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politica

Come si dividono gli elettori 5Stelle e Lega su pensioni e fisco

L’accordo definitivo sul programma del governo Movimento 5 Stelle-Lega è stato pubblicato, ma in Italia più che altrove la distanza che separa promesse e realtà non è proprio piccolissima. I motivi sono diversi: intanto i due partiti non hanno elencato praticamente nessuna copertura certa per spese e tagli di tasse che intendono realizzare, il che provocherebbe una voragine nei conti pubblici italiani come non se ne vedevano forse dai tempi di Bettino Craxi.

Ma se anche per ipotesi realizzassero le loro proposte, resta da vedere come reagiranno i loro elettori. Esistono evidenze – fra cui ormai diversi sondaggi – secondo cui la distanza che separa le idee degli elettori leghisti da quelle dei 5 Stelle è senz’altro minore rispetto, per esempio, a un’ipotetica alleanza di questi ultimi con il Partito Democratico. Anche alcune dichiarazioni di leader dell’ormai primo partito italiano hanno espresso chiaramente questo concetto, ribadendo che l’elettorato del Movimento 5 Stelle è tutto sommato più affine a quello della Lega che a qualunque altro partito esistente.

Affine però non significa affatto identico, e non a caso alle elezioni i due schieramenti si sono presentati in coalizioni diverse. Per parte sua, il Movimento 5 Stelle ottiene voti da un gruppo più eterogeneo di persone, e quando si tratterà di mettere in pratica quanto promesso – ammesso sia possibile – ci sono pochi dubbi che su alcuni temi sarà più facile legiferare senza temere ritorsioni in cabina elettorale e su altri invece l’opposto.

Per distinguere i primi dai secondi possiamo ricorrere a un sondaggio condotto da Quorum/YouTrend per SkyTG24 che compare all’interno del libro “Una Nuova Italia”, uscito da poco per l’editore Castelvecchi. L’indagine ha cercato di capire come la pensano gli elettori dei due partiti su quattordici temi diversi, con le conclusioni riportate in diversi post sul blog dell’istituto di ricerca, e trovato che sono in particolare sei quelli su cui i due gruppi di persone hanno maggiore affinità.

Il più rilevante, almeno rispetto alla tenuta dei conti pubblici, riguarda senza dubbio le pensioni. Oltre metà di entrambi gli elettorati non ritiene affatto che se si vive più a lungo si debba andare in pensione più tardi dal che – sebbene in maniera indiretta – si deduce che un intervento volto a indebolire la legge Fornero potrebbe essere fra le primissime mosse del nuovo governo.

 

Altro punto su cui potrebbe crearsi convergenza è quello della flat tax. In campagna elettorale è stata uno dei cavalli di battaglia della Lega, e per quanto il Movimento 5 Stelle si sia concentrato soprattutto sul reddito di cittadinanza anche i suoi elettori sembrano essere spesso d’accordo o molto d’accordo con la necessità di semplificare il fisco attraverso un’aliquota uguale per tutti.

Meno incisivo, rispetto ai temi precedenti, ma comunque negativo resta il giudizio nei confronti del Jobs Act. Molti i “poco” o “per nulla d’accordo” quando si chiede se si tratta di una riforma che è stata positiva per l’economia e il mercato del lavoro. In entrambi gli elettorati risalta però una fetta di indecisi, o comunque di tiepidi, e in generale fra i leghisti la freddezza verso questa riforma sembra minore – se dunque si trattasse di modificarla, eventuali difficoltà potrebbero forse arrivare da loro.

Una proposta fatta circolare durante la campagna elettorale da Liberi e Uguali era rendere l’università gratuita per tutti. Su questa idea c’è un radicale disaccordo di entrambi gli elettorati, per cui sembra plausibile escluderla dalla lista delle cose che il nuovo governo potrebbe fare. D’altronde nel programma reso noto, quando si parla di università e istruzione, non ce n’è alcuna traccia.

Altro tema sentito da entrambi gli elettorati – da quello leghista in misura però maggiore – è quello della sovranità. Circa un terzo di entrambi i gruppi ritiene che “dovremmo riprenderci la sovranità che ci ha tolto l’Europa”, anche se fra chi ha votato il Movimento troviamo il 15% circa del totale che non la pensa affatto così.

La sfiducia per le elite, d’altra parte, risulta diffusissima fra gli italiani in generale e ancora di più fra gli elettori delle due future forze di governo. Oltre tre quarti di loro si dicono abbastanza o molto d’accordo con l’affermazione secondo cui “le elite politiche e finanziarie fanno i loro interessi senza curarsi di gente come me”. Resta però non proprio chiarissimo capire come questo possa tradursi in politiche specifiche.

Questi dunque i punti su cui sembra più plausibile che si concentrerà l’attività politica del nuovo governo, assumendo che i due partiti che lo compongono conoscano bene i proprio elettori e vogliano giocare sul sicuro per non rischiare di perdere consenso. In un secondo articolo guarderemo a quali aspetti dividono di più Lega e Movimento – i temi su cui trovare un accordo fra loro risulterà invece parecchio più difficile.