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cronaca

Ecco le Regioni e i Comuni italiani che non si spopolano

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Per “isole demograficamente felici” possiamo intendere quei comuni che evidenziano, dal punto di vista delle dinamiche naturale (nati e morti) e migratoria degli ultimi anni, elementi di distacco dalle traiettorie nazionali negative. Introducendo un criterio che assegna un punteggio da zero a 10 in funzione di altrettanti segnali di resistenza alla crisi – misurati in termini del livello di natalità e del segno del saldo naturale; del valore e delle componenti del saldo migratorio; della tendenza alla crescita registrata nel corso degli ultimi anni – su un totale di 8.047 comuni italiani sono pur sempre 346 le “isole felici” che hanno ottenuto il punteggio massimo. Sul piano regionale, il Trentino-Alto Adige – unica area dove meno della metà dei comuni è risultata in declino demografico nel 2015 e dove nel quadriennio 2012-2015 il saldo naturale è risultato positivo nel 62% dei casi – è il territorio con la maggiore percentuale di unità comunali molto o abbastanza resistenti alle penalizzanti dinamiche demografiche degli ultimi anni. Saldamente in seconda posizione si colloca la Lombardia, che ha visto il 37% dei propri comuni accrescersi nel 2015, mentre Emilia-Romagna e Veneto sono appaiate in terza posizione, ma si caratterizzano in modo differente: la prima risulta maggiormente avvantaggiata dal punto di vista del contributo delle migrazioni con l’estero, mentre la seconda si contraddistingue per una più ampia quota di comuni con un saldo naturale di segno positivo. Sul fronte opposto, in coda alla graduatoria, troviamo regioni come il Molise, la Basilicata e l’Umbria, in cui calo della popolazione e saldo naturale negativo sono realtà fortemente consolidate e generalizzate.

Articolo sul Sole 24 Ore del 12 giugno 2017