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finanza

Ritornano a crescere i ricavi della tv in Italia ma i margini restano fragili

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Il settore radiotelevisivo italiano pesa lo 0,5% del Pil con un giro d’affari che nel 2015, secondo i dati Agcom, è stato di 8,5 miliardi. In un’arena molto competitiva, ricavi e margini sono stati a lungo decrescenti. Però la crisi sembra aver toccato il fondo, con i primi segnali di inversione a partire dal 2015.
Un settore concentrato
Lo studio R&S-Mediobanca – che prende in considerazione i bilanci dei principali cinque operatori tv – evidenzia che il 90% dei ricavi fa ancora capo ai primi tre player: Sky, Rai e Mediaset. La tv in chiaro vale il 58% con un giro d’affari di 4,5 miliardi (+1,4% sul 2014) mentre la tv a pagamento ha introiti per 3,3 miliardi (-1,5%).
La svolta
In cinque anni, secondo le elaborazioni di R&S, il settore ha perso per strada 1,4 miliardi di ricavi (-13,5%), penalizzato soprattutto dalla caduta della pubblicità che ha toccato il 25%. Il 2015, però, sembra segnare un’inversione di tendenza con un incremento dei ricavi aggregati dell’1,4% a 8,9 miliardi (di cui 1 miliardo relativo a Mediaset España), dopo anni di continua flessione: -2,9% nel 2014, -3,9% nel 2013 e -6,9% nel 2012. L’indicazione più positiva arriva proprio dalla raccolta pubblicitaria, che è cresciuta del 2,4%, mentre i servizi a pagamento hanno registrato ancora un calo dell’1,7%. Gli introiti pubblicitari pesano per il 41,2% (46,4% nel 2011), i servizi a pagamento per il 32,7% (29,4% nel 2011), il 18,4% è il canone Rai (16,7%). L’unico emittente in crescita a due cifre nel 2015 è Discovery (+17,5%), mentre La7 segna il passo con un -8,1%. Poco variate le entrate degli altri gruppi, ma comunque con segno +: Mediaset +1,8% (+1,4% in Italia e +2,8% in Spagna, dove è leader di ascolti), Sky +0,4% (il bilancio è al 30 giugno 2016), Rai +1,4%