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La pandemia ha tagliato le emissioni globali di CO2 ma non basta

Le emissioni di anidride carbonica potrebbero scendere quest’anno del 7%. Le misure di lockdown messe a terra dai governi per contrastare l’epidemia del coronavirus hanno cominciato ad avere un impatto anche sui gas serra. Uno studio del Nature Climate Change di martedì scorso ha analizzato su base quotidiana le emissioni di andride carbonica di 69 Paesi perlopiù negli Stati Uniti e in Cina responsabili del 97% delle emissioni globali di CO2. Guidata dall’Università britannica dell’East Anglia con quella di Stanford e il Center for International Climate research di Oslo (Cicero) la ricerca ha sviluppato un metodo per stimare la variazione delle emissioni da gennaio ad aprile 2020. Sono stati poi esaminati i cali di carbonio in sei settori: i trasporti terrestri hanno rappresentato quasi la metà (43%) della riduzione, anche energia elettrica e industria insieme hanno contato per il 43% e l’aviazione il 10%. Secondo le evidenze sarebbe il calo annuale più grande dalla seconda guerra mondiale, dicono i ricercatori ma sarebbe comunque temporaneo e insufficiente.

Qui sotto come Infodata abbiamo confrontato il calo del prodotto interno lordo per la crisi del 2008 con il taglio di emissioni di CO2. Il risultato è riassunto in questa mappa:

 

Il punto di partenza sono state le percentuali di calo del prodotto interno lordo dovute alla crisi dei mutui subprime, forniti da Eurostat. Ufficio statistico europeo che ha reso disponibili anche i dati relativi alle emissioni di gas serra da parte dell’industria nel 2008 e nel 2009, sulla base dei quali Infodata ha calcolato la variazione percentuale. Infine ci si è rivolti al Fondo monetario internazionale per le stime di riduzione del Pil nel 2020.

Dopodiché si è applicata una semplice proporzione matematica: il calo percentuale del Pil nel 2009 sta al calo delle emissioni di CO2 registrato nello stesso anno come la contrazione del prodotto interno lordo previsto per il 2020 starà alla riduzione delle emissioni.

Cosa dice lo studio. A livello globale le emissioni di CO2 sono diminuite del 17% (pari a 17 milioni di tonnellate di anidride carbonica) durante il picco delle misure di lockdown del 7 aprile rispetto ai livelli medi giornalieri nel 2019, scendendo a una quota osservata l’ultima volta nel 2006. In Italia, il calo massimo delle emissioni è stato del 27,7%. Lo dice la prima analisi con riscontro scientifico sul calo delle emissioni di Co2 durante il lockdown per la Covid-19.

Il rapporto dell’Unep (il programma ambientale dell’Onu)  – scrive l’ANSA, ha previsto che sono necessarie riduzioni di gas serra del 2,7% all’anno dal 2020 al 2030 per mantenere il riscaldamento globale ben al di sotto dei 2 gradi centigradi e del 7,6% all’anno per mantenerlo al di sotto di 1,5 gradi (uno degli obiettivi dall’Accordo di Parigi del 2015).

Nel rilevare che il lockdown porterà forse alla più grande diminuzione annuale delle emissioni assolute di gas serra dalla fine della seconda guerra mondiale, gli autori osservano tuttavia che questo non avrà un grande impatto sui cambiamenti climatici, perché poco consistente rispetto alle emissioni accumulate finora e ai tagli che sarebbero necessari. Il suggerimento ai governi che devono far ripartire l’economia è di applicare misure che non aumentino le emissioni future ritardando il Green Deal. Serve dunque concentrarsi su trasporti, mobilità e energie rinnovabili.

“Queste riduzioni estreme sono probabilmente temporanee, in quanto non riflettono i cambiamenti strutturali nei sistemi economici, dei trasporti o dell’energia” ha osservato l’autore principale della ricerca, Corinne Le Quéré intervistato dall’Ansa, osservando che “nelle città e nelle periferie, sostenere gli spostamenti a piedi e in bicicletta” non solo “è molto più economico”, ma è la scelta “migliore per il benessere e la qualità dell’aria, e in più preserva la distanza sociale”.

