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Vegani, carnivori e onnivori: il futuro dell’alimentazione spiegato con i numeri

Carne creata in laboratorio, pasta e farine ricavate dagli insetti, alimenti di origine vegetale al gusto di hamburger, sostituti del pesce: è la saga dell’ultimo film di fantascienza uscito nelle sale cinematografiche? No, stiamo descrivendo il futuro dell’alimentazione, che da settembre 2018 sta interessando da vicino anche l’Italia.

Ma partiamo dall’inizio: negli Stati Uniti tra giugno 2017 e giugno 2018 le vendite di alimenti a base vegetale sono aumentate di oltre il 20%, superando un valore di 3,3 miliardi di dollari. Numeri ancora piccoli se confrontati con il totale delle vendite per il comparto food in-store (oltre 50 miliardi di dollari) – che pure cresce appena del 2% annuo – ma estremamente rilevanti se consideriamo che stiamo parlando di un fenomeno spesso ancora considerato di nicchia. Eppure, nel mercato, l’interesse per prodotti vegani e vegetariani c’è ed è forte. Solo in Europa, negli ultimi 4 anni, le vendite di alimenti sostituti della carne sono aumentate del 451%, mentre online le ricerche sul tema sono quadruplicate tra 2012 e 2017.


Alcuni tra i brand più importanti a livello globale stanno muovendo passi sempre più rapidi verso questo trend. È il caso di Danone, che ha investito 60 milioni di dollari per espandere la produzione di bevande a base vegetale nella divisione del Nord America. Nel 2017 Just Eat, azienda del food delivery on demand, ha registrato un aumento del 987% nella ricerca di alimenti vegani e vegetariani da parte dei propri clienti. Ed è sempre l’anno scorso che McDonald’s ha avvertito la necessità di adeguarsi a queste nuove tendenze di consumo introducendo il Burger McVegan in Finlandia e Svezia. Ma il caso forse più eclatante è quello di Tyson Food: il secondo più grande produttore di carne al mondo ha recentemente acquisito il 5% di quota di Beyond Meat, un’azienda che dal 2009 si occupa di produrre in laboratorio sostituti vegetali della carne.

Negli ultimi anni le direttrici di sviluppo di questi prodotti si sono moltiplicate. Dal semplice latte vegetale, che cresce del 9% rispetto a un -6% delle vendite di latte vaccino negli Stati Uniti, si passa a una serie di altri sostituti dei prodotti lattiero-caseari tra i quali si registrano tassi estremamente positivi: +131% per le panne e +55% per gli yogurt.
Fino ad arrivare a uno dei trend più caldi del momento, le cosiddette “fake meat”, carni create in laboratorio con l’utilizzo di proteine estratte da legumi o da altri vegetali. È questo il fenomeno cavalcato da numerose company americane: una tra tutte, la già citata Beyond Meat, che lo scorso settembre è approdata in Italia con il suo “fake burger”. Questo prodotto 100% vegetale, ma estremamente simile a un hamburger di carne – sia per l’aspetto che per le qualità organolettiche – è entrato a far parte della catena di ristorazione bolognese Well Done. Mentre negli Stati Uniti il Beyond Burger è già distribuito in oltre 10mila punti vendita tra Grande Distribuzione Organizzata e Food Service, il nostro è stato il secondo Paese in Europa (dopo il Regno Unito) ad accogliere questa novità.

Ed è proprio dalla Gran Bretagna che arrivano alcuni dati sui trend alimentari del 2018. Tra questi spicca, appunto, quella che viene definita come “rivoluzione vegetale”. In UK, infatti, un consumatore su otto si dichiara vegano o vegetariano, mentre tre persone su dieci dicono di aver ridotto il consumo di carne nell’ultimo anno. In totale sono il 44% gli shopper potenzialmente interessati ad acquistare alternative vegetali alle proteine animali. E a sostegno di ciò, Tesco – catena distributiva leader nel panorama inglese – ha registrato un incremento del 25% nelle vendite di piatti pronti vegan&vegetarian.
C’è però da dire che, per molti, l’adozione di questo stile di vita non si è ancora tradotta in un totale abbandono della carne: infatti il 21% della popolazione oltre Manica si dichiara flexitariana (cioè semi-vegetariana) e tra coloro che si inseriscono nelle categorie di vegani e vegetariani più della metà continua a consumare proteine di origine animale in alcune occasioni particolari.

Alla luce di questi dati, resta da capire se, nei prossimi anni, i consumatori sceglieranno di migrare verso diete totalmente prive di proteine animali o se continueranno a proliferare fenomeni di consumo “flessibile”. Quello che è certo è che questi trend hanno fatto un deciso passo avanti nella conquista del mercato del largo consumo, scardinando il pregiudizio di essere solo mode passeggere e affermandosi sempre di più come fenomeni di massa.