperne di più su quello che questi dati raccontato. Focalizzandosi anche sui risultati di ogni singolo paese.

Partiamo dal risultato più generale. La sicurezza sanitaria è fondamentalmente debole a livello globale. Secondo l’indice, nessuna nazione è davvero totalmente preparata a confrontarsi contro un’epidemia o pandemia. Ogni nazione ha un gap da colmare per migliorarsi. Diamo qualche numero per comprendere cosa questi indicatori ci dicono.

In una scala che ha come massimo 100, a livello globale l’indice ha una media di 40.2. Se è vero che le nazioni ad alto reddito possono vantare una media più alta (51.9), quando un’epidemia e una pandemia si sviluppa a livello globale non è più una questione esclusivamente di singoli sistemi sanitari locali.

Solo il 6.9% delle nazioni prese in esame è raggruppata tra quelle più preparate a livello sanitario. Gli Stati Uniti (che pure stanno iniziando a mostrare qualche crepa in questi giorni), raccolgono 83.5 punti, seguiti da Gran Bretagna (77.9) e Paesi Bassi (75.6). La Corea del Sud, che in questi giorni sta affrontando una crisi simile alla nostra, rientra in questo primo gruppo (70.2). L’Italia si attesta nel secondo gruppo, in compagnia delle principali nazione europee, con il punteggio di 50.2. Il dato preoccupante è che il 36% delle nazioni mondiali è raggruppato tra i paesi meno preparati. Ovvero tutti i paesi con punteggio inferiore a 33.3. Tra queste molte nazioni del continente africano oltre alla Siria e all’Iraq, che oggi vivono anche altre problematiche. La maggior parte delle nazioni mondiali si attesta tra i 30 e i 40 punti, ben lontani da un’efficace preparazione sanitaria.

Il 67% delle nazioni prese in esame si trovano abbastanza in basso in diversi indicatori. In particolare gli indicatori alla forza lavoro in ambito sanitario, accesso alle cure, accesso a equipaggiamento sanitario di livello, capacità di trattare i malati.

Vediamo alcuni indicatori che potrebbero interessare l’attuale crisi sanitaria. Meno del 7% dei paesi ha ottenuto il punteggio più alto per la capacità di prevenire la comparsa o il rilascio di agenti patogeni. Solo il 19% dei paesi ha raggiunto il livello più alto per la capacità di rilevare e segnalare rapidamente epidemie di potenziale preoccupazione internazionale, e meno del 5% dei paesi ha raggiunto il livello più alto per la capacità di rispondere rapidamente e mitigare la diffusione di un’epidemia.

Dobbiamo preoccuparci? L’Italia si trova comunque al 31esimo posto mondiale per punteggio totale raggiunto grazie a questi indicatori. Una posizione che attesta l’attenzione e il livello del nostro sistema sanitario, soprattutto in una regione come la Lombardia, che oggi si trova in prima linea nella battaglia al COVID-19.

Per quanto riguarda il rilevamento precoce di un’epidemia di portata internazionale il nostro paese si posiziona ancora più in alto. Un 16esimo posto che in qualche modo può essere visto come un fattore positivo, considerando quanto rapidamente sia stato individuato il virus in Italia, primo campanello d’allarme per tutta la comunità internazionale.

L’Italia raggiunte ottimi risultati anche per l’impegno al miglioramento delle capacità nazionale, il finanziamento e l’aderenza alle norme, confermandosi, comunque tra i paesi mondiali con il più alto indice di sicurezza sanitaria.

I dati di riepilogo riguardanti il nostro paese, forniti dal GHS Index, possono essere consultati a pagina 206 del Global Health Security Index Report.