Il Co-autore Prof. Rob Jackson dell’Università di Stanford e presidente del Global Carbon Project ha spiegato che “il calo delle emissioni è sostanziale ma mostra la sfida di raggiungere i nostri obiettivi climatici dell’Accordo di Parigi. Abbiamo bisogno di un cambiamento sistemico attraverso le energie rinnovabili e le auto elettriche, non di riduzioni temporanee dovute a comportamenti imposti”. Il coautore Glen Peters, direttore di ricerca presso il Cicero ha aggiunto che  “anche se il COVID-19 è una tragedia umana, ci ha costretti a guardare al problema del clima con occhi nuovi. Le politiche di confinamento per il coronavirus non hanno lo scopo di risolvere la crisi climatica, ma i dati in tempo reale che raccogliamo ora possono aiutarci a progettare politiche climatiche più efficaci in futuro”.

 

Ultimi commenti
  • Antonio |

    I cambiamenti climatici ci impongono di agire subito per evitare le possibili catastrofi legate allo scioglimento delle calotte polari, dei ghiacci delle vette, di quelli della Groenlandia e del permafrost di Siberia e Canada . Come dimostrato dal glaciologo americano Michael Mann con la sua teoria dell’hockey stick la temperatura della terra è aumentata esponenzialmente negli ultimi 200 anni rispetto ai millenni precedenti causa le quantità enormi di polveri sottili e ossidi di vario tipo immessi in atmosfera per l’ uso sfrenato di carbone, petrolio e gas. Altre attività umane che impattano sul clima sono gli allevamenti intensivi e le deforestazioni. Dobbiamo arrivare velocemente ad una economia verde senza combustibili fossili, plastiche, diserbanti e tutti gli inquinanti. Dobbiamo lanciare l’ economia dell’idrogeno pulito e delle rinnovabili in tutte le loro forme. Questo vettore energetico è già utilizzato nei trasporti in tanti paesi e nel medio termine sarà impiegato in diversi settori industriali e arriverà anche alle caldaie di casa. Il governo deve coordinare il progetto idrogeno pulito mettendo attorno ad un tavolo tutti gli attori della filiera. Non possiamo rimanere indietro in questo settore strategico. Basterebbe guardare da vicino quanto fatto dal Giappone. Conosco bene questo paese per ragioni di lavoro, ancora oggi sono leader di mercato in tanti settori industriali. L’ idrogeno può essere prodotto nelle regioni del sud Italia a mezzo di impianti fotovoltaici posti su aree dismesse e distribuito in tutto il paese usando il gasdotto Snam. Dobbiamo girare gli incentivi che ancora oggi paghiamo alle fonti fossili alle rinnovabili e alla economia verde. Dobbiamo fare un piano di efficientamento energetico di tutti gli immobili pubblici e privati incluse scuole e ospedali. Dobbiamo bonificare i 12.000 siti industriali dismessi e altamente inquinati di cui 500 sotto la normativa seveso. Dobbiamo bonificare un milione di siti inquinati da amianto. Le microfibre quando inalate causano una patologia nota come mesotelioma alla pleura. Sono diverse migliaia i decessi fin qui avuti ma il picco deve ancora arrivare. Ricordo che una superficie pari alla Sicilia riceve dal sole una quantità di energia sufficiente ad alimentare la potenza elettrica a tutti i paesi europei. È notizia di questi giorni che il solare termodinamico nel nostro paese è arrivato al capolinea causa della burocrazia che non ha concesso le autorizzazioni. Questa tecnologia è stata messa a punto dal premio Nobel Rubbia. In Sicilia è stato realizzato un un’impianto di piccole dimensioni in collaborazione con il CNR. Altri paesi hanno realizzato impianti multi MW. La Cina diventerà leader di mercato in questo segmento. Cina e Usa stanno investendo grandi capitali per realizzare impianti fotovoltaici posti all’esterno dell’atmosfera dove l’ irradiazione solare è molto maggiore rispetto a quella sulla terra. Dobbiamo programmare la dismissione dei 17 centri petrolchimici delle 14 centrali elettriche a carbone di quelle a olio combustibile e di quelle a gas per una completa decarbonizzazione. Questo per affrontare in modo sistemico il grande problema dei cambiamenti climatici. Ricordo che la presidente della commissione europea nella presentazione del piano next generation di pochi giorni addietro ha posto l’ idrogeno pulito come una gamba per la transizione energetica. Credo che il post corona virus ci imporrà cambiamenti al nostro modo di vivere. Innanzitutto poca carne rossa, azzerare tutti i tipi di sprechi, molto lavoro da casa, condivisione dell’ auto con condomini o vicini di casa. Questa pet il 90 percento del tempo è ferma in garage. L’ elenco potrebbe essere molto lungo. La realizzazione dei progetti di cui sopra creerebbe tanti nuovi posti di lavoro. Le risorse economiche necessarie verrebbero dalle tante società delle fonti fossili in cerca di validi progetti nelle rinnovabili e nell’idrogeno pulito, stessa cosa fanno i fondi pensione. Inoltre ci sono i fondi europei per la decarbonizzazione. Come affermato dal premio Nobel Stiglitz i progetti ecosostenibili creano più posti di lavoro e hanno una maggiore efficienza del capitale investito. Ho conseguito la laurea in ing. meccanica a Pisa nel 1982 con una tesi su idrogeno e rinnovabili in collaborazione con Enel. Vorrei ricordare il relatore l’esimio prof. Dino Dini che aveva lavorato al Jet Propultion Laboratory di Pasadena NASA per diversi anni dove di idrogeno e rinnovabili ne aveva visto tante. A Pisa aveva la cattedra di macchine e quella di missilistica. Saluti Antonio Saullo

