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cronaca

Le paure nell’era post-pandemia: il clima ci spaventa almeno quanto il Covid-19

 

Nonostante la pandemia, molti europei vedono oggi il cambiamento climatico come la più grande minaccia per il proprio paese. Incredibile, ma pare sia così, stando all’ultimo grande sondaggio di Pew Research condotto su un campione di 14.276 adulti dal 10 giugno al 3 agosto 2020. Nota bene: la ricerca ha riguardato solo 14 paesi economicamente avanzati: Stati Uniti, Canada, Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Spagna, Svezia, Regno Unito, Australia, Giappone e Corea del Sud.

In questo campione di “fortunati”, il 70% degli intervistati considera il cambiamento climatico  una grande preoccupazione per il paese, contro il 69% che afferma lo stesso della diffusione delle malattie infettive. Nel complesso è maggiore la fetta di persone preoccupate più di tutto per il riscaldamento globale, per l’inquinamento e per i loro effetti, di quanti si sentono minacciati prevalentemente dalla crisi economica, dal terrorismo, da conflitti nucleari e dalla povertà.

È interessante il gradiente di genere: le donne si dicono più preoccupate degli uomini dei cambiamenti climatici, in tutti i paesi. In Svezia addirittura il gap è di 16 punti percentuali, in Germania del 13, in Italia di 6. Consideriamo comunque che il campione a livello nazionale è esiguo. La percentuale di coloro che vedono il riscaldamento globale come una grave minaccia è significativamente più alta oggi in nove dei dieci paesi che il Centro ha monitorato negli ultimi sette anni. Ad esempio, nel Regno Unito, nel 2013 il 48% degli intervistati considerava il cambiamento climatico come una grave minaccia: oggi siamo al 71%.

Questo dato si può leggere in modi diversi: come riflesso di una sempre maggiore consapevolezza dell’impatto del clima su diversi aspetti della nostra vita, oppure del fatto che molte persone ancora sottovalutano la reale dei pericoli derivanti da non riuscire a proteggere adeguatamente la popolazione dalle epidemie.

Destra e sinistra

Esiste una correlazione fra orientamento politico e paura predominante. Nella maggior parte dei paesi, le persone “di sinistra” (con le dovute differenze) tendono ad essere più preoccupati per il cambiamento climatico rispetto alle persone “di destra”, le quali esprimono maggiore preoccupazione per il terrorismo e per le migrazioni su larga scala. Riguardo a quest’ultimo aspetto, si osserva che minore è il livello di istruzione, maggiore è la probabilità di interpretare la migrazione su larga scala come una grave minaccia. L’Italia per esempio presenta la più alta percentuale di persone di destra che si dicono spaventate dal fenomeno migratorio (il 54% di chi vota a destra, il doppio di chi vota a sinistra). Siamo il terzo paese per polarizzazione su questo argomento: ci sono 27 punti percentuali di distanza fra le due parti politiche, che rende l’Italia uno dei paesi con la sinistra meno preoccupata di una fantomatica “minaccia” rappresentata dalle migrazioni.

Quanto preoccupa l’economia?

Il Fondo monetario internazionale prevede che l’economia globale si contrarrà nel 2020 del 4,9%. Il COVID-19 sembra tradursi in una crescita della preoccupazione rispetto all’andamento dell’economia, in tutti i paesi intervistati, anche se rimane una preoccupazione percepita come tale da meno persone rispetto ad altri temi, come il terrorismo e i cyberattacchi.

La fetta di popolazione che ha paura di una crisi economica si è allargata notevolmente nella maggior parte rispetto al 2018. L’Italia è il paese dove il numero delle persone preoccupate per l’economia su scala globale è cresciuto di meno: due anni fa il 50% degli intervistati era gravemente preoccupato per questo, oggi lo è il 55%. Una percentuale comunque sempre minore rispetto al Regno Unito, alla Francia e alla Spagna.  I sudcoreani sono i più preoccupati: più di otto su dieci (83%) descrivono la situazione economica globale come una grave minaccia, mentre meno preoccupati sono danesi e svedesi (solo il 40% si dice preoccupato).

 

La povertà continua a non essere fra le priorità

La povertà invece continua a interessare solo la metà delle persone nel 14 paesi esaminati, mentre il 40% è severamente preoccupato del tema delle migrazioni.  Diversi anni fa, il gran numero di rifugiati che lasciavano luoghi come Iraq e Siria erano considerati una delle principali minacce da molti in Italia e nel Regno Unito. Oggi, in 11 dei 14 paesi esaminati, il movimento di un gran numero di persone da un paese all’altro è visto come la minaccia meno preoccupante rispetto alle altre.

Infine, in generale, le persone anziane sono più preoccupate per le minacce alla sicurezza, sia come terrorismo che come cyberattacchi. Il 72% degli over 50 considera il terrorismo una grave minaccia, rispetto al 53% tra i 18-29 enni. Divari di età simili si manifestano nelle preoccupazioni per gli attacchi informatici e la diffusione di armi nucleari.