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tecnologia

Startup, nel 2016 il reddito operativo di oltre 6mila imprese innovative è negativo

Si chiude in rosso il 2016 delle startup italiane: il reddito operativo di oltre 6mila imprese innovative è negativo per 86 milioni di euro nell’ultimo trimestre dell’anno, in lieve miglioramento rispetto al “buco” di 88 milioni che si registrava a settembre. Restano pressoché identici il valore medio di dipendenti (3), il fatturato (il 50% delle startup fa ricavi per meno di 30mila euro l’anno) e la quota di neoimprese in perdita (il 57,2%).
È il bilancio che emerge dal cruscotto di indicatori statistici sulle startup italiane, fornito a cadenza trimestrale da ministero dello Sviluppo economico, Unioncamere e Infocamere. Come già scritto oggi dal Sole 24 Ore, l’ecosistema dell’innovazione italiana si conferma fragile sul doppio profilo di occupazione e ricavi: pochi dipendenti rispetto al totale delle aziende e un valore medio di produzione ancora distante dagli standard delle società di capitali “normali”.

 

I numeri di dicembre 2016

Nel trimestre che si è concluso a dicembre, il Mise registra un ulteriore aumento del totale di startup innovative (6.745, +382 unità rispetto al terzo trimestre) e del network di soci che gravita intorno alle imprese: 27.003, in rialzo di 1.381 unità dalla rilevazione precedente. Meno significativa la crescita dei dipendenti, a quota 9.169 unità contro i 9.042 del terzo trimestre (+127).
Il risultato è che si mantiene inalterata sia la media di circa 3 dipendenti ad impresa (a 3,4 da 3,49) sia il valore “mediano” di dipendenti assunti (2). Gli autori attribuiscono la battuta d’arresto alla fuoriuscita delle aziende che si erano registrate prima del Decreto Crescita 2.0 (dl 179/2012), oggi escluse dall’elenco per scadenza dei termini naturali. «Le imprese costituite da più tempo tendono a presentare un maggior numero di dipendenti, pertanto la loro graduale uscita dalla sezione speciale inizia a influire sui trend statistici – si legge in una nota – è possibile che anche il prossimo report trimestrale sia influenzato da questa dinamica, dato che la cancellazione delle imprese “mature” ad opera delle Camere di Commercio è ancora in corso».

Ed è ancora l’uscita di aziende più mature e con «performance più elevate» a incidere, secondo l’analisi del Mise, sui risultati economici delle nostre startup. Il reddito operativo (differenza tra valore e costi di produzione) è negativo per 86,2 milioni contro gli 88 milioni di settembre, mentre scende il valore di produzione medio (giù del 5,06% a 144mila euro, con una perdita di 7.678 euro) e si ferma a 30mila euro quello “mediano” (il valore al centro della curva distribuzione: in altre parole, il 50% delle aziende fattura meno di quella cifra).
La quota di aziende in perdita non subisce scostamenti significativi (57,17% contro il 57,07% del trimestre precedente), con una media superiore al 20% rispetto a quella che si registra nelle altre società di capitali (35,01%).
Una nota positiva arriva dagli indicatori di redditività: se la startup è in utile, si dimostra superiore alla media delle società di capitali per Roi (ritorno sugli investimenti: 0,10 contro 0,03), Roe (indice di redditività del capitale proprio: 0,25% contro 0,04%) e valore aggiunto (0,33 centesimi di euro contro 0,22 centesimi). Altro aspetto interessante, e forse critico, emerge dal grado di immobilizzazioni sull’attivo patrimoniale: nel caso delle startup si parla di una quota del 29,4% del patrimonio, pari a oltre nove volte la media delle altre società di capitale (3,3%).

La distribuzione in settori e regioni

Nessuna sorpresa dalla distribuzione geografica e settoriale delle neoimprese. La Lombardia traina la rilevazione con il 22,5% delle startup (1.516), due terzi delle quali concentrate a Milano (prima città a sfondare il tetto dei 1000 con 1.040 imprese innovative). Seguono Emilia-Romagna (11,4% e 770 imprese), Lazio (9,8% e 662), Veneto (8%, 539) e Campania, testa di ponte del Mezzogiorno (sue il 6,4% delle startup nazionali, pari a 431 aziende). Quanto ai settori, oltre il 70% delle startup fornisce servizi alle imprese (come produzione software o attività di R&D), il 19,45% opera nell’industria in senso stretto (ad esempio per la fabbricazione di dispositivi) e il 4,31% si occupa di commercio.