  • antonio |

    Dobbiamo pensare ora a quello da fare nel post pandemia in merito alle questioni climatiche, ambientali, modelli di sviluppo. Di sicuro dobbiamo rivedere completamente gli schemi per un ambiente più sano, aria più pulita, dieta con meno carni rosse, ecc. L’ inquinamento dell’aria causa ogni anno in Europa 400.000 decessi di cui 80.000 in Italia concentrati principalmente nelle regioni del nord altamente antropizzate e industrializzate con clima avverso come la pianura padana. Se guardiamo una foto satellitare del nostro paese notiamo che le regioni del nord la zona di Roma e quella di Napoli sono color ruggine per ovvie ragioni. Dobbiamo arrivare velocemente ad una economia verde, senza fonti fossili, plastiche, diserbanti e tutti gli inquinanti. Dobbiamo girare gli incentivi che ancora oggi paghiamo alle fonti fossili alle energie pulite e alla economia dell’idrogeno pulito. Le 2 prime banche italiane danno enormi capitali alle imprese delle fossili e negano piccoli finanziamenti a start up di giovani con buone idee ma privi di merito di credito. Dobbiamo lanciare il progetto idrogeno pulito, il governo deve coordinare questo mettendo attorno ad un tavolo tutti gli attori della filiera, non possiamo rimanere indietro in questo settore strategico. Basterebbe guardare da vicino quanto fatto dal Giappone, conosco bene questo paese per ragioni di lavoro, sono ancora leader di mercato in tanti settori industriali. L’ idrogeno può essere prodotto nelle regioni del sud Italia con impianti fotovoltaici posti su aree dismesse e distribuito in tutto il paese usando il gasdotto Snam. Ricordo che una superficie pari alla Sicilia riceve dal sole una quantità di energia sufficiente a fornire la potenza elettrica a tutti i paesi europei. Il costo marginale del Kwh da rinnovabili è inferiore a quello di qualsiasi fonte fossile grazie alla capillare diffusione di queste applicazioni, alla continua ricerca che ha aumentato l’ efficienza, ai volumi di scala che hanno portato i costi a meno di un decimo rispetto ad anni addietro e a molti altri fattori. Il solare termodinamico nel nostro paese purtroppo è arrivato al capolinea causa della burocrazia che non ha concesso le autorizzazioni per realizzare gli impianti. Questa tecnologia è stata messa a punto dal premio Nobel Rubbia, è stato costruito un impianto di piccole dimensioni in Sicilia in collaborazione con il CNR. In altri paesi sono stati costruiti impianti multi MW. La Cina diventerà leader di mercato in questo segmento. Cina e Usa stanno investendo grandi capitali per realizzare impianti fotovoltaici posti all’esterno dell’atmosfera dove l’ irradiazione solare è molto maggiore rispetto a quella sulla terra. Camion, autobus, auto, carrelli elevatori, mezzi industriali, treni per linee non elettrificate, trattori aeroportuali ecc. usano idrogeno per alimentare le celle a combustibile FC. Queste applicazioni sono già realtà in tanti paesi come Giappone, Cina, Korea del sud, Australia, California, Germania, Francia, Olanda, Danimarca, Norvegia, Austria, Svizzera. In Italia sono stati realizzati 2 progetti, il primo a Bolzano dove con fondi europei è stato costruito un elettrolizzatore alimentato da energia idroelettrica per rifornire una flotta di autobus e di Hundai Nexo. A Milano l’ idrogeno alimenta una flotta di autobus. La mobilità FC sarà sperimentata anche a Roma. Altri distributori verranno realizzati a Milano, Venezia e 2 in prov. di Modena. Proprio qui una grande azienda cinese investirà un miliardo di euro per produrre auto elettriche. Le auto FC costano ancora molto visti i bassi volumi di produzione ma credo che se adeguatamente incentivate e promosse entro 5 10 anni avranno la giusta quota di mercato. Queste si ricaricano in pochi minuti. Entro pochi anni questo vettore energetico sarà utilizzato in diversi settori industriali e arriverà anche alle caldaie di casa. Durante la transizione avremo diverse opzioni di mobilità, le elettriche cresceranno ancora, quelle ricaricabili devono usare energia pulita, bisogna investire nelle batterie per aumentare la densità energetica, diminuire il tempo di ricarica, il peso eliminare il cobalto e trovare nuovi materiali più disponibili meno costosi e meno impattanti sull’ambiente in tutto il ciclo di vita. Avremo vernici speciali con cristalli di silicio che sfrutteranno l’ energia solare per aumentare autonomia e diminuire i costi di esercizio. Credo inoltre che la mobilità futura sarà completamente diversa, si lavorerà più da casa, ci saranno meno auto per strada perché si arriverà a modelli di condivisione con i vicini di casa ecc. Pensate che oggi l’ auto di proprietà rimane in garage per più del 90 percento del tempo. Questo avrà un un’impatto positivo sull’ ambiente e negativo sulle case automobilistiche. Forse una parte del personale si riqualifichera’ per altri lavori. Dobbiamo fare un piano per efficientare tutti gli immobili pubblici e privati incluse scuole e ospedali. Dobbiamo bonificare i 12.000 siti industriali dismessi e altamente inquinati di cui 500 sotto la normativa seveso. Dobbiamo bonificare un milione di siti che hanno amianto iniziando dalle aziende che per un secolo hanno prodotto questo veleno. Ricordo che le microfibre quando inalate causano una patologia nota come mesotelioma alla pleura. Sono diverse migliaia le vittime fin qui registrate ma il picco deve ancora arrivare. Dobbiamo programmare la dismissione dei 17 centri petrolchimici, delle 14 centrali a carbone di quelle a olio combustibile e a gas per una completa decarbonizzazione. Non ha alcun senso tenere in rete impianti super inquinanti e fuori mercato dal punto di vista economico, come spiegato sopra il Kwh di queste è molto maggiore rispetto alle fonti pulite. Solo con un approccio sistemico possiamo affrontare il grave problema dei cambiamenti climatici. Ricordo che altre attività umane che impattano con questi sono gli allevamenti intensivi e le deforestazioni. Ricordo che il carbone contiene inquinanti come piombo, arsenico e mercurio. All’ atto dell’ estrazione le micropolveri causano la silicosi. Quanto è bruciato nelle centrali rilascia al camino polveri e i metalli pesanti di cui sopra. Questi sono veleni che vengono inalati e finiscono nella catena alimentare con conseguenze economiche e di salute pubblica che lascio a Voi immaginare. La realizzazione dei progetti di cui sopra creerebbe tanti nuovi posti di lavoro. Le risorse economiche necessarie verrebbero dalle tante società delle fonti fossili in cerca di validi progetti nelle rinnovabili e nell’idrogeno pulito così come i fondi pensione. Inoltre ci sono i fondi europei per la decarbonizzazione. Come affermato dal premio Nobel Stiglitz i progetti ecosostenibili creano più posti di lavoro e hanno una maggiore efficienza del capitale investito. Ho conseguito la laurea in ing. meccanica a Pisa nel 1982 con una tesi su idrogeno e rinnovabili in collaborazione con Enel. Vorrei ricordare il relatore l’esimio prof. Dino Dini che aveva lavorato al Jet Propultion Laboratory di Pasadena NASA per diversi anni dove di idrogeno e rinnovabili ne aveva visto tante. A Pisa aveva la cattedra di macchine e quella di missilistica. Saluti Antonio Saullo

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