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finanza

Gli (ultimi) cinque anni dello spread. Cronache sull’altalena

Noi di Info Data siamo andati a vedere come sono andate le cose negli ultimi cinque anni.  Mai così alti dal 2013 e di conseguenza i valori dello spread fatti registrare negli ultimi mesi sono saliti alla ribalta tra le notizie più calde di questo autunno appena cominciato. Indicatore che viene spesso utilizzato come metronomo dell’affidabilità economica di un paese appartenente alla cosiddetta “Euro zona”, lo Spread rappresenta l’andamento differenziale (traduzione del termine inglese appunto) tra i rendimenti a dieci anni tra i BTP italiani e il loro corrispettivo tedesco rappresentato dai BUND.
Nell’infografica che segue sono riportati i valori medi mensili delle rilevazioni giornaliere relativi agli ultimi cinque anni (Ottobre 2013 – Settembre 2018) per quanto riguarda i titoli di stato italiani e tedeschi. Nella prima mappa di calore, ogni mese è caratterizzato da un gradiente di colore che spazia dal blu per i mesi con il valore minore dello Spread al rosso intenso per quelli con i valori più alti. Fa poi seguito una seconda tabella mono-riga che riporta i valori medi calcolati su base annua e corredati con la differenza percentuale calcolata sull’anno precedente.
L’ultimo grafico rappresenta invece i due andamenti temporali per i titoli di stato presi singolarmente, colorando di verde quelli italiani e di viola quelli tedeschi.

 

 

I valori medi registrati nel corso di settembre (244,7) sono quasi doppi rispetto a quelli di Gennaio (144,8) e superano di quaranta punti il massimo risultato relativo ai tre mesi presi in esame per il 2013, vale a dire Ottobre (243,8).
Nel grafico si vede bene l’escursione di circa ottanta punti tra aprile 2017 (200,5) e aprile 2018 (122,6), è senza dubbio riconoscibile un processo di riduzione nei valori (caratterizzato da un torno di blu sempre più intenso) cominciato a marzo 2014 (179,7) e culminato con il raggiungimento del valore mensile medio più basso registrato a dicembre del 2015 (99,9).
Contestualizzando l’andamento del differenziale tra BTP e BUND, il periodo di massima stabilità dell’indicatore per i cinque anni esaminati è coinciso con l’insediamento del governo Renzi, nominato a febbraio 2014 e terminato prendendo atto del risultato sfavorevole del referendum costituzionale del 4 dicembre 2016, al quale fece curiosamente seguito il primo segnale di risalita dello Spread culminato sei mesi più tardi nell’Aprile del 2017 (valore medio mensile pari a 200,5).
Le cifre annuali, da intendersi come medie calcolate sui singoli valori giornalieri, mostrano come il 2015 e il 2016 siano stati gli anni caratterizzati dal miglior rapporto BTP/BUND, rispettivamente pari a 117,5 e 132,4 a cui va aggiunta una nota riguardante la variazione percentuale anno su anno che nel 2015 è stata pari a -28,13% (nel 2014 il confronto con l’anno precedente ha raggiunto addirittura un picco di -31,02% ma è calcolata solo su un campione di 3 mesi).
Presi singolarmente, i rendimenti dei due titoli di stato, seppure con valori diversi, per un certo periodo hanno seguito un andamento piuttosto simmetrico, caratterizzato da una discesa costante fino ai primi mesi del 2015, seguita poi da un picco tra Maggio e Giugno dello stesso anno.

Lo strappo tra BTP e BUND si è invece verificato a partire dalla fine del 2016 quando l’impennata dei BTP, passati da un rendimento pari a 1,428 nel mese di ottobre al valore di 1,943 del mese successivo, non ha visto un innalzamento parallelo sul fronte tedesco dando il via ad un percorso di crescita dello Spread consolidatosi ad inizio 2017 ed aggravatosi poi da Aprile del 2018 a fronte dell’aumento repentino dei titoli italiani contrapposto alla stasi della situazione tedesca.

Cosa è lo spread. Il termine (in italiano tradotto letteralmente significa “differenziale”) indica la differenza tra due rendimenti di asset. Dal 2011 è molto usato con riferimento ai tassi dei titoli di Stato. In particolare quelli del BTp decennale e del Bund (sempre decennale). Qui è la differenza tra il tasso d’interesse pagato dai titoli di Stato italiani (i BTp) e quelli tedeschi (i Bund, l’investimento sicuro per eccellenza). Più il titolo di Stato italiano viene percepito dagli investitori rischioso, più è costretto ad offrire tassi d’interesse elevati per attrarre acquirenti. Di conseguenza lo spread con i Bund, in termini di punti base, si amplia.