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Demografia d’impresa, ecco come si misura la mortalità delle aziende?

Prendete una trottola. Accarezzatela tra l’indice e il pollice e fatela girare. Quando si mette in moto, gradualmente, la trottola acquista una grande forza d’inerzia. Man mano che rallenta la sua rotazione il suo asse oscilla via via più marcatamente, finché la trottola cade. Più o meno inconsapevolmente sta in piedi così anche la nostra economia, condannata a un moto perpetuo per mantenere l’equilibrio. Alle imprese (non tutte e non allo stesso modo) è accaduto qualcosa di simile. Il lockdown ha messo nel congelatore intere filiere produttive, interi settori, mercati da miliardi di euro.

 

Il 2020 ha scatenato una forza mai vista contro le imprese italiane. Ma la demografica di impresa che misura la mortalità delle aziende non ha segnato il disastro che tutti si sarebbero aspettati. La trottola ha oscillato, senza smettere di girare. Almeno questo raccontano i dati analizzati da InfoCamere sui Registri delle imprese. Circa 292.000 iscrizioni e 273.000 cessazioni al Registro delle imprese nel 2020, con un saldo che fa segnare un +0,32%. Se si aspettavano numeri significativamente diversi dagli scorsi anni così non è stato. Quella che si delinea è una situazione cristallizzata, di attesa. La demografia dell’imprenditoria italiana non è variata molto, influenzata dalla diffusa incertezza sull’evoluzione della pandemia. Parola d’ordine cautela.

 

 Rispetto al 2019, la rilevazione Movimprese segnala che le iscrizioni sono diminuite del 17,2%. Parallelamente, le cessazioni hanno fatto segnare un calo del 16,4%. La mortalità delle attività iscritte al Registro delle imprese, insomma, è in calo. Mentre cresce la mortalità nel paese, tra quei lavoratori che le aziende le animano tutti i giorni. Quanto sono correlati i due fenomeni? Lo sono in parte, perché questo calo delle cessazioni è anche legato alla pandemia.

Allarghiamo il nostro sguardo e osserviamo il fenomeno da lontano. Natalità e mortalità delle imprese calano costantemente dal 2006. Bisogna tenerlo presente, per non interpretare in maniera scorretta i dati dello scorso anno. Il 2020 rimane però una piccola anomalia, perché la discesa è più netta rispetto agli anni precedenti. Pandemia, blocco dei licenziamenti e ristori sono la causa di questa stasi, su tutto il territorio italiano.

 La forza del COVID-19 non ha ancora frenato la trottola. Ma facciamo alcune considerazioni. La prima è semplice. Non sappiamo quanto potranno attendere gli imprenditori né fino a quando saranno sufficienti i ristori. La seconda è invece legata allo studio dei numeri della pandemia, che non è ancora completo. Per stabilire l’entità degli effetti prodotti nel 2020 dalla crisi pandemica sul tessuto imprenditoriale sarà utile attendere le risultanze del primo trimestre del 2021. Tradizionalmente, infatti, molte comunicazioni di chiusura dell’attività pervenute al Registro delle Imprese negli ultimi giorni dell’anno vengono statisticamente conteggiate nel nuovo anno.

I trasferimenti di quote sono un altro indicatore che potrebbe essere interessanti per raccontare lo stato delle imprese italiane. Anche in questo senso non si registrano cambiamenti significativi secondo i dati elaborati da InfoCamere sul Registro delle imprese. Sebbene i trend mostrino un netto calo dei trasferimenti di quote nei primi tre trimestri del 2020, sempre in un atteggiamento di cautela, i numeri sono tornati al livello degli anni precedenti nel corso del quarto trimestre. Mentre aumentano i passaggi di quote tra soggetti italiani, come gradualmente è avvenuto dal 2017 a oggi.

 Mai come in questo caso i numeri rappresentano solo una realtà apparente, da contestualizzare. Prendiamo di nuovo il nostro piccolo totem, quell’oggetto “che abbia un peso, dalla natura particolare, che dia la certezza a chi lo possiede di trovarsi nella realtà”. La trottola che rappresenta l’ecosistema delle imprese. Accarezziamola tra l’indice e il pollice e facciamola girare. Un po’ come Dominick Cobb, nel film Inception. La trottola, come la nostra economia, continua apparentemente a girare, roteando all’infinito. Eppure la realtà è molto più complessa. Siamo davvero ancora in moto o la trottola sta per cadere?