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cronaca

E-Health, raccolta record per le startup della sanità

Risultati di gran lunga superiori alle aspettative. Il rapporto annuale relativo al 2017 di StartUp Health Insights parla chiaro: i finanziamenti (resi pubblici) destinati alle nuove imprese tecnologiche del settore sanitario hanno raggiunto quota 11,5 miliardi di dollari, cifra record in assoluto e decisamente migliorativa rispetto alla raccolta del 2016 (8,2 miliardi) e del 2015 (6,2 miliardi). Se guardiamo al dettaglio dei numeri, balza subito all’occhio l’incremento registrato nel numero delle operazioni concluse l’anno passato, 794, rispetto alle 658 e alle 550 del biennio precedente. Quali i botti più grandi del 2017? La californiana Grail, nata nel 2014 e salita alla ribalta grazie a un sistema di rilevamento precoce dei sintomi del cancro, ha saputo portare a casa oltre 900 milioni di dollari; Guardant Health, anch’essa californiana e attiva sul fronte dei test tumorali, è arrivata a 360 milioni. Alla newyorkese Peloton, un’eccellenza nell’universo del fitness, sono andati 325 milioni mentre Auris (robotica per applicazioni medicali) e 23andMe (genomica e biotecnologie) si sono dovute “accontentare” rispettivamente di 280 e 250 milioni.
Il rapporto ha inoltre identificato i cinque settori della sanità digitale più appetiti dai venture capitalist, in relazione ai finanziamenti contabilizzati nel 2017. Alle startup attive nei servizi e nelle soluzioni per la gestione del paziente e dell’utente sono andati complessivamente oltre 1,6 miliardi di dollari. Poco meno hanno raccolto le imprese che offrono strumenti per la personalizzazione della salute dell’individuo (1,59 miliardi) mentre si sono fermati poco sotto gli 1,4 miliardi gli investimenti che i VC hanno profuso nelle medtech impegnate sul fronte dei Big Data e delle analytics. Chiudono la fila i comparti dei dispositivi medicali, cui sono andati 1,37 miliardi, e quello del wellness, capace di intercettare più di 1,1 miliardi. Nel 2017 il numero di investitori in tutto il mondo è aumentato del 37% rispetto all’anno precedente, arrivando oltre quota 1.200. Quelli più attivi sono stati Khosla Ventures, con 10 operazioni, e GE Ventures, Founders Fund, Sequoia Capital e Combinator, con nove operazioni ciascuna.
Cosa ci dice, al di là dei freddi numeri, lo StartUp Health Insights Year End Report? Che, come sintetizzano gli stessi autori, l’innovazione nella sanità sta passando a una fase più matura. Le operazioni a livello early stage (che rappresentano ancora il 65% dell’attività totale) hanno alimentato la nascita di diversi nuovi attori e una maturità che oggi si traduce in maggiori opportunità di finanziamento per le aziende in fase di crescita avanzata. Il 2018, in tal senso, è visto come un anno molto dinamico per le startup dell’e-health, in termini di funding ma anche di fusioni e acquisizioni. Se la culla di questo fenomeno sono gli Stati Uniti e in particolare la Bay Area di San Francisco (a cui sono finiti 3,5 miliardi di dollari suddivisi in 126 diversi deal), stanno cominciando ad emergere altri hub internazionali. Le startup cinesi con sede a Pechino, per esempio, hanno raccolto nell’ultimo anno 647 milioni di dollari in una quindicina di operazioni; se Londra primeggia in quanto a numero di accordi conclusi (22, per un controvalore di 189 milioni), le imprese digitali della salute attive fra Haifa e Tel Aviv, in Israele, hanno chiuso finanziamenti per complessivi 350 milioni. Toronto, Shanghai, Parigi e Bengalore in India, le altre piazze più importanti per le startup dell’health, hanno raccolto insieme oltre 100 milioni di dollari.
E l’Italia? I valori in gioco, come risaputo, sono di una scala nettamente inferiore ma c’è ottimismo circa i futuri sviluppi di questo mercato. Nel recente passato non sono del resto mancate operazioni di un certo peso, vedi gli oltre 17 milioni di euro raccolti negli ultimi due anni da Genenta Science, startup del biotech fondata da Pierluigi Paracchi con il San Raffaele, e deal significativi anche se di portata inferiore (compresi fra 500mila e 3,3 milioni di dollari, e in buona parte sottoscritti da venture capital italiani), che hanno interessato aziende come Biobeats, Corehab, D-Eye, Horus Technology, Pedius, Win Medical (acquisita a inizio gennaio dalla milanese Ab Medica), Yukendu e Xmetrics, tutte nate fra il 2009 e il 2016.