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economia

La mappa delle morti e delle nascite in tempo reale. La simulazione

Il sito si chiama worldbirthsanddeaths.com  e già dice tutto. E’ una simulazione in tempo reale. Cosa vuol dire? Che sulla base di pattern statistici propone una schema di chi nasce e dove e chi muore e dove. Le informazioni sono relative alla popolazione, al tasso di natalità e di mortalità per ogni singola nazione. In particolare, hanno usato la nascite e le morti ogni mille abitanti. La cosa interessante e curiosa è che i dati sono presi dalle librerie World FactBook della Cia che trovate qui. I dati sono aggiornati a luglio del 2016. L’algoritmo aggiorna automaticamente i dati. L’info è stata realizzata da Brad Lyon che ha un dottorato in matematica e fa lo sviluppo del software e Bill Snebold che si è occupato dalla dataviz.

Come vede nell’info che hanno realizzato si può scegliere il luogo, le morti e le nascite. Alla fine del processo occorre riavviare l’applicativo. 

 

 

Come si può osservare nel 1950, abitanti sulla Terra erano 2,5 miliardi di esseri umani. Oggi ci sono poco più di 7 miliardi. In altri 30 anni, secondo le proiezioni del Census Bureau degli Stati Uniti, ci saranno più di 9 miliardi. Per avere dati aggiornati sulle morti e nascite consigliamo di visitare anche Worldometers.

Ultimi commenti
  • Matteo Bonatti |

    Con circa 81 milioni di nuovi nati al mondo al netto delle morti (!) occorre che l’ONU intervenga pesantemente affinché i c.d. Paesi in via di sviluppo (dove la crescita demografica è esplosiva), adottino politiche ad alto contenimento demografico. In parallelo i Pesi occidentali dovrebbero benedire la lieve diminuzione demografica in atto e adottare politiche per affrontare il disagio immediato (trattamenti pensionistici e invecchiamento della popolazione sarebbero superabili in poche generazioni). Una drastica riduzione delle nascite significa un enorme beneficio a medio e lungo termine. Altro che regalare terra a chi fa nascere tre figli (l’imperdonabile Salvini docet). Il problema popolazione va affrontato a livello planetario, come del resto tutti gli altri problemi ecologici ad esso strettamente connessi: inquinamento, biodiversità, deforestazione, etc… L’aumento demografico è la ‘causa delle cause’, non parlarne a sufficienza e trascurarne la potenzialità dirompente (e drammatica) è a dir poco irresponsabile.
    In tale materia gli Stati nazionali sono di gran lunga superati: solo un ragionamento planetario, condiviso da tutti i Pesi del mondo è di qualche utilità, avulso ovviamente dai pregiudizi collegati al colore della pelle (un mero adattamento genetico alle condizioni climatiche locali). Il nostro sovrannumero deve trovare un immediato correttivo, scevro da razzismi e manipolazioni ideologiche. Come diceva L.L. Cavalli Sforza (in ‘Geni, Popoli e Lingue’, ed. Adelphi), è solo l’ignoranza per i numeri a non farci capire le devastanti implicazioni dell’esplosione demografica. Solo perché non la vediamo con i nostri occhi (ma basta seguire ‘Worldometer’ per pochi istanti per rendersene conto), non possiamo pensare che il problema non esista. Lo dobbiamo ai nostri figli, ai nostri nipoti e pronipoti. Il sacrificio richiesto (non mettere al mondo più di un figlio è probabilmente una limitazione culturale alla ns. biologia) sarà ripagato dalla possibilità per i nostri eredi di vivere in sintonia con la biosfera (come avrebbe detto Catalano di ‘Quelli della notte’: non è forse preferibile essere di meno e vivere tutti meglio, che essere tantissimi e vivere malissimo?).
    La scienza piace solo quando porta cellulari o tablet sempre più performanti, perché non la si ascolta anche quando ammonisce sui rischi connessi all’eccessiva proliferazione?
    mb